FLAI: «la situazione in Granarolo è diventata insostenibile»

Dopo la rottura delle trattative sul piano industriale, Granarolo ha unilateralmente deciso di aprire le procedure di mobilità per 350 lavoratori, ignorando, come già aveva fatto
Conserve Italia, il protocollo sulla responsabilità etico-sociale sottoscritto in occasione del rinnovo del Contratto nazionale della Cooperazione.

La procedura dovrebbe riguardare i dipendenti di Pettinicchio di Sermoneta, Merlo di Terzo d’Aqui, Rimini, Pasturago e della Rete vendita.

Ovviamente i sindacati non ci stanno. «Dietro al nostro rifiuto del piano presentato dall’azienda c’è la disponibilità ad individuare soluzioni e percorsi alternativi in
grado di garantire continuità occupazionale e produttiva per il rilancio di Granarolo» – spiega il Segretario nazionale della Flai Antonio Mattioli – e per questo proseguiremo oggi
più che mai nella nostra lotta, confidando su una coesione sociale e dell’intera filiera in grado di evitare un vero e proprio dramma».
Oltre a confermare le iniziative di lotta già stabilite in occasione della rottura delle trattative (16 ore di sciopero), dalle 2 di notte del 29 aprile sono state bloccate le
piattaforme distributive ed è iniziato il blocco delle attività produttive in tutti gli stabilimenti del gruppo.

Come se i licenziamenti non bastassero, altri episodi stanno contribuendo ad accrescere ulteriormente la tensione: ad Anzio l’UGL ha deciso di far entrare i suoi due aderenti a lavorare,
dimostrando palesemente la strumentalità della propria posizione e a Sermoneta la Granarolo ha messo otto guardie private a piantonare l’ingresso dello stabilimento.
Le relazioni sindacali sono ormai compromesse: l’apertura di tavoli istituzionali con il coinvolgimento delle Regioni interessate è diventata quanto mai urgente e non appena si
insedierà il nuovo Governo, verrà richiesta la convocazione di un incontro anche in sede ministeriale.

Laura Svaluto Moreolo

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