Il mondo “brucerà” 200 milioni di ettari di agricoltura

Il mondo “brucerà” 200 milioni di ettari di agricoltura

Nel 2050 circa tre miliardi di persone saranno costrette a fare i conti con l’incubo della fame, mentre l’agricoltura mondiale vedrà sottrarsi oltre 200 milioni di ettari coltivabili,
per contribuire ad alimentare 1,3 miliardi di motori delle macchine. Così la minaccia per il futuro dell’umanità non sarà solo il riscaldamento globale, ma anche e
soprattutto quella dell’emergenza alimentare. Ci sarà il dramma della fame globale: sempre meno prodotti alimentari disponibili, sempre più cari, contesi da una popolazione
terrestre sempre più grande. Un’agricoltura che giorno dopo giorno perde terreni indispensabili per sfamare il mondo, con la risorsa acqua sempre più scarsa, con un clima ormai
imprevedibile. Lo scenario apocalittico è stato disegnato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che ha lanciato un grido d’allarme in occasione del G-14 degli agricoltori
mondiali promosso in collaborazione con la Fipa (Federazione internazionale dei produttori agricoli) che si svolge venerdì prossimo 17 aprile a Pieve di Soligo (in provincia di Treviso),
alla vigilia del G-8 organizzato dal governo italiano, dal 18 al 20 aprile, sempre in provincia di Treviso.

E’ stato lo stesso presidente della Cia Giuseppe Politi che, in una conferenza stampa tenutasi oggi per presentare il G-14 degli agricoltori (invitate delegazioni delle organizzazioni agricole
di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa, Canada, Giappone, Russia, Brasile, Cina, India, Sud Africa, Messico, Egitto e quella della Repubblica Ceca in qualità di presidente di
turno dell’Ue) ha denunciato queste possibili drammatiche prospettive per l’umanità. “Non sono affatto previsioni azzardate. Più studi, anche di grande livello scientifico, hanno
delineato un domani quanto mai incerto. Sulla base di questi documenti abbiamo fatto adeguate elaborazioni e siamo giunti ad una conclusione: se nei prossimi trenta-quarant’anni -ma arrivare al
2050, senza aver preso decisioni, sarà catastrofico- non si raddoppierà la produzione agricola mondiale e se soprattutto non si darà un forte sostegno alla crescita del
mondo agricolo nei paesi in via di sviluppo, sarà il dramma”.

“Dalla riunione del G-14, che abbiamo inteso promuovere insieme alla Fipa proprio per affrontare in maniera adeguata il problema, uscirà un monito che -avverte Politi- le istituzioni
internazionali devono raccogliere e lavorare affinché l’umanità non finisca nel baratro dell’emergenza alimentare. E’ venuto il momento delle scelte decisive: o il pane per
sfamare i popoli della Terra, in particolare quelli più poveri, o il biocarburante per far camminare le nostre auto”.

“Ormai -ammonisce il presidente della Cia- il deficit alimentare sta crescendo in modo preoccupante. Sempre più terre, in America, in Asia ma anche in Europa, finora utilizzate per
coltivare prodotti agricoli, adesso vengono adibite alla coltivazione di biocarburanti, come etanolo e altri tipi di carburanti cosiddetti ‘puliti’. Un trend destinato a crescere visto che
la richiesta di biocarburante, secondo un recente studio delle Nazioni Unite, aumenterà solo nei prossimi tre anni di oltre il 170 per cento. Il tutto è immorale. Non si
può disperdere il patrimonio agricolo-alimentare in questo modo quando al mondo più di un miliardo di persone muore di fame”.

“Già lo scorso anno più del 25 per cento del raccolto di mais Usa è stato utilizzato per produrre etanolo, i cui stabilimenti raddoppiano di anno in anno. Una simile
politica -sottolinea Politi- è, purtroppo, in corso un po’ ovunque, dall’Europa all’India, dall’Africa al Brasile, per arrivare in Cina. La grave crisi che ha colpito le materie prime
agricole nei mesi scorsi, determinando impennate vertiginose dei prezzi, è dovuta proprio a questo crescente fenomeno. Diminuendo la terra destinata alla coltivazione di grano, i prezzi
potrebbero esplodere nuovamente e ciò porterebbe ad aumenti record dei generi di prima necessità, a cominciare dal pane, per passare poi al latte e alla carne. E questo significa
aumento della fame e della malnutrizione per i paesi più poveri del Pianeta e non solo”.

