Individuato il gene Myc, antenato dei tumori
13 Febbraio 2010
Esiste un gene “padre” dei tumori; tale gene, chiamato Myc, è il responsabile della crescita e dello sviluppo del cancro, in (quasi) tutti gli esseri viventi.
Lo afferma una ricerca dell’Università di Innsbruck, in Austria, diretta da e pubblicata su “Proceedings of the National Academy of Sciences” (PNAS).
La squadra di Inssbruck ha lavorato con un gene, implicato nel cancro degli esseri umani, facendolo regredire di 600 milioni di anni. Alla fine del processo, il gene “moderno” è mutato
in un un oncogene, un gene modificato che interviene nella crescita neoplastica e aumenta le possibilità che lo sviluppo di una cellula si diriga in senso tumorale. Tale oncogene
è stato chiamato Myc. Ed è stato individuato nel patrimonio genetico di un polipo d’acqua (“Hydra”).
Come spiegano gli scienziati, l’oncogene Myc ha un ruolo importante per la crescita degli organismi, in quanto produce una proteina che regola il 15% dei geni umani, decidendone l’attivazione o
la disattivazione. Un difetto di tale processo porta alla “follia” delle cellule e quindi allo sviluppo del tumore. Studi precedenti, infatti, hanno dimostrato come nel 30% dei casi di tumore
sia presente una deregolamentazione dell’oncogene.
Spiega Klaus Bister dell’Istituto di Biochimica dell’Università di Innsbruck: “Per ottenere una migliore comprensione del processo di deregolamentazione causato da Myc, dovremo scoprire
con esattezza quali geni sono regolati da Myc e quali di questi sono importanti per lo sviluppo dei tumori”.
Come già detto nella ricerca ha giocato un ruolo importante un animale da laboratorio, diverso dal classico topo. Gli scienziati hanno infatti lavorato con un polipo d’acqua dolce
(Hydra) sviluppatosi sulla terra circa 600 milioni di anni fa ed ancora presente: nelle sue cellule staminali è stata individuato l’oncogene Myc.
“E` sorprendente aver trovato l’oncogene in un organismo così semplice. Poiché Myc è stato conservato nel tempo dal polipo agli esseri umani, siamo ora in grado di
analizzarne le funzioni biologiche e biochimiche nel polipo e trarre conclusioni per l’organismo umano”, continua Blister.
A quanto sembra, infine, le potenzialità del polipo in questione sono notevoli: test controllati hanno mostrato come, grazie alle staminali, esso possa rigenerarsi completamente ogni
cinque giorni.
Conclude allora lo studioso: “Dalle cellule staminali del polipo dipende la sua capacità rigenerativa. I nostri esperimenti si concentreranno ulteriormente sui meccanismi di queste
staminali”.
Markus Hartl, Andrea Nist, M. Imran Khan, Taras Valovka, Klaus Bister, “Inhibition of Myc-induced cell transformation by brain acid-soluble protein 1 (BASP1)”, PNAS 2010, doi:
10.1073/pnas.0812101106
Matteo Clerici





