Farmaci online. Audizione Aduc in Senato: dilagano truffe e falsi

Farmaci online. Audizione Aduc in Senato: dilagano truffe e falsi

Lo scorso 30 giugno, l’Aduc, per voce del suo segretario Primo Mastrantoni, è stata audita dalla commissione Igiene e Sanità del Senato che sta facendo un’indagine conoscitiva sul
mercato dei farmaci venduti attraverso Internet. Segue il testo di quanto abbiamo detto: Se Internet rappresenta un fattore importante nel processo informativo, preventivo e di aggiornamento su
numerose patologie, anche gravi, occorre prestare, invece, la massima attenzione all’acquisto di farmaci.

L’avvertimento è della European Alliance for Access to Safe Medicines (Eaasm), che si definisce associazione indipendente sopranazionale che raggruppa i portatori d’interesse nel settore
della medicina e della salute e ha fra i finanziatori numerose aziende farmaceutiche. Secondo Eaasm 6 volte su 10 il farmaco proposto non è originale, e 3 volte su 5 l’acquisto è
operazione a rischio.

Secondo una sua indagine, condotta su un campione di oltre 100 siti per la vendita di prodotti farmaceutici online, il 62% delle medicine acquistate online o presso farmacie virtuali sono
prodotti contraffatti. Inoltre, ben il 95,6% delle farmacie che operano online lo fanno senza autorizzazione; il 94% dei siti che gestiscono questa tipologia di attività non ha al suo
interno personale farmacista; il 90% delle farmacie analizzate vende e consegna al domicilio dell’acquirente prodotti per i quali non è stata presentata la necessaria ricetta medica.

Infine, nel 30% degli acquisti il prodotto non viene recapitato all’indirizzo del destinatario o arriva un prodotto diverso da quello richiesto. L’indagine evidenzia quindi che solo il 38% delle
specialità acquistate si sono dimostrate corrette; nel 16% dei casi i farmaci non erano autorizzati alla vendita nell’Unione Europea e nel 33% dei casi mancavano le informazioni per il
paziente.

Questi dati sono stati confermati dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) al SANIT – Forum Internazionale per la Salute (Palazzo dei Congressi – Roma Eur – dal 23 al 26 giugno 2008): il 70% dei
medicinali contraffatti acquistati via Internet sono potenzialmente pericolosi. Lo studio, promosso da IMPACT Italia (composto da AIFA, Istituto Superiore di Sanità, Carabinieri NAS,
Ministero della Salute e l’Alto Commissario per la lotta alla contraffazione) in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, contiene dati allarmanti: in 6 mesi sono stati
effettuati circa 60 acquisti su siti che si dichiarano americani o canadesi (ma in realtà operanti anche in Europa).

Nel 50% dei casi l’acquisto si è concluso con il prelievo dei soldi da parte della farmacia online senza l’invio di alcun prodotto. Si è trattato quindi di vera truffa, spesso
collegata anche al furto dell’indentità digitale dell’acquirente o all’uso illegale dei codici della carta di credito, ma nel 50% dei casi l’arrivo del prodotto non ha certo messo al
riparo l’acquirente, anzi. Per l’acquisto di steroidi anabolizzanti, nel 100% dei casi il prodotto non conteneva nessun principio attivo. Acqua fresca insomma.

Nei farmaci per disfunzioni erettili, forse i più diffusi, nel 70% dei casi si trattava di cloni illegali, non controllati. E quindi molto pericolosi. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti,
contrariamente all’Italia, le compagnie farmaceutiche possono vendere medicinali direttamente ai pazienti tramite consegna a domicilio. Questa pratica è utilizzata in gran parte per
pazienti affetti da malattie croniche che richiedono la somministrazione continuata e regolare di medicinali su ricetta, come Hiv, artrite reumatoide, emofilia e sclerosi multipla. Secondo una
indagine del quotidiano The Times (Gb) del 28.08.2007, la vendita diretta a domicilio permette ai pazienti, alle compagnie farmaceutiche e al sistema sanitario britannico di risparmiare centinaia
di milioni di euro ogni anno.

Tale pratica, infatti, elimina i costi della grande e piccola distribuzione, oltre a facilitare ed incoraggiare il trattamento a domicilio di pazienti che altrimenti richiedono una frequente
ospedalizzazione. Sempre secondo il Times, grazie alla vendita diretta a domicilio di farmaci, il costo del trattamento dell’Hiv può diminuire fino a 2.000 euro l’anno per ogni paziente
curato a casa propria. La vendita diretta a domicilio facilita la consegna di prodotti farmaceutici biologici di nuova generazione – estratti da materiale biologico vivente, come vaccini,
anticorpi, interleukins – che richiedono refrigerazione e consegna rapida.

Il passaggio dalla grande alla piccola distribuzione, oltre ad aumentare i costi di tali prodotti (e quindi i costi per il Sistema sanitario), ostacola la rapida consegna di tali medicinali. Da
quanto esposto è evidente che occorre intervenire per legalizzare la vendita online dei farmaci. Legalizzare significa ricondurre nell’alveo della legalità e della sicurezza la
vendita diretta dei farmaci. Questo sistema può essere attuato direttamente dai medici o dai pazienti opportunamente informati. Nei Paesi dove questo è possibile, i costi della
distribuzione sono fortemente diminuiti, costi che in Italia ricadono sul sistema sanitario nazionale, e quindi sulle tasche dei cittadini (si eviterebbero i costi intermedi di distribuzione e
vendita).

Parallelamente va avviata una campagna di informazione sui rischi di acquisto di prodotti farmaceutici tramite siti non sottoposti a verifica delle competenti autorità. In questo modo si
potrebbero ottenere due sostanziali benefici per il cittadino: quello relativo alla propria sicurezza e all’efficacia sanitaria e quello di un consistente risparmio che avrebbe ricadute positive
per le tasche del contribuente.

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