Forza Draghi! Spero che Mattarella abbia dato mano libera. Spero che tutti i parlamentari abbiano capito…

Forza Draghi! Spero che Mattarella abbia dato mano libera. Spero che tutti i parlamentari abbiano capito…

 

 

Forza Draghi. Spero che Mattarella abbia dato mano libera. Spero che tutti i parlamentari abbiano capito.

 

Il Presidente incaricato fa bene a mollare se non ha certezze e volontà scritte dai gruppi parlamentari. Il governo Draghi è unica possibilità. Spero in alcuni Ministri… fuori dalle basse logiche di bottega.   

 

Piacenza, 4 febbraio 2021, ore 17:15

Testo di Giampietro Comolli
Newsfood.com

Non è il mio mestiere, sono un cittadino elettore comune, dicono che sia un esperto di vino e sia stato per 30 anni un buon diplomatico interno come direttore e ceo di importanti associazioni, enti, consorzi pubblici&privati dal Veneto alla Campania, dalla Toscana al Piemonte, dalla Lombardia alla Emilia Romagna, quindi spesso in contatto con governatori e ministri della agricoltura e sviluppo economico assai diversi. Con un passato giovanile, come si dice “impegnato”, dal 1970 in poi nel sociale, civile, politico fino ad essere membro del comitato provinciale e cittadino della DC negli anni 1986-1991, come responsabile economico e agricolo.

Una passione che è rimasta, una passione e formazione politica che si è però evoluta, modificata nel tempo, in base a tanti fatti e prove che sono avvenute.

Di quel tempo giovanile mi è rimasto il senso sociale, civile, sicuramente etico e cristiano portato avanti con molto rispetto e in forma totalmente privata, mai esposta e mai preminente poiché la cosa “pubblica” deve essere letta e capita in forma laica sempre, eterogenea, aperta ai doveri e diritti di tutti; ma mai solo diritti e pretese.

Chi ha di più deve dare di più a prescindere, chi ha meno in ogni caso le leggi devono essere uguali e rispettate da tutti nello stesso modo. Non ho mai amato le lobbies costruite per il potere, ma le lobbies per la giustizia, per l’uguaglianza, per ottenere un diritto quelle sono uno dei capisaldi di una democrazia repubblicana o una monarchica costituzionale sempre.

Quindi non è la forma del governo che conta, ma la formazione, l’istruzione, la composizione, le linee politiche guida che contano. Mi definisco da sempre un socialista liberale popolare cristiano, come mio padre comandante partigiano della divisione Giustizia&Libertà alla macchia dal settembre 1943 fino all’aprile 1945, mai scappato e mai fuggito all’estero, anche pluridecorato da italiani e americani, il primo a dare il pane bianco a tutti gli italiani già a settembre 1945 grazie all’ammasso del grano. Figlio di agricoltori e di una famiglia di casari, quindi un agronomo e un economista che guarda alla economia reale, alla importanza del lavoro come realizzazione personale indipendentemente dai titoli accademici professionali famigliari.

Caro professor Mario Draghi buon lavoro, lavoro difficile. Capisco che un uomo delle istituzioni alte, nazionali e mondiali, non potesse dire di no alla chiamata del capo di Stato: è un servizio da rendere, ma l’operazione è ardua e in salita perché il notaio della Costituzione non governa all’interno del palazzo dove vigono regolamenti e formule che sono diverse da tutte quelle degli altri cittadini normali.

Giusto nell’esercizio di funzioni politiche e dialettiche delegate, giusto nel rispetto del mandato elettorale ricevuto in fiducia, ma senza speculazioni, interessi, meccanismi individuali e personalizzati a piacere, che creano e hanno creato soprattutto in questa legislatura -causa il trasformismo giallo-verde e giallo-rosso- spesso antagonismi forti e diretti fra rappresentanti del popolo più che fra rappresentazioni di formule e visioni politiche-partitiche logicamente diverse.

Diversità di idee, politiche, visioni sono il centro di una democrazia parlamentare costituzionale, ma devono avere una concretezza e una linearità in sintonia fra progetto programmatico del mandato ricevuto con l’esplicazione e l’approvazione di programmi e leggi in sintonia e con l’obiettivo della massima efficienza ed efficacia dello Stato e di tutti gli organi istituzionali, dalla Corte alla Giustizia, dai Ministeri ai Governatori delle Regioni.

L’Italia in questo processo accentua qualche difformità di troppo che crea qualche difficoltà in più rispetto alle normali democrazie parlamentari come la gestione interna del Palazzo e le leggi di riferimento, come le diverse condizioni di gestione e di vita fra regioni ordinarie ed autonome soprattutto in periodi di grave crisi in cui lo Stato è chiamato a rispondere in prima persona per tutti i cittadini e nello stesso modo, metodo, tempi, formula.

