Influenza A. Arrivati in Italia i primi 500.000 vaccini

Influenza A. Arrivati in Italia i primi 500.000 vaccini

La prima fase del piano anti influenza A d’Italia è entrata nel vivo.
Da stamattina i mezzi della Croce Rossa hanno iniziato a scaricare il primo quantitativo di vaccino, per un totale di 500.000 dosi. Un buon inizio, ma un inizio limitato: le dosi attuali sono
infatti una frazione minima dei 25 milioni necessari per l’intera campagna di vaccinazione; forse 500.000 unità non basteranno nemmeno per tutto il personale sanitario, che si trova in
cima alla lista di chi deve evitare il virus H1N1.
Per questo ,il Ministero della Salute ha fatto sapere come le spedizioni avverranno con regolarità, circa una ogni 7-10 giorni, ma non ha potuto precisare i quantitativi inviati.

Così, le Regioni si organizzano per iniziare l’immunizzazione.

Gli esperti stimano come entro ottobre ci saranno i vaccini per i lavoratori dei servizi essenziali: chi lavora nel sistema sanitario, anche le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, i
militari. In questo modo, a meno d’incidenti particolari, a novembre si vaccineranno le categorie a rischio: chi è colpito da malattie gravi o croniche, alle donne incinte, e poi ai
minori.

Ma a questo punto, bisogna fare i conti con una delle zone d’ombra: la mancanza di certezze sul numero degli individui da immunizzare.

Il vaccino non è infatti obbligatorio e il ministero ha posto alle Regioni l’obiettivo di una copertura al 60-70% per ciascuna categoria.
Il primo problema sorge con il personale sanitario: normalmente poco interessato al vaccino contro l’influenza stagionale (circa il 30% lo fanno), questo potrebbe disertare in massa il vaccino
anti virus H1N1. “Sono favorevole alla vaccinazione, non tanto perché si evita la malattia, che non è grave, quanto perché ne riduce la diffusione. Però il timore di
una bassissima adesione dei colleghi è fondato”, questo il parere del dottor Carlo Lusenti, segretario del sindacato dei medici ospedalieri Anaao.

La sfiducia verso il vaccino è diffusa, come spiega Annalisa Silvestro, presidente dell’Ipasvi, l’ordine professionale degli infermieri: “Risulta anche a me. Su questo tema non
c’è molta sensibilità dei colleghi. Faccio appello a tutti a vaccinarsi”. Linea di pensiero condivisa anche dal dottor Giacomo Milillo, della FIMMG, il sindacato dei medici di
famiglia: “Vaccinarsi è un dovere, si fa per la collettività. Il rischio che molti non vogliano partecipare alla campagna c’è”.

Intanto, tra dubbi di presenze e speranze di consegna, le Regioni avviano la campagna.

Tutti contano di somministrare l’antidoto al personale sanitario nelle strutture pubbliche, intanto si prendono decisioni su chi vaccinerà i cittadini a rischio. Toscana e Emilia, tra
gli altri, si affideranno a medici di famiglia e pediatri, Veneto e Lombardia faranno tutto presso le ASL. Spiega ancora il dottor Milillo: “Va bene così, sull’influenza A non abbiamo
intenzione di fare le barricate. Del resto il vaccino arriva in flaconi da 10 dosi e c’è il rischio, se non riusciamo ad usarle tutte in 24 ore, di doverne buttare via alcune”.

Matteo Clerici

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