Influenza A. In Lombardia arrivano i primi vaccini
12 Ottobre 2009
I primi vaccini contro l’influenza A sono arrivati oggi, ma la Lombardia inizierà il suo piano di vaccinazioni quasi sicuramente mercoledì. Carlo Lucchina, direttore generale
della Sanità, ricorda come la Regione Lombardia seguirà le linee-guida fissate dal governo.
Quindi, con le prime forniture di vaccino (fase-1) si immunizzeranno 70.000 persone, gli operatori dei servizi essenziali: medici, infermieri, autisti di autobus, tassisti. Più
specificamente, i primi a sperimentare la profilassi saranno i medici di medicina generale, i camici bianchi “vaccinatori” e il personale sanitario in forze nei reparti di emergenza degli
ospedali: 25-30 mila professionisti solo a Milano. Un numero che salirà gradualmente a 40 mila quando verranno inclusi gradualmente anche gli operatori delle varie Croci e i farmacisti.
Seguiranno a cascata tutti gli altri operatori dei servizi essenziali, in base alle priorità-
Con la fase-2, attiva dal 21 dicembre in poi, toccherà alle fasce a rischio, comprese le donne in gravidanza.
Infine (fase-3), la possibilità di vaccinarsi verrà estesa a tutti coloro che la chiederanno.
In ogni caso i lombardi non devono temere di rimanere a secco di vaccino: i carichi arrivati oggi sono solo i primi: “I vaccini arrivano in flusso continuo, ogni 2 o 3 giorni”, come assicura
l’assessore alla Salute della Regione, Luciano Bresciani. Il prodotto verrà stoccato all’ASL di Milano e da lì distribuito
Intanto oltre alla malattia, provocata dal virus H1N1, la Lombardia deve gestire anche la vaccinazione contro l’influenza stagionale.
A tal proposito Bresciani ha spiegato come “La politica che sta applicando la Regione è quella di procedere con la vaccinazione per l’influenza A a livello delle ASL, mentre i medici di
medicina generale si occuperanno solo della campagna vaccinale per l’influenza stagionale”.
In ogni modo, in caso di sintomi sospetti il consiglio dell’assessore Bresciani resta quello di “Non andare al pronto soccorso perché là portiamo il virus e là lo possiamo
prendere e infine il virus può infettare pazienti che possono essere a rischio, in quanto ricoverati in ospedale”.
Matteo Clerici




