I surgelati: sani ma “grigi”

I surgelati: sani ma “grigi”

Quest’anno, i surgelati compiono 80 anni ma per molti italiani rimangono cibi “ignoti”, di cui cioè si conosce poco, basandosi molto su mezze verità e palesi invenzioni.

Sull’argomento si è da poco espresso Carlo Cannella, ordinario di Scienza dell’alimentazione alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’università La Sapienza di Roma e
presidente dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran).

Innanzitutto, una precisazione: i surgelati sono cibi sani e prodotti sicuri per la salute. Come spiega Cannella: “Dal punto di vista nutrizionale non presentano alcun rischio, anzi. Se
pensiamo alla freschezza, offrono più garanzie rispetto agli avanzi che rimangono nel nostro frigo per giorni e giorni”.

Inoltre, proprio tali prodotti hanno reso possibile nazionalizzare la dieta mediterranea. Infatti “Con l’aiuto dei surgelati è stato possibile mettere in tavola cibi freschi all’origine,
ma che magari non troviamo facilmente nei mercati delle nostre città in quel determinato periodo”.

Ciò detto, per il dottor Cannella i surgelati hanno un difetto non da poco: uccidono la fantasia in cucina, stimolando la pigrizia.

Lo studioso spiega infatti come le industrie abbiano sfruttato al massimo il potenziale mercato, fornendo al consumatore un qualcosa di buona qualità, ma che difficilmente
personalizzabile.
In altre, parole si paga il risparmio di tempo e fatica con una omologazione alimentare, che tende a mortificare gusti e sapori individuali.

Cannella è chiaro: i surgelati vanno usati solo per “necessità” (quando cioè il tempo va dedicato a faccende più importanti); altrimenti, meglio fare da sé,
prendendo il proprio spazio culinario.

Matteo Clerici

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