Il Parmigiano Reggiano blocca in Ecuador la registrazione del marchio Kraft Parmesan Cheese

Il Parmigiano Reggiano blocca in Ecuador la registrazione del marchio Kraft Parmesan Cheese

Lo stop alla richiesta dell’uso del termine Parmesan da parte della multinazionale americana Kraft Foods Group Brands LLC, è arrivato dal locale Ufficio dei Diritti di proprietà intellettuale che ne ha riconosciuto l’uso al solo Parmigiano Reggiano 

Continua la dura lotta nel mondo per la salvaguardia dei nostri prodotti a denominazione di origine protetta, sotto continuo e incessante attacco dall’Italian sounding. Parliamo dell’uso di termini, immagini, combinazioni cromatiche e riferimenti geografici che richiamano al Made in Italy e vengono utilizzati da marchi di prodotti che con l’Italia non hanno proprio nulla a che vedere. Un fenomeno che costa al nostro Paese svariate decine di miliardi di euro. Secondo Coldiretti, il danno arrecato alla nostra economia era calcolato in 60 miliardi di euro nel 2015 e 100 miliardi nel 2021, mentre per Federalimentari, la stima è stata di 90 miliardi nel 2018 e di 54 miliardi nel 2021.

Prodotti Italian Sounding

Eccellenze italiane come prosecco, gorgonzola, parmigiano, mozzarella e salumi, salsa di pomodoro e vini in generale, che tramite artifici grafici e terminologici inducono l’acquirente a credere di comprare un prodotto Dop italiano grazie alla sua presunta italianità. In questa lotta alla contraffazione è in prima fila il Consorzio del Parmigiano Reggiano, in causa in tanti i paesi come Australia, Uruguay, Paraguay, Cile, Thailandia ed Ecuador, contro l’arroganza della multinazionale americana Kraft Foods Group Brands LLC per i tentativi di registrare un surrogato del noto formaggio a grana dura, con il marchio Kraft Parmesan Cheese. Oppure in Nuova Zelanda, dove la multinazionale americana sta  facendo dei tentativi di registrazione dal 2019, benché in questo Paese il marchio del Parmigiano Reggiano dop sia stato già registrato da oltre 20 anni.

Va ricordato che tra le vittorie giudiziarie del Consorzio, c’è quella di qualche tempo fa contro il colosso americano dell’industria conserviera Campbell’s, conosciuto in 120 paesi in tutto il mondo per le sue zuppe pronte. Così la Campbell Soup Company ha dovuto cambiare le sue etichette ingannevoli dalle confezioni della linea di sughi di pomodoro a marchio ‘Prego’, promossi come «Italian tomato sauce», dov’erano ben visibili, porzioni di formaggio con i segni distintivi del Parmigiano Reggiano.

Il marchio ingannevole dei sughi di pomodoro ‘Prego’ della Campbell Soup Company

L’ultima vittoria è stata ottenuta pochi giorni fa in Ecuador ancora contro la Kraft Foods Group Brands LLC, sempre per il Kraft Parmesan Cheese. Nella sentenza di rigetto emessa dopo l’opposizione formale alla registrazione da parte del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, il locale ufficio dei Diritti di proprietà intellettuale ha scritto che la richiesta della multinazionale americana non può essere accolta in quanto il marchio «Presenta somiglianze significative con la denominazione di origine protetta, approfittando indebitamente della notorietà, della qualità e di altre caratteristiche di quest’ultima dovute esclusivamente alla ambiente geografico in cui viene prodotta».

Nel testo viene sottolineato anche che «Kraft Foods Group Brands, LLC., è una società domiciliata negli Stati Uniti d’America, località che non ha alcun rapporto con l’Italia, tanto meno con l’origine del formaggio Parmigiano Reggiano (territorio delle province di Parma, Reggio Emilia e Modena e i comuni limitrofi delle province di Mantova e Bologna)».

«La decisione rappresenta una vittoria importante per il sistema delle Indicazioni Geografiche nel continente americano -hanno commentato ambienti del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano – poiché viene ribadita l’importanza fondamentale del legame tra prodotto, territorio e Denominazione di Origine. La decisione dell’Ufficio Ecuadoriano ha dimostrato, in punta di diritto, che il nome Parmesan non è necessariamente generico al di fuori dell’Unione Europea, come invece vorrebbero varie multinazionali e associazioni di categoria. Una pietra miliare sulla quale costruire una strategia più ampia a livello globale, che andrà a beneficio non solo della Dop Parmigiano Reggiano ma di tutte le Indicazioni Geografiche».

Forma di Parmigiano Reggiano

Una battaglia costosa ma importante, quella portata avanti nei Paesi in cui non esiste tutela dal Consorzio assieme a oriGIn, l’organizzazione che raggruppa le Indicazioni Geografiche a livello internazionale, per tutelare i consumatori da acquisti fatti con l’inganno, di prodotti che non ha nulla a che fare con l’Italia.

Nel 2008, la Corte di Giustizia Europea stabilì con una sentenza, che solo il formaggio Parmigiano Reggiano Dop può essere venduto nell’Unione europea con la denominazione Parmesan. Per cui, l’uso del termine nell’Ue per indicare formaggi duri e grattugiati non conformi al disciplinare di produzione della Denominazione di Origine Protetta (Dop) Parmigiano Reggiano, è una palese violazione.  Però questa norma non vale in tutto il mondo e si fa apertamente un uso scorretto di termini evocativi, in formaggi prodotti negli Stati Uniti e in altri paesi, con un giro d’affari del falso Parmesan fuori dall’Unione europea, stimato ini 2 miliardi di euro, equivalenti a circa 200mila tonnellate di prodotto, cioè 15 volte il volume del Parmigiano Reggiano esportato.

Il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano Dop, Nicola Bertinelli

«Prosegue la lotta globale del Consorzio contro l’uso illegittimo del termine Parmesan – ha commentato il presidente Nicola Bertinelli – dopo una battaglia legale durata quasi tre anni con la multinazionale Kraft Foods Group Brands LLC, siamo riusciti a scongiurare la registrazione del ‘Kraft Parmesan Cheese’ come marchio di impresa in Ecuador. Un’azione portata avanti nell’interesse dei produttori italiani ma anche dei consumatori ecuadoriani che non correranno più il rischio di essere ingannati al momento dell’acquisto. Qualora la multinazionale dovesse impugnare la decisione il Consorzio, naturalmente, proseguirà nella sua difesa della DOP e dei consumatori locali».

Maurizio Ceccaioni

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