Influenza A, il vaccino arriverà a Natale

Influenza A, il vaccino arriverà a Natale

Probabile ritardo nei programmi di vaccinazione. Il vaccino anti pandemia, previsto al più tardi per novembre, arriverà a Natale o forse addirittura a fine anno.

A comunicarlo, Luigi Roberto Biasio, direttore medico di Sanofi Pasteur Msd, una delle due aziende a cui è stata affidata la produzione del vaccino in Italia.

Biasio però respinge al mittente le accuse di scarso rispetto dei tempi: “Nessun ritardo. L’impegno con il ministero era di fornire il vaccino appunto tra dicembre e gennaio. I tempi di
produzione sono standard, ci vogliono 5-6 mesi da quando si è individuato il virus A H1N1 idoneo per la preparazione del vaccino e questo ci è stato consegnato dall’Oms a inizio
giugno. Il vaccino è ora in produzione e a metà ottobre inizierà l’infialamento”.

In attesa dell’arrivo del prodotto, Biasio consiglia ai cittadini di vaccinarsi contro la normale influenza stagionale. Tale misura non solo protegge da eventuali cambiamenti del virus H1N1
(“Il virus potrebbe riassorbirsi con un altro virus influenzale, mutando, con la possibilità di divenire più aggressivo”) ma è particolarmente indicata per alcune
categorie, come gli anziani.

Ma quando arriverà, il vaccino contro la pandemia sarà sicuro, infatti “Il vaccino sarà tollerato come quello della vaccinazione stagionale”.
Anche l’efficacia per la salute ha standard elevati. Detto che “Nessun vaccino antinfluenzale protegge al 100%, ma certamente rende meno violenta e grave la malattia in quei pochi casi in cui
compare”.

Vaccino a parte, Luigi Roberto Biasio ritiene che per ora l’influenza A sia gestibile con rischi ridotti per la salute.

Il virus ha infatti una mortalità molto, anche se, data la natura mutevole di tali elementi e la novità della pandemia, l’attenzione debba rimanere alta. La nuova influenza
“Rappresenta qualcosa di estremamente nuovo e, anche se per ora non è grave, potrebbe diventarlo. Inoltre, la pandemia cambia poi il profilo epidemiologico dei virus circolanti e dunque
ci vuole molta attenzione”.

Ma per ora (fortunatamente!) l’influenza A e l’influenza spagnola sono due cose nettamente differenti.

Spiega Blasio: “Anche quello (il virus del 1918) era probabilmente un H1N1, però diverso. La spagnola era molto più diffusiva come virus. Aveva un indice di infettività
elevato. Da ogni caso di spagnola se ne potevano causare altri 4. Mentre l’indice dell’influenza A attuale è di 1,4 o 1,5”.

Infine, il direttore di Sanofi Pasteur dice la sua sull’accusa (rivolta alle aziende farmaceutiche) di sfruttare la psicosi da pandemia per fare profitti.

Ecco la sua risposta: “I produttori di vaccini seguono le indicazioni dell’Oms e delle autorita nazionali. La produzione è poi soggetta a diverse variabili (quali la resa produttiva del
vaccino, i risultati degli studi clinici) e l’investimento per produrre è elevato. Il prezzo non sarà poi molto diverso da quello del vaccino stagionale praticato al Ssn (servizio
Sanitario Nazionale)”.

Matteo Clerici

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