Italia: tra influenza A ed influenza stagionale

Italia: tra influenza A ed influenza stagionale

Nella morsa delle malattie influenzali.
l’avvicinarsi dell’inverno l’Italia dovrà fare i conti non solo con la mediatica influenza ma anche con la parente povera, la vecchia standard influenza stagionale.

Come spiegano gli esperti, tali morbi hanno punti di contatto e di differenza.

La grande differenza è il livello di contagio: il virus della stagionale è potenzialmente meno contagioso del virus H1N1.

Il ceppo dell’influenza suina, infatti, ha già colpito due volte, lasciando tracce nel sistema immunitario dei malati sopravvissuti, (quasi tutti dai 40 anni in su).
Per questo buona parte della popolazione mondiale è immunizzata e la pandemia “preferisce” i giovani. Inoltre, tale caratteristica biologica ha spinto la Sanità USA a declassare
l’influenza A al rango 1 (il massimo è 5) di livello d’allarme. Come fanno notare i medici di Washington, le ondate passate d’influenza suina non sono state più pericolose o
letali delle normali febbri di stagione.

L’influenza stagionale del 2009-2010 presenta tre nuovi ceppi: l ceppo A/Brisbane/59/2007 (sempre della famiglia H1N1), il ceppo A/ Brisbane /10/2007 (H3N2) e il ceppo B/ Brisbane
/60/2008.
Contro tali virus potrà essere usato il vaccino anti stagionale a cui (dopo il sì dell’OMS) potrà essere combinato il vaccino anti pandemia, non appena inizierà la
campagna di vaccinazione.

Al contrario, influenza A ed influenza stagionale condividono il modus operandi.

Il virus H1N1 ed il fratello plebeo si annidano in luoghi chiusi umidi ed affollati da cui attaccano l’organismo, cercando di penetrare tramite le vie respiratorie. I virus prendono d’assalto
le mucose (in genere quelle bronchiali) e da lì entrano nelle cellule: una volta penetrati, usano i meccanismi per produrre altri virus. Da questo momento scatta una reazione a catena
che colpisce (ed uccide) sempre più cellule e diffonde sempre più virus.

Contemporaneamente, l’organismo aziona le sue difese.
Una serie di molecole che innalzano la temperatura del corpo, dilatano i capillari e li rendono più permeabili, aumentando l’afflusso del sangue e facilitando la diffusione nel tessuto
invaso dai virus dei globuli banchi e di liquidi. Infine, queste molecole hanno un’azione nociva diretta per i virus. A ciò viene combinato l’azione del sistema immunitario.

Paradossalmente, proprio le difese organiche rischiano di provocare la morte dei soggetti deboli (specie se colpiti da malattie cardiovascolari o respiratorie).

La febbre ha come effetto collaterale la produzione di ossido d’azoto in grado di aumentare le contrazioni del cuore (tale elemento è anche presente nel Viagra): se perciò il
muscolo è in cattive condizioni, potrebbe non reggere il super lavoro.

I bronchi ed i polmoni infiammati sono invece micidiali per gli individui colpiti da bronchite cronica, enfisemi o malattie simili: tale condizione riduce infatti l’apporto di ossigeno, fino al
pericolo di morte.

Ciò stabilito, i medici raccomandano la vaccinazione agli individui con queste caratteristiche di salute. In caso di dubbi, rivolgersi al medico di famiglia.

Matteo Clerici

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