La storia del cioccolato in Piemonte

La storia del cioccolato in Piemonte

 

Il 1587 segna la data fondamentale della storia del cioccolato in Piemonte: il matrimonio tra Carlo Emanuele I di Savoia e Caterina di
Spagna introduce nei nobili salotti europei la tazza di cioccolato fumante come bevanda raffinata ed esclusiva, riservata alle grandi occasioni.

Nel 1693 la vendita, che fino ad allora era possibile solo con una concessione reale, venne liberalizzata e così spuntarono i
primi fabbricanti di cioccolato e i limonadier che lo vendevano per le strade.

Il successo del cioccolato, in un’epoca in cui era ancora un bene di lusso, è testimoniato da una disputa in ambito
ecclesiastico: ci si chiese, infatti, se il cioccolato rompesse o meno il digiuno canonico. Il cardinale Brancaccio risolse la questione asserendo che il cioccolato era una bevanda e
non un alimento, quindi poteva tranquillamente essere consumato durante il digiuno (ci permettiamo di dubitare dell’obbiettività del cardinale in questo
giudizio…).

Con l’avvento della rivoluzione industriale, il Piemonte si conquista il primo posto in Italia nella produzione: i giornali
dell’800 raccontavano del vento al profumo di cioccolato che proveniva dalla Val di Susa, in cui si trovavano numerose fabbriche.

Gli artigiani e i fabbricanti piemontesi con l’aiuto delle nuove tecnologie crearono i gianduiotti (vedi box a lato), i cremini,
le praline, i marrons glacés e la bevanda al cioccolato tipicamente torinese: il bicerin (vedi scheda).

Oggi il distretto del cioccolato ha dimensioni ragguardevoli grazie al lavoro dei grandi gruppi dolciari (v. schede), delle piccole
imprese e degli ancora numerosissimi artigiani del cioccolato.

 

La storia del Gianduiotto

Il gianduiotto prende il nome dalla Maschera Gianduja, simbolo del Piemonte di cui riporta i colori nel vivace costume: tricorno
bordato di rosso e coccarda tricolore che rappresentano il patriottismo, panciotto giallo come la polenta e pantaloni verdi come i prati che ricordano il suo essere popolano, marsina
marrone come la terra del Piemonte e calze rosse come il vino.

Nel 1861 il neonato Regno d’Italia attraversava una grave crisi economica e il governo decise di abbattere le importazioni di
cacao.

Per ovviare alla carenza della preziosa materia prima, si pensò di “allungare” il cacao con un ingrediente che in
Piemonte abbondava: la nocciola Tonda gentile delle Langhe.

Il bisogno aguzza l’ingegno: il gianduiotto ne è la più golosa dimostrazione.

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