Crisi economica, dossier Confesercenti sull’impatto economico degli ultimi due anni, tra Covid e guerra in Ucraina

Crisi economica, dossier Confesercenti sull’impatto economico degli ultimi due anni, tra Covid e guerra in Ucraina

Crisi economica e guerra in Ucraina, come gli aumenti quotidiani dei generi di prima necessità, materie prime ed energia stanno depauperando i risparmi degli italiani e mettendo in ginocchio le imprese

I cosiddetti danni collaterali, che generalmente indicano persone ammazzate “per caso” durante una guerra, oggi li riscontriamo pesantemente anche in economia. Siamo in una emergenza continua e, se non fossero bastati i due anni di pandemia, con le attuali sanzioni imposte alla Russia in seguito all’occupazione armata dell’Ucraina, per la nostra economia è sempre più buio pesto, nonostante le rassicurazioni che arrivano dai vertici Ue. Perché sono sotto gli occhi di tutti gli aumenti stratosferici dei generi di prima necessità, materie prime ed energia, che stanno depauperando i risparmi degli italiani e mettendo in ginocchio le imprese. Su questo argomento Confesercenti ha presentato il dossierLockdown,caro energia, crisi Ucraina‘ in cui si analizza, dati alla mano, la crisi in atto nel commercio, turismo e dei servizi, artigianato e piccola industria, prendendo a riferimento marzo 2020-marzo 2022.

Crisi economica, cittadini e aziende sempre più in crisi

A nome dell’associazione di categoria, che rappresenta 350 mila imprese italiane, la presidente Patrizia De Luise ha chiesto al governo maggiori interventi per salvare dall’emergenza e il rischio di chiusura le imprese. «Il conflitto in Ucraina è in primo luogo una tragedia umanitaria – ha dichiarato De Luise – che si sta però trasformando sempre di più in una catastrofe economica, con un forte impatto anche sull’Italia. Dopo due anni terribili, le imprese si trovano a fronteggiare una nuova emergenza, ma dobbiamo fare tutto il possibile per contenere la tensione inflazionistica. Abbiamo già proposto un patto sociale tra governo, imprese, sindacati e banche per contenere la corsa dei prezzi. Ma occorrono anche nuovi e più incisivi interventi per contenere i costi energetici per famiglie e imprese, a partire da misure per calmierare il costo della materia prima e dalla riduzione temporanea di accise ed iva su gas, energia e carburanti». Un’emergenza che vede all’orizzonte (non ipotetico) del 2022, un tasso di inflazione all’8%, con 26,1 miliardi di euro in minori consumi e una riduzione di 41,3 miliardi rispetto alla crescita prevista del Pil nazionale.

Torneremo a vedere tanti turisti in Italia come prima della pandemia da covid 19?

Il dossier di Confesercenti fa il punto sui due anni trascorsi dal primo lockdown, analizzando il faticoso percorso di recupero imboccato dopo il crollo causato nel 2020 dalla pandemia. A fine 2021 il Pil rispetto al 2019 era ancora a -52 miliardi di euro, i consumi a -71 miliardi e -174 milioni le presenze turistiche. Dopo l’invasione dell’Ucraina e le sanzioni alla Russia, va riconsiderato tutto lo scenario economico per l’anno in corso. Per cui – dice Confesercenti – «La crescita del Pil nel 2022 passerebbe dai +61,5 miliardi previsti (+3,7% sul 2021) a +20,2 miliardi (+1,2%), quella dei consumi dai +35,9 miliardi di euro inizialmente previsti ad appena +9,8 miliardi». Un serio problema per il Paese tutto. Ma in particolare per le imprese del settore, che nei due anni passati hanno perso circa 325mila lavoratori indipendenti. In particolare, la sofferenza maggiore è per le imprese di commercio, turismo e ristorazione. «Quest’ultimo settore – scrive ancora Confesercenti – ha visto diminuire la spesa di -30,4 miliardi nel 2020, un crollo non compensato dal mini- recupero (+8,5 miliardi) dello scorso anno. Anche il commercio è rimasto al palo: a fine 2021 le vendite non alimentari dei negozi erano ancora a -5,4 miliardi rispetto al 2019. Un gap coperto quasi completamente dall’incremento delle spese online, cresciute nello stesso periodo di +5,2 miliardi di euro».

Il nuovo scenario 2022 post Covid/guerra in Ucraina che si presenta con un’ipotesi di flessione di 2,4 miliardi di euro nelle vendite non alimentari e un aumento dei costi fissi, che per un’impresa media della ristorazione, già nel 2022 potrebbe aggirarsi in media su un maggiore esborso di +11.500 euro solo per le forniture energetiche (+78% energia elettrica, +71,5% gas). Aumenti e inflazione, un lusso che le aziende e i cittadini italiani non si possono proprio permettere.

Maurizio Ceccaioni

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