Influenza suina, trovati punti deboli del virus

Influenza suina, trovati punti deboli del virus

Il virus H1N1, responsabile della prima pandemia del Duemila, segue precise modalità di diffusione che, se ben sfruttate possono diventare i suoi punti deboli.

Tale virus è infatti caratterizzato da una particolare proteina di superficie, capace di legarsi ai recettori del tratto respiratorio umano ma, “è limitato” come spiega Ram
Sasisekharan, direttore della divisione Scienze della salute e tecnologia del Mit (Massachusetts Institute of Technology).

Tale debole legame, insieme ad una variazione genetica del virus H1N1, è il motivo per cui l’ influenza suina è per ora meno pericolosa della normale influenza stagionale.

I ricercatori avvertono però come i patogeni mutino rapidamente e nella sua nuova forma, il virus possa essere in grado di diffondersi più rapidamente.

L’ allarme viene da Ram Sasisekharan che, insieme al biologo Terrence Tumpey aveva già indagato nei mesi scorsi sui meccanismi di infezione del virus, confrontandolo con diversi ceppi
influenzali (tra cui l’ autore della Spagnola, nel 1918).

Applicando le loro teorie in test sui furetti (il cui sistema immunitario reagisce in maniera simile al nostro), i due studiosi hanno potuto osservare come se gli animali sono tenuti vicini in
un luogo affollato l’infezione si diffonde facilmente, ma se vengono separati e il virus può spargersi solo attraverso le goccioline respiratorie la malattia si trasmette con molta
difficoltà. Uno scenario simile a quello registrato effettivamente finora nell’uomo.

Durante i loro esperimenti, Sasisekharan e Tumpey hanno evidenziato due possibili scenari

Innanzitutto, esiste un’ ulteriore mutazione del virus H1N1 che, privato di un determinato gene, diventa incapace di generare un rapido contagio.

H1N1 potrebbe però diventare resistente all’ oseltamivir (Tamiflu), il farmaco usato per curare i pazienti, rendendo così la terapia più difficile.

Matteo Clerici

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