Influenza suina ed influenza spagnola: qualche somiglianza, moltissime differenze

Influenza suina ed influenza spagnola: qualche somiglianza, moltissime differenze

Con l’approssimarsi della seconda ondata di contagi da virus H1N1, i cittadini s’interrogano su quanto il virus sarà pericoloso e su come i dispositivi di protezione della Sanità
pubblica potranno proteggerli.

Nel misto di paure, domande e dubbi, emerge il sospetto che l’influenza A ripercorra le orme dell’influenza spagnola, l’epidemia che alla fine della Prima Guerra Mondiale arrivò ad
uccidere circa 50 milioni di persone.

Al momento, però, tale paura è solamente manifestazione di cattiva informazione. ed esagerata cautela. L’influenza spagnola, infatti, fu grandemente favorita da una serie di
condizioni  ad hoc.

Innanzitutto, il periodo precedente alla sua esplosione (la Prima Guerra Mondiale) vide l’ammassamento di milioni di soggetti nelle trincee.


 Tali zone divennero terreno di sviluppo ideale per il virus. Indebolito dall’inedita, dalla fatica e dalle condizioni di vita precarie, messo alla prova da irritanti chimici come il
cloro, l’organismo dei soldati e dei civili fornì l’occasione ideale al virus per brevi ma significativi passaggi che avrebbero provocato frequenti “miglioramenti” del suo genoma.

Inoltre, il conflitto generò la creazione di concentrazione di enormi accampamenti militari, caratterizzati da cattive condizioni geniche ed isolamento geografico.


Strutture come quelle di Etaples, in Francia, dove 100.000 soldati inglesi vivevano in condizioni di cattiva pulizia diedero un’altra spinta alla mutazione (in peggio) della pandemia.
A riguardo, i medici sottolineano come l’isolamento dei soggetti possa generare un legame particolare tra determinate malattie ed i gruppi “chiusi”.
Non a caso, le caserme dove i veterani (che ospitavano in sé il virus) erano più a stretto contatto con i novellini si rivelarono più “influenzate rispetto” a quelle dove i
militari godevano di maggior spazio personale.

Altro fattore pro malattia fu la situazione delle navi.

Tali strutture trasferirono migliaia di contagiati verso casa, offrendo l’ennesimo occasione d’oro per il contagio. In altre parole, le navi di ritorno dal fronte funsero da capsule di Petri
per il virus.

In conclusione l’influenza spagnola del 1918 godette di una sequenza di avvenimenti speciali ed estremamente favorevoli.

Cattive strutture igieniche, nutrizione precaria, agenti inquinanti e sovraffollamento distrussero la normale condizione di vittoria e sconfitta relativa, “step by step”, che solitamente c
è tra virus influenzale e soggetto. Al suo posto, la malattia trovo davanti un terreno quasi privo di ostacoli ma con molte scorciatoie, e ne approfittò.

Quindi, anche tralasciando i progressi della medicina (che rendono più efficace la tutela delle persone) finché tali facilitazioni biologiche, storiche e sociali non si
ripresenteranno, è estremamente improbabile che l’influenza suina attuale ripercorrerà le orme della “parente”. Per fortuna.

Matteo Clerici

Leggi Anche
Scrivi un commento