Il Carnevale di Ivrea

Il Carnevale di Ivrea

 

Sotto le spoglie di una manifestazione  allegra e coloratissima, il Carnevale
d’Ivrea cela un importante messaggio di libertà attraverso i suoi personaggi e gli antichi avvenimenti che vi sono rievocati.

Il “copione” del Carnevale è una leggenda che si è creata a partire da numerosi eventi storici.

La vicenda cardine riguarda il tiranno Raineri di Biandrate, insediato ad Ivrea da Federico Barbarossa. Secondo l’usanza del
tempo il tiranno esigeva lo jus primae noctis, ossia il diritto di passare la prima notte di nozze con le spose residenti nel feudo.

Violetta, la figlia del mugnaio,  si ribellò a questa usanza e decapitò il tiranno con un
pugnale, mostrando la sua testa al popolo. Ne seguì una grande rivolta popolare che portò alla distruzione del castello, rievocata simbolicamente nella Battaglia delle
Arance  e nella figura leggendaria della Mugnaia, vera protagonista della festa. Con il tempo il Carnevale si arricchì di altre vicende e simboli come
l’obbligo di indossare il Berretto Frigio,  simbolo di libertà e fratellanza ereditato dai rivoluzionari francesi e indispensabile per non essere
bersagliati dalle arance.

La Battaglia delle Arance vede contrapposti i lanciatori sui carri che
rappresentano la nobiltà e i lanciatori a piedi simbolo del popolo in perenne lotta per la libertà. Un’altra interpretazione riallaccia questa curiosa battaglia ai
riti propizatori dell’abbondanza tipici dell’epoca medioevale.

Il Carnevale si conclude con l’incendio dello Scarlo, un palo rivestito di erica e ginepro, che vuole essere un segno di buon
auspicio per l’anno appena cominciato e un rito di purificazione collettivo per lasciarsi alle spalle l’anno passato.

Un festa di civiltà: i Valdesi delle Valli Chisone e Germanasca

Ogni anno, nella notte tra il 16 e il 17 febbraio, le Valli Chisone e Germanasca si illuminano di numerosi falò accesi dalla
comunità cristiana protestante dei Valdesi, per celebrare la concessione, nel 1848, da parte del re Carlo Alberto dei diritti civili e politici e quindi la fine delle
persecuzioni e la conquista della libertà di culto. Attorno ai falò che ardono tutta la notte, i valdesi festeggiano con canti e balli tradizionali, il giorno successivo
è dedicato al culto e al pranzo festivo, seguiti dai cortei storici in costume che si dipanano dai paesi delle Valli.

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