Influenza suina e scuole: il mondo reagisce così

Influenza suina e scuole: il mondo reagisce così

In questi giorni, l’Italia si sta interrogando sulla necessità di chiudere o meno le scuole a causa dell’influenza suina. I vari attori coinvolti, dal Ministro dell’Istruzione Gelmini
alle associazioni mediche, stanno valutando la proposta.

Ma il caso italiano non è isolato: in tutto il mondo, i vari governi valutano se la chiusura delle scuole può costituire un ostacolo significativo contro l’avanzata del virus
H1N1.

La Francia guida il partito degli Stati “catastrofisti”.

Il governo transalpino ha in programma una serie di misure anti influenza A estremamente severe. “Già a partire da tre casi si può ipotizzare la chiusura di una intera classe. Non
ci saranno lezioni in classe per il tempo necessario a contenere la diffusione del virus”. “I bimbi infettati potranno tornare a scuola solo 7 giorni dopo i primi sintomi, quando sarà
terminata la fase contagiosa” Ha specificato Luc Chatel, ministro dell’Istruzione.

Parigi ha creato una struttura d’apprendimento alternativa: lezioni via radio o televisione (Radio France o guardando France 5), interrogazioni online, per telefono e per corrispondenza. Nel
migliore dei casi, creazione di istituti provvisori per istruire i bambini sani.

Il tutto pronto a scattare se la pandemia dovesse mostrarsi altrimenti incontenibile.

Al contrario, l’Inghilterra apre il sentiero degli “ottmisti”.

Un portavoce del Dipartimento britannico all’Istruzione afferma come “Chiudere gli istituti non servirebbe a niente” nonostante un gruppo di ricercatori avesse chiesto di rinviare l’anno
scolastico a settembre.
Gli esperti di Sua Maestà ritengono che chiudere le scuole sia controproducente: si rischia di allungare la diffusione del virus h1n1 fino a dopo l’inverno. Di certo ci sarebbero
conseguenze devastanti per l’economia, con legioni di genitori che non potrebbero presentarsi al lavoro per stare con i figli.

Tale corso d’azione morbido contro l’influenza suina è condiviso da altri Stati dell’Unione Europea.

In Spagna, il premier Zapatero ha puntato su una campagna di sensibilizzazione per combattere l’influenza A, non toccando il calendario scolastico.

Così anche in Germania, dove la cancelliera Angela Merkel ha mantenuto un profilo basso sulla possibilità di una pandemia tra i giovani.

In generale, le istituzioni UE hanno scelto di non dare direttive specifiche su questo aspetto del contrasto all’ influenza suina.

Fuori dal Vecchio Mondo, la linea morbida è condivisa anche dagli Stati Uniti.

Kathleen Seebelius, segretario alla Salute americana, ha dato disposizione di ricominciare normalmente l’anno scolastico, anche se gli studenti universitari contagiati saranno messi in
isolamento. La vera arma su cui punta l’amministrazione Obama è la vasta campagna di vaccinazione.

Matteo Clerici

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