“I nostri prodotti offrono maggiori garanzie. E non inquinano” il biologico italiano contro l’ FSA

“I nostri prodotti offrono maggiori garanzie. E non inquinano” il biologico italiano contro l’ FSA

Recentemente una ricerca del’ FSA inglese ha affermato come il cibo biologico non offra nessun beneficio rispetto al cibo tradizionale, sia in termine di salute che in termine di alimentazione.

Ora, i produttori del biologico made in Italy non ci stanno e passano al contrattacco verbale.

In prima fila la Fattoria Scaldasole, con sede in Brianza, famosa sopratutto per i suoi vasetti di yogurt.

I fondatori, Marco Roveda e la moglie, con una morale all’ incrocio tra imprenditoria, agricoltura e sviluppo sostenibile.

Ricorda il signor Roveda: “Quando ho iniziato, l’Italia era all’ultimo posto nel biologico in Europa; dopo Scaldasole sono partite 60 mila aziende e l’Italia è passata al primo
posto.

La scommessa mi è valsa il premio imprenditore dell’anno per la qualità della vita” .

Ora il signor Roveda si occupa di LifeGate (“Piattaforma per il mondo eco-culturale”) dopo aver ceduto la Fattoria alla Plasmon.

Riguardo allo studio inglese, afferma: “Non sono i dati a infastidirmi, ma che si fa confusione.

Nessuno ha mai detto che un pomodoro bio ha proprietà nutritive migliori o rende più intelligenti.

Se scegli quello, non mangi pesticidi e residui chimici”.

Sempre in Lombardia, sulle rive del Ticino troviamo un altra bio-imprenditricie, Giulia Maria Crespi.

Guarita da un cancro grazie all’ alimentazione sana, la signora Crespi rivoluziona i terreni di famiglia convertendoli all’ agricoltura non convenzionale.

Si fa un nome con il latte per lo Yogurt Scaldasole, ma il suo cibo più famoso è il riso Rosa Marchetti.

Oggi, ad occuparsi delle Cascine Orsine è il figlio Aldo Paravicini Crespi, anche lui poco convinto delle conclusioni dell’ Fsa.

Egli non nega che “Tecnicamente hanno ragione.

Ma i parametri non sono significativi. Non sono le proprietà nutritive a fare la differenza, ma quelle organolettiche.

Il sapore, il colore, la consistenza, il profumo.

E la digeribilità e la natura degli acidi.

Dovrebbero studiare gli effetti a lungo termine sulla salute.

I nostri prodotti offrono maggiori garanzie per quanto riguarda i livelli di residui di nitrati, pesticidi, additivi. E non inquinano”.

Tutti benefici magari difficilmente quantificabili in laboratorio, ma apprezzati dai consumatori viste le vendite.

Lo stesso discorso di un altro imprenditore bio, Angelo Naj Oleari.

Anch’ esso di origine lombarde ma al momento residente in Brasile, dove il presidente Lula lo ha incoronato pionieri del biologico.

La sua reazione alle notizie dall’ Inghilterra è forse la più veemente.:”Ho iniziato nel ’75, sono 35 anni. L’agricoltura convenzionale è governativa, l’Inghilterra
è in crisi e il bio va benissimo.

Hanno appena aperto un negozio di 1000 metri a Kensington e c’è la fila”.

Anche il signor Oleari ricorda il passato quando nel ’75 crea il Centro Botanico con Milly Moratti, ma più di tutto sottolinea il presente.

Perchè, quando incontra il direttore della Banca Popolare “Mi dice che ci sono due aziende che non si lamentano: una è la nostra, l’altra fa slot machines”.

Matteo Clerici

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