Identità Golose e i suoi protagonisti: Alain Ducasse e Joel Robuchon
15 Marzo 2010
Alain Ducasse e Joel Robuchon, ben sapendo che il ventunesimo non è certo il secolo della Francia come lo è stato il ventesimo e temendo, penso io, che presto la Cina metterà
in fila tutti anche in cucina così come la globalizzazione ha diffuso la qualità ai quattro angoli del pianeta, si sono fatti promotori dell’associazione Cuisine de France.
Il fine è chiaro: comunicare che la grandeur française non è morta, tutt’altro, e che il globo goloso deve smetterla di adorare la Spagna e santificare i prodotti e lo
spirito italiani.
Tra i tanti commenti (Andrea Petrini, ad esempio, non è affatto d’accordo perché sente odore di restaurazione), non mi è piaciuta la sparata di Robuchon contro la cucina
molecolare a livello di permessi e di divieti comunitari (ancora qualche mese e nessuno – a parole – avrà mai gustato un piatto molecolare che sia uno), però la cucina dei nostri
cugini per essere morta conserva in ogni caso un buon passo.
Oggi e domani, ad esempio, si celebrerà a Bergamo, all’interno di Cooking Expo la selezione italiana per il Bocuse d’Or.
Non mi risulta esista a Parigi un contemporaneo Marchesi d’Oro così come la Michelin, pur avendo inflazionato le sue stelle, resta il riferimento per pesare chef e ristoranti.
E, a parte il confronto generazionale e mentale tra due modi di intendere la ristorazione, Cuisine de France è un modo di fare gruppo e di partire all’attacco.
Prenderemo mai esempio noi italiani?
Gelosia e invidia non sono sentimenti esclusivamente nostri, ma nel coltivarli siamo olimpionici.
Paolo Marchi
“Se nella vita non si rischiasse, Michelangelo avrebbe dipinto il pavimento della Cappella Sistina”, Neil Simon.
(dalla Newsletter n°302 del 15 marzo 2010, su gentile autorizzazione di Identità Golose)