“D’altra parte, ad accrescere le preoccupazioni degli esperti -sostiene il presidente della Cia- c’è il boom demografico ed economico di Cina ed India, due paesi dove vive adesso il 40
per cento della popolazione mondiale. Allarme alimentato anche dalla crescita dei popoli che lottano per la fame. Tantissime le aree del mondo in cui regnano povertà e disperazione. Una
situazione che nel breve giro di alcuni anni determinerà una crisi alimentare permanente e una grande instabilità globale. Pericoli che il mondo potrà contrastare soltanto
con un rallentamento della crescita demografica e soprattutto attraverso un forte incremento della produzione agricola, che al massimo entro quarant’anni (2050) dovrà raddoppiare. Se
ciò non avvenisse, la crisi alimentare degli ultimi due anni, che ha sconvolto moltissimi paesi in via di sviluppo, diventerà strutturale nel giro di due decenni e avrà
serie conseguenze sia sulle relazioni economiche che su quelle di carattere sociale. Il che vuole dire effetti deleteri sulla stabilità e sulla sicurezza”.

“Obiettivo primario -rimarca Politi- è dunque quello di rimettere la produzione agricola al centro delle strategie di politica economica mondiale. In questo contesto gli agricoltori
potranno svolgere una funzione determinante se si assegna a loro un ruolo nuovo e da protagonisti. Essi vanno coinvolti nelle strategie e nelle iniziative da intraprendere e sviluppare. Bisogna
fare adeguati investimenti, soprattutto nei paesi più poveri. Occorre incrementare i terreni coltivabili e sfruttarli per sfamare il Pianeta e fronteggiare ogni eventuale emergenza
alimentare e creare un “forziere” per le risorse strategiche alimentari in modo da intervenire in qualsiasi tipo di emergenza e, quindi, sfamare le popolazioni più povere della terra.
Meglio lasciare l’automobile che morire di fame. Meglio un chilo di pane che un litro di biocarburante”.

“Per questo motivo nel G-14 degli agricoltori, organizzato insieme alla Fipa, ribadiremo con grande fermezza -conclude il presidente della Cia- l’esigenza di dare impulso all’agricoltura e al
suo sviluppo produttivo. Bisogna comprendere che il settore primario svolge un ruolo strategico. E’ un elemento essenziale per la crescita socio-economica di ogni paese. Dare cibo alle persone
è un diritto dal quale non si può assolutamente prescindere. Chiedere, quindi, al G-8 agricolo un formale impegno da portare ai ‘grandi’ della Terra che si riuniranno nel
prossimo luglio alla Maddalena”.

I numeri che preoccupano il Pianeta

-Oltre tre miliardi di persone a rischio fame nei prossimi 30-40 anni

-Nei prossimi 8-10 anni più di 200 milioni di ettari sottratti all’agricoltura da biocarburanti, scarsità di acqua e dai cambiamenti climatici (desertificazione)

-Nei prossimi 3-5 anni aumento del 170 per cento delle colture per biocarburanti

-Nel prossimo decennio la risorsa acqua si ridurrà del 30-35 per cento

-Per sfamare il mondo occorre che entro il 2050 si raddoppino le produzioni di cereali e di riso

-Nei prossimi 30-40 anni le uniche due produzioni strategiche alimentari saranno quelle dei cereali e del riso

-Le persone che soffrono la fame nel mondo sono attualmente 1 miliardo, soprattutto bambini. Oltre 150 milioni di bambini soffrono fame e sono malnutriti. Ogni anno muoiono 3 milioni di bambini
nati sottopeso

Nel 1965

740 milioni di ettari era la superficie mondiale coltivata;

2,5 miliardi era la popolazione mondiale;

0 erano gli ettari destinati ad agricoltura per “biocarburanti”.

Nel 2009

650 milioni di ettari è la superficie mondiale coltivata;

6,1 miliardi è la popolazione mondiale;

90 milioni sono gli ettari destina

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