“Favorisce le malattie”: l’ONU contro la dieta mediterranea

“Favorisce le malattie”: l’ONU contro la dieta mediterranea

By Redazione

L’Onu attacca la dieta mediterranea: l’accusa, favorire la diffusione delle malattie non contagiose.

Tutto è nato da una sessione informale tenutasi al Palazzo di Vetro, con oggetto le “Non-communicable diseases”: disturbi legati all’alimentazione, cancro, obesità, diabete, problemi cronici, problemi cardiovascolari e respiratori. Di base i numeri sono impressionanti: 40 milioni di morti l’anno, costi sanitari per 47 miliardi nei prossimi decenni. Allora, come spiega l’ambasciatrice americana Sally Cowal, “Le cure mediche non sono sufficienti ad affrontarle, anche perché hanno costi molto elevati, difficili da sostenere nei Paesi in via di sviluppo che sono più colpiti. Quindi bisogna agire sulla prevenzione”.

E qui entra in gioco la dieta mediterranea: secondo alcuni negli esperti delle Nazioni Unite, ingredienti come sale, olio e zucchero sono fattori di rischio alla pari di fumo e scarsa attività fisica.

Tuttavia, se la prevenzione è accettata da tutti, tempi e modi sono incerti.

Allora, si schiera a favore della dieta mediterranea il dottor Giorgio Calabrese. Per il nutrizionista e professore, le critiche partono da due presupposti, entrambi errati.

Il primo, la pressione delle case farmaceutiche con “la creazione di una nuova legione di pazienti, abbassando la soglia di cosa è considerato “salutare”, così che milioni di persone ora sopportano il peso di una malattia che in realtà non esiste”. Dietro a misure come l’abbassamento della soglia della pressione da 90-140 a 80-120, del glucosio nel sangue da 150 a 126, del colesterolo da 250 a 220, del body mass index da 27,8 e 27,3 a 25 vi è il sospetto che ci sia “ la pressione delle aziende farmaceutiche che producono le medicine per curare queste malattie”.

Inoltre, gli ingredienti non sono neutri, ma influenzati dal metodo di preparazione: “un conto è mangiare una pasta con la salsa di pomodoro, e un altro la carbonara; un conto è bollire le pietanze, un altro è friggerle”.

Così, conclude l’esperto, il risultato finale può essere scartare prodotti sani, come il parmigiano, e dare spazio a prodotti come la Coca-Cola, approfittando delle “prove scientifiche basse o molto basse”.

Matteo Clerici

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