Danni ungulati montagna reggiana

Reggio Emilia – Quello che stiamo assistendo in questi giorni sul territorio provinciale, in particolare Appennino, collina e montagna, è una recrudescenza dei danni causati da
questi ungulati, le problematiche sono note da tempo, sia alla Associazione Agricola e anche agli Enti preposti alla gestione venatoria del territorio ATC3 e ATