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Le Riforme chieste dalla UE.  Dove sono? Molto annacquate… e i miliardi chi e come li spende?

Le Riforme chieste dalla UE.  Dove sono? Molto annacquate… e i miliardi chi e come li spende?

By Giuseppe

Le Riforme chieste dalla UE.  Dove sono? 

Miliardi UE  chi controlla come vengono spesi? … e chi controllerà i controllori?

Newsfood.com, 11 dicembre 2021
Giampietro Comolli

Le Riforme chieste dalla UE.  Dove sono? Molto annacquate. L’Italia ha bisogno di strategia e asset certi

Il primo ragionamento da fare è uno solo, è la “madre di tutte le battaglie italiane”, ovvero la richiesta di Riforme vere da parte dell’Europa all’Italia per avere i 209 miliardi di euro del Recovery Fund.

Oltre a quelli della BCE, della disoccupazione Sure già avuti, oltre a quelli del bilancio ordinario del mandato 2014-2021  non ancora presi perché non sono state presentate domande dallo Stato e Regioni compreso il tema turismo. Quindi riforma della Giustizia, riforma della Pubblica Amministrazione, riforma della Fiscalità.

Il Governo italiano ConteBis lo sa dal 26 febbraio 2020, data dell’invio del documento della Commissione Europea all’Italia da sola, per indicare la strada in ogni caso da fare per avviare il processo “coesione solidale” rispetto a quello di “stabilità austera”.

Lettera – attenzione – inviata in copia per presa d’atto a: Parlamento Ue, consiglio capi di Stato, Bce, gruppo moneta Euro. Più chiari di così!

A parte, ma in primis, l’uso dei soldi del Mes per la sanità e ammodernare tutto il sistema italiano. In totale per l’Italia sono 300 mld euro circa in 6 anni.

Voglio sbagliarmi. Ripeto: sono un pazzo ad anticiparlo. Voglio bene al mio Paese indipendentemente da chi lo governa: “… ma se non facciamo le Riforme chieste da tutti i Vertici UE nel 2026 ci verranno bloccati i Fondi? Ci verranno chiesti indietro tutti i miliardi di Euro dati con interessi passivi doppi?”.

Gentiloni ha scritto questo a Conte e a Draghi? Mi auguro di avere torto e non lasciare ai miei figli una eredità così da delinquenti.  Quello che mi “capta” di capire leggendo i giornali, guardando le tv, sentendo qualche dibattito (NB: concordo pienamente che spesso tutti tirano l’acqua al proprio mulino e che al consumatore finale arriva un messaggio edulcorato … un mezzo messaggio più per la pancia e più per le elezioni che per motivi veri, seri, utili a tutti…), è che l’Italia deve fare “ le riforme” perché ce lo impone la UE, ma stiamo scherzando?

Dobbiamo farle per il bene di tutti, oggi e domani.  A parte il capitolo-sanità che spero abbia non 19 mld in totale, ma almeno 37 a disposizione, diventa urgentissimo pensare ai più deboli di noi italiani, chi non ha messo un po’ di fieno in cascina, chi ha perso tutto, chi non ha lavoro vero pur andando a cercarlo perché non c’è realmente.

Quindi rivedere il reddito di cittadinanza per andare incontro in modo più strutturale a tutti coloro che sono vulnerabili per Covid e non Covid. Un paese come l’Italia deve essere in grado di sostenere una coesione sociale civile in modo equo, armonico, solidale, trasparente.

Non c’è una questione del Sud, c’è una visione Paese.

Anche un sostegno temporaneo o continuo deve essere congeniato con indici e azioni concrete, misure più incisive ed efficaci. La protezione sociale, richiamata da UE non è improntata a sostenere il reddito individuale. La UE chiede di usare strumenti strutturali nel mondo del lavoro per creare occupazione. Il modello Tedesco del 2000-2001 di sostegno al reddito puntando sul lavoro e sulla creazione di nuove imprese start up ha avuto successo seppur in piena transizione digitale e tecnologica.

Meccanismi “do ut des” sociali e imprenditoriali hanno consentito in 20 anni una crescita media dello 0,5 punto percentuale di PIL anno. La UE è chiara: il rischio povertà da pandemia deve essere limitato, ma si parla di povertà lavorativa non assistenziale. Per questo che un primo “effetto strutturale” immediato può essere quello di unire   reddito di emergenza, reddito sussidiario, pensione e reddito di cittadinanza in una unica formula adattabile alle singole e diverse condizioni sociali e reddituali delle famiglie, più che del singolo, indicabile in un “sostegno di inclusione al lavoro”, evidentemente variabile, temporaneo in base al tipo di territorio-regione, stili di vita, costi sociali e civili.

La assistenza lineare a unico senso non risolve il problema ma lo ingigantisce al presente, si trasferisce  su generazioni future, non crea presupposti solidi duraturi. Nel solo mese di gennaio 2021, l’Inps indica in 1,3 milioni di famiglie beneficiarie del solo reddito di cittadinanza per circa 3 milioni di italiani, media di 543 euro a testa, con punte di 617 euro  in regioni Campania e Sicilia: insieme fanno il 39% delle erogazioni totali. Spesa totale pari a 1,6 miliardi di euro al mese…
Ma ci sono state anche nel solo mese di gennaio ben altre 15.000 revoche perché non meritate.

 

 

Giampietro Comolli

Redazione Newsfood.com
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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