Florovivaismo: «Toscana produce» oltre 30 milioni di piante

Con oltre 30 milioni di piante prodotte tra recise ed in vaso, con punte che sfiorano gli 8 milioni di esemplari per i crisantemi, 5 per il lilium (o giglio), e 3 per i gerani, oltre alla
stella di Natale, la poinsettia con quasi 5 milioni di «pezzi», la Versilia, ed in generale tutto il distretto floricolo Lucca-Pescia, si posiziona tra i primissimi posti a livello
nazionale del settore.

Un «giro» di piante e di affari enorme, gestito, dalla fine del 2007, dal Consorzio «Toscana Produce» nato per espressa volontà delle imprese del settore che ha
sede proprio a Viareggio. Formato da 15 soci, di cui 3 cooperative (oltre un centinaio nella sola Versilia, distribuite tra Torre del Lago e Camaiore per allargarsi a tutto il territorio del
distretto di Lucca-Pescia) il Consorzio, che ha un bacino di operatività regionale, è accreditato per diventare il maggiore interlocutore della filiera orto-florovivaistica a
livello istituazionale e di promozione del territorio. Uno strumento di marketing territoriale, e non solo, così come avviene, per portare l’esempio più conosciuto, in Olanda
(leader mondiale del settore, proprio di fronte all’Italia) dove esiste un turismo legato strettamente alla floricoltura e collegato con le città d’arte e le tante bellezze
«orange». Anche in Versilia, come nel resto dei grandi bacini florovivaistici regionali (Pistoia e Pescia) – sono circa 900 le aziende che producono fiori, fronde e piante da fiore
nel distretto interprovinciale su una superficie che si aggira sui 700 ettari – si potrebbe assistere, tra qualche anno, a sfilate di pullman di turisti in visita alle serre e nei vivai della
provincia con soste mirate in serra tra un’escursione alla Torre di Pisa, o magari a Palazzo Vecchio a Firenze, tra un bagno in Versilia e una gita sulle Alpi Apuane. Non sarà
però una fotocopia del campione Olanda.
«Il Consorzio – spiega Marco Carmazzi, dirigente Coldiretti e Presidente del Consorzio – si prefigge il compito di superare i localismi e avvincinarsi a quello che è chiamato
«sistema di impresa»; uno strumento aggregativo capace di rendere più incisive ed efficienti le nostre azioni. Singolarmente siamo solo aziende, insieme possiamo diventare
una potenza, far crescere un marchio collettivo, con benefici per tutto il territorio importanti. Unendo la forza e la produttività di tutte le imprese del distretto interprovinciale
all’interno del Consorzio potremo superare quota 40 milioni di esemplari. Dobbiamo – si rivolge ai produttori il Presidente – lavorare tutti insieme e remare nella stessa
direzione».
Impressionanti i numeri del Consorzio (vedi tabella in basso). Ai 5 milioni di esemplari di geranio – chiamato anche il Re dei balconi perché svetta dovunque ci siano terrazzini e
verande esterne – si aggiungono i circa 1 milione di impatiens Nuova Guinea, il milione di ortensie, le 500 mila surfinie tra le piante in vaso. Tra i recisi, oltre ai 5 milioni di steli di
lilium, 8 milioni di crisantemi, vengono prodotte 2 milioni di rose, 3,5 milioni di calle (il fiore simbolo del periodo Liberty), e 6 milioni di steli di fronda (recisa). Difficile fare una
stima economica del business. Si parla, ovviamente, di svariati milioni di euro di produzione. Ma al buon trend del mercato di piante fiorite in vaso che «va consolidato», fa fronte
un trend negativo del mercato del reciso che «il Consorzio dovrà cercare di risollevare».

«Il florovivaismo può e deve diventare, visto che ci sono le potenzialità, un volano di sviluppo del territorio. Ci sono professionalità, tradizioni, numeri per
costruire una realtà importante a livello internazionale facendo di questa regione, del distretto Lucca-Pescia e della Toscana in generale, un punto di riferimento mondiale. Noi ci
crediamo e stiamo mettendo in cantiere la partecipazione alle più importanti fiere internazionali, studi e ricerche di mercato, piani pubblicitarie ed ogni altra attività volta a
favorire o incrementare la vendita cercando di costruire una nuova sinergia tra i vari segmenti della filiera produttiva per abbatttere i costi ed aumenatre la produttività. Il
florovivaismo è una risorsa del territorio sfruttata al minimo delle sue possibilità. Il Consorzio – conclude Carmazzi – lavorerà per accrescere il livello di sfruttamento
delle potenzialità, promuovendo una cultura delle piante e dei fiori nell’opinione pubblica, che contribuisca ad una maggiore qualità dell’ambiente in cui viviamo e al turismo
nella logica di una promozione intersettoriale. Per questo chiediamo maggior attenzione da parte delle istituzioni ad incentivare lo sviluppo di questo settore con la sua filiera produttiva (il
consorzio è un consorzio di filiera) che possa dare un ulteriore spinta ad uno sviluppo territoriale complessivo».

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