Globalizzazione alimentare, tra azioni pubbliche e e vigilanza privata

Globalizzazione alimentare, tra azioni pubbliche e e vigilanza privata

By Redazione

Nell’ultimo periodo, il mondo dell’alimentare è stato investito da due grandi tendenze che, seppur diverse tra loro, portano con sé lo stesso carico di opportunità ma anche
di pericoli.

Il primo grande fatto è la globalizzazione: la caduta dei vecchi sistemi, l’apertura delle frontiere ed il movimento di persone ha reso disponibili alimenti una volta rari, aprendo il
gusto a nuovi modi di mangiare.

E poi, paradossalmente, vi è la ricerca del locale. Bisognoso d’identità e più attento al rapporto uomo-ambiente, il consumatore cerca i prodotti della terra, a km 0,
spesso ottenuti in maniera più naturale possibile.

Tali due elementi si uniscono e generano l’allargamento del mercato. Al momento di comprare, si è infatti messi di fronte ad una vasta scelta di prodotti, diversi per aspettative,
specifiche e gusto.

A mercato allargato, corrispondono rischi allargati. L’aumento delle scelta e l’interesse per i prodotti tipici ha dato vita ad una zona grigia (o totalmente nera) fatta di tarocchi, etichette
poco chiare o falsificate, sistemi di produzione che non tengono conto delle norme di sicurezza.

Contro tali cattive pratiche è così necessaria una doppia azione, da parte del pubblico e del privato.

Da parte sua, il legislatore deve creare una rete di protezione normativa più salda possibile. In questo senso vanno inquadrati i marchi DOP (Denominazione d’Origine Protetta), IGP
(Indicazione Geografica Protetta), STG (Specializzati Tradizionale Garantita). Sostenuti da governo Italiano ed Europeo, tali marchi sono un riconoscimento per il lavoro delle aziende ed un
segnale per il consumatore. Inoltre, essi agiscono da prima linea di difesa contro la cosiddetta agropirateria, la contraffazione che applica sigilli di qualità a merce scadente,
colpendo portafoglio e salute del compratore.

Sempre in tale ambito va letta la legge del 23 luglio 2009, n. 99 “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”. Tale normativa
modifica (articolo 15) le previsioni del codice penale in tema di delitti contro l’industria e il commercio introducendo il reato di contraffazione di indicazioni geografiche e denominazioni di
origine protetta dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.). Così facendo, i marchi e le denominazione d’origine sono ulteriormente difesi.

A tale azione legislativa va però affiancata l’attenzione dei cittadini. Per ottenere il massimo, essi potrebbero così seguire sei norme pratiche, fornite dagli esperti del Corpo
Forestale dello Stato.

1. Leggere sempre l’etichetta dei prodotti alimentari e il cartello degli ingredienti esposto negli esercizi pubblici

2. Controllare la data di scadenza del prodotto al momento dell’acquisto e rispettare il termine di consumo consigliato sull’etichetta

3. Seguire sempre le istruzioni per l’uso indicate sulle confezioni, soprattutto le modalità di conservazione, dal momento dell’acquisto sino a quello del consumo

4. Ricordare che tutti gli ingredienti utilizzati sono indicati sull’etichetta e sono elencati in ordine decrescente di quantità presente nel prodotto

5. Ogni additivo (conservante, colorante ecc) autorizzato dall’Unione Europea presente nel prodotto è indicato sull’etichetta con la lettera E seguita da un numero

6. Mantenere sempre i prodotti refrigerati e quelli surgelati alla temperatura indicata sull’etichetta e conservare i cibi nel frigorifero o nel congelatore nel più breve tempo possibile
dopo l’acquisto.

Inoltre per ogni segnalazione di illecito o per avere informazioni in tema di sicurezza agroalimentare telefonare al numero di emergenza ambientale 1515 del Corpo forestale dello Stato. E’
inoltre possibile consultare il sito http://www.corpoforestale.it

Matteo Clerici

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