La Nocciola Piemontese

La Nocciola Piemontese

 

La nocciola piemontese Tonda gentile delle Langhe, è stato il primo prodotto tradizionale piemontese ad ottenere nel 1996
l’assegnazione della I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta).

Ha un ruolo da protagonista nella pasticceria piemontese, essendo l’ingrediente essenziale per molte preparazioni
dolciarie  tra cui il Gianduja, risultato del fortunato connubio tra nocciola e cioccolato  (v. scheda).

L’utilizzo della Tonda gentile delle Langhe è cominciata agli inizi del ‘900 a Cortemilia (Cuneo), dove la famiglia
Caffa costruì il più antico impianto di trasformazione della nocciola.

Il sapore delicato, la facilità della pelatura, la buona resa sullo sgusciato e l’ottima attitudine alla conservazione ne
hanno favorito l’ utilizzo a livello industriale e la presenza in prodotti dolciari di largo consumo, come le creme spalmabili al cioccolato e le glasse sui classici panettoni di
Natale.

La coltura della nocciola (corilicoltura) occupa una superficie di 7.700 ettari dislocati prevalentemente nelle zone collinari delle
province di Cuneo, Asti e Alessandria; la produzione, supportata da circa 3.000 aziende del settore, arriva a 130.000 quintali all’anno.

 

Il nocciolo ospita un altro tesoro naturale del Piemonte: il tartufo.

Le piante vengono micorrizzate, ossia “ infettate” dal tartufo, con un lungo procedimento che parte dal seme.

Le nocciole, dopo la raccolta, vengono trattate nella sabbia umida ed esposte all’aria aperta; prima della germinazione
primaverile vengono sterilizzate e poste in serra alla temperatura di 15°/20° gradi centigradi. Dopo alcuni giorni, quando le piantine hanno sviluppato quattro o cinque foglie,
vengono estirpate e  l’apparato radicale si immerge in una soluzione di acqua distillata e spore di tartufo. A questo punto le piantine sono pronte per
essere interrate e, dopo cinque o sei anni, cominciano a sviluppare i tarfufi.

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