In poche calorie, il segreto dell’eterna giovinezza

In poche calorie, il segreto dell’eterna giovinezza

C’è da augurarsi che sarà più efficace di campagne di prevenzione e allarmistici proclami anti-obesità. L’ultimo studio che arriva, non a caso, dagli Stati Uniti
sull’alimentazione, sembra mettere un punto su quanto già rivelato da altre ricerche di settore nel corso degli ultim anni: mangiando poco si vive più a lungo. Ma questa volta a
confermarlo sono indagini scientifiche, pubblicate sulla rivista Science, dall’equipe di Richy Colman della University of Wisconsin-Madison, svolte su uno degli animali più simili
all’uomo.

Vent’anni di studi su un campione di scimmie Reshus, infatti, hanno dimostrato che una dieta ipocalorica ma nutriente assicura la longevità e ritarda l’insorgenza di malattie tipiche della
terza età e del sovrappeso, come cancro, diabete, patologie cardiovascolari.

Due i gruppi su cui si è sperimentato, rispettivamente, un regime alimentare a piacimento e uno con solo il 30% di cibo complessivo generalmente ingerito da questi animali. In due decenni
di osservazione la metà delle scimmie che ha mangiato senza restrizioni è deceduta, l’80% di quelle a dieta sopravvive ottimamente. E’ difficile condurre uno studio simile su esseri
umani, ma di fatto la scimmia è un ottimo modello sperimentale per dimostrare che mangiare un po’ meno (in termini di calorie ma in modo equilibrato) rende longevi.

Risultati che, tuttavia, non sorprendono. Già un paio di anni fa i ricercatori del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, in California, avevano dimostrato lo straordinario
ruolo che può avere il bagaglio genetico sulla nostra aspettativa di vita: secondo gli scienziati, a garantire un extrabonus di vita è il gene che codifica la proteina Pha-4. “Se
viene spento – avevano spiegato su Nature – i vantaggi di un regime calorico ridotto sono vanificati. Al contrario quando viene espresso in quantità superiori al normale si assiste a un
considerevole allungamento della vita”. La proteina dell’eterna giovinezza, inoltre, sembra agire in maniera completamente indipendente rispetto al meccanismo dell’insulina “finora ritenuto tra i
corresponsabili della longevità”.

Ma a giocare un ruolo determinante sulla qualità di vita e la sua durata, tengono a precisare unanimemente gli studiosi, non è certo un “fantasioso” progetto di alimentazione, un
equilibrato e mirato stile di vita a tavola, benefico evidentemente per ogni essere vivente.

“Se è vero che la restrizione calorica può giovare alla salute, è anche vero che tutto dipende da come viene attuata e dalle condizioni di partenza della persona – ha
affermato di recente Patrizia Pasanisi, epidemiologia del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto dei tumori di Milano, commentando uno studio dell’University of Munster,
in Germania, che dimostrava i risultati positivi sulla memoria degli anziani di una dieta ipocalorica. La riduzione delle calorie va studiata sulla singola persona: in alcuni casi potrà
essere più spinta, in altri dovrà essere più limitata”.

Fondamentale, dunque, secondo la dottoressa che la dieta rimanga varia ed equilibrata: “Non contano solo le calorie, ma anche la quantità e la qualità degli alimenti – precisa con
forza la Pasanisi. Nei nostri studi su alimentazione e prevenzione dei tumori proponiamo una dieta basata sulla riduzione degli zuccheri semplici, dei grassi e dei prodotti di origine animale, e
sull’aumento dei cereali non raffinati, dei legumi e delle verdure».

Paola Simonetti per Newsfood.com

Leggi Anche
Scrivi un commento