Caro Presidente Draghi spero vivamente che tu riesca nel mandato, ma spero che sia un mandato sicuro, per il tempo giusto, per sistemare tutti i buchi neri lasciati a metà legislatura per troppi freni, troppi veti, troppi ricatti, incompetenze, incapacità, paure di perdere consenso fra gli elettori, dichiarazione usata quando torna comodo ai capopopolo.

Non abbiamo bisogno né di sovranismo e nazionalismo estremo,  né di populismo di destra e di sinistra, abbiamo bisogno di poche cose importanti, urgenti e improcrastinabili e da fare: sanità e salute ben organizzata sicura strutturata; controllo dei soldi da ricevere e come spenderli in modo lungimirante, onesto, costruttivo;  lavoro certo e occupazione che è base della socialità civile; rispetto per le generazioni future.

Certo che se riuscisse il miracolo di aggregare, in tutti questi 4 grandi capitoli urgenti, anche il supercapitolo trasversale delle “riforme strutturali strumentali infrastrutturali” organiche a un modello di Stato innovativo e proiettato al futuro, cioè semplificato, metà burocrazia e burocrati rispetto all’attuale, via gli enti inutili, aggiornamento minimale o sostanziale della Costituzione nei capitoli giustizia e filiera di governo centrale e periferico del paese, con una oculata scelta e difesa dei soli veri asset strategici del paese e non di aziende-palliative di cui si può fare a meno… forse questi 2,5 anni alla fine legislatura sarebbero visti come un grande investimento e non una perdita di tempo anche da qualche gruppo politico scettico sul governo Draghi.

Scettico più per non scoprire le carte, che per motivi concreti: questo è una negatività aggiunta da questa legislatura strana alla già difficile normale creazione di un governo di coalizione. Da qui l’importanza di un ampio consenso parlamentare sicuro, scritto, firmato, pubblico.

Se mi posso permettere… Non si fidi prof. Draghi.

E soprattutto il consenso della maggioranza non deve arrivare solo con la supina accettazione di nomi di ministri amici. Se il “paese viene prima di tutto” come sbandierato da Conte, Crimi, Di Maio, Di Battista, Zingaretti, Bersani, Speranza è il momento di non porre veti sui nomi. Draghi sa fare di calcolo meglio di tutti gli altri e anche i vertici della Europa lo sanno benissimo.

Draghi sa benissimo che cosa vuol dire il 30% e il 3% in Parlamento e ne terrà conto, ma le parole di Mattarella sono andate ben oltre: sia come formulazione del governo che come linee programmatiche. Una indicazione cui solo oggi Lega e M5Stelle possono andare contro.

Certo che le alleanze di governo precedenti sono un elemento importante, ma sono crollate tutte per motivi interni: non graviamo sull’Italia – come scuse stupide – un fallimento totale di tutti coloro che siedono in Parlamento. Da qui un governo politico ma anche tecnico.

Ma pochi ministri, massimo una dozzina con più viceministri con delega e pochissimi sottosegretari per semplificare la macchina decisionale.
Chi? Ci sono uomini del passato e del presente che possono essere disponibili a essere al fianco di Draghi anche come un fiore all’occhiello e come un dovere verso il Paese.
Qualche nome partendo dal mio campo:

  • Paolo De Castro all’agricoltura alimentazione montagna, per esempio
  • Massimo Cacciari ai Beni Culturali Turismo
  • Pierferdinando Casini agli affari regionali autonomia rapporti parlamento
  • Roberto Zaccaria e/o Sabino Cassese alle riforme statale  costituzionale elettorale.

Eppoi perché non chiamare alla diretta responsabilità i capo-gruppo e gruppetto:

  • Matteo Renzi allo Sviluppo Economico;
  • Carlo Cottarelli all’economia finanza tesoro bilancio
  • Matteo Salvini alle infrastrutture trasporti sicurezza stradale
  • Roberto Speranza o Massimo Galli alla salute sanità
  • Dario Franceschini all’ambiente coste mare clima
  • Luigi Di Maio alla Giustizia
  • Enrico Giovannini al lavoro
  • Nicola Zingaretti alla scuola istruzione e ricerca
  • Giancarlo Giorgetti o Andrea Orlando alla Difesa
  • Marta Cartabia all’Interno
  • Antonio Tajani alla innovazione tecnologica e produttività
  • Maristella Gelmini alla famiglia e coesione territoriale e sociale

    … ma sempre solo 12-16 super-ministri, con 24 viceministri e 18 sottosegretari dei viceministri e basta (erano circa 80 nel governo precedente).

 

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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