Emergenza cinghiali in tutta la provincia. Coldiretti Torino si rivolge al Prefetto

TORINO – Nelle ultime settimane sono aumentati in modo esponenziale i danni alle coltivazioni causati dai cinghiali e dalla fauna selvatica, Coldiretti Torino, venerdì 23 maggio
scorso, si è rivolta al prefetto Giosué Marino, con una delegazione composta dal presidente Riccardo Chiabrando, dal vicepresidente Pier Luigi Cavallino e dal vice direttore
Giovanni Rolle.

Riccardo Chiabrando spiega: «L’incremento dei danni ai coltivi ha raggiunto livelli intollerabili; nonostante gli sforzi compiuti, le azioni di contenimento e di abbattimento dei
cinghiali risultano insufficienti. Tra i coltivatori che subiscono i danneggiamenti l’esasperazione cresce e – davanti all’impotenza delle misure messe in atto – esiste il rischio di reazioni
scomposte, istintive e pericolose. Per scongiurare una simile evenienza, noi chiediamo l’attivazione di metodi più efficaci e tali da riportare in limiti ragionevoli il livello degli
interventi rovinosi alle colture causati dalla fauna selvatica».

Chiabrando aggiunge: «La situazione non è sostanzialmente cambiata rispetto a quanto avevamo espresso un anno fa al precedente Prefetto. La massima concentrazione dei danni si
riscontra nei parchi, nelle maggiori aree escluse dall’attività venatoria e, soprattutto, nel territorio immediatamente a essi circostante, oltre che nelle zone di contiguità tra
boschi e coltivo. In questa stagione le situazioni più critiche riguardano il settore Nord-Est della provincia, dalle valli di Lanzo alla collina di Torino, con grande accentuazione del
fenomeno nell’area eporediese e canavesana».

Pier Luigi Cavallino puntualizza: «Nelle superfici a maggior concentrazione di animali, il livello dei danni, per frequenza e intensità, non è più compatibile con la
normale conduzione delle imprese agricole. Il fenomeno è tanto più devastante quando riguarda aree strutturalmente deboli e contribuisce all’abbandono dell’utilizzo dei pascoli o
delle colture maggiormente attaccabili quali il mais. Nel caso specifico del cinghiale la sua presenza è di per sé del tutto incompatibile con le aree ad agricoltura intensiva.
Altri ungulati, come il capriolo, incidono soprattutto sulle colture permanenti – vigneto e piccoli frutti – a margine delle fasce boschive. Nelle pianure sono comunque pesanti le ripercussioni
da corvidi e piccioni il cui controllo meriterebbe maggiore impegno di quanto oggi avvenga. Gli interventi di contenimento sin qui attuati riescono solo localmente ad attenuare, senza mai
risolvere il problema e le popolazioni delle specie dannose per l’agricoltura sono sicuramente in espansione».

Riccardo Chiabrando riprende: «La gestione del risarcimento dei danni, da parte di Atc, Ambiti territoriali di caccia e Ca, Comprensori alpini, per le aree venabili e da parte della
Provincia per le aree non venabili e i parchi, registra ritardi nelle erogazioni e carenza di fondi con la conseguenza di pagamenti parziali ed oltremodo tardivi. Peraltro, va detto chiaro che
le imprese non cercano risarcimenti; vorrebbero semplicemente coltivare i propri terreni, senza vederli devastati da cinghiali o da altra fauna».

«A fronte di tale situazione – continua il presidente Riccardo Chiabrando – ci siamo nuovamente rivolti al Prefetto chiedendo un suo autorevole supporto presso gli enti interessati.
Abbiamo presentato anche alcune proposte. La prima e più importante è questa: chiediamo l’introduzione del principio dell’autodifesa, ovvero sia consentito all’agricoltore, in
possesso di porto d’armi, di abbattere i cinghiali in flagranza di danneggiamento sui propri terreni in conduzione o di utilizzare, previa autorizzazione, gabbie e sistemi di cattura che hanno
dimostrato efficacia quando utilizzate in aree protette».

Il presidente dei berretti gialli torinesi prosegue: «Abbiamo chiesto di potenziare e incrementare il numero degli animali abbattuti attraverso le attività di controllo attivo e di
gestione venatoria, anche per mezzo di una diversa regolamentazione delle modalità di caccia. Naturalmente, in tale quadro, riteniamo essenziale procedere alla chiusura di tutti gli
allevamenti di cinghiali esistenti. Chiediamo di potenziare le unità messe in campo contro la fauna selvatica: personale di vigilanza, selecontrollori e guardaparco, con il
coinvolgimento di tutte le forze possibili e l’assegnazione di risorse adeguate. Secondo noi occorre migliorare il coordinamento dei nuclei preposti per ottenere la massima efficacia degli
interventi ed evitare la formazione di zone franche in cui queste specie possano rifugiarsi e riprodursi indisturbate. A nostro avviso sarebbe meglio avvalersi di una regia unica
provinciale».

Chiabrando conclude: «Abbiamo ricordato al Prefetto anche la necessità del mondo agricolo di avere maggiore certezza per i risarcimenti. Sebbene le imprese chiedano di poter
coltivare con tranquillità e non di coltivare danni, sollecitiamo la Regione Piemonte a stanziare risorse sufficienti per l’integrale e tempestivo pagamento dei disastri arrecati dalla
fauna alle colture, così come previsto dalla legislazione».

«Dal Prefetto abbiamo ricevuto attenzione e disponibilità – termina Chiabrando – confidiamo in un suo autorevole sostegno per sbloccare una situazione di stallo oggettivo. Noi
riteniamo necessario un intervento sulle parti che hanno ruoli in materia decisionale e gestionale – Regione, Provincia ed Enti parco – per mettere in atto una concertazione realmente operativa
ed efficace al fine fermare la devastazione delle coltivazioni».

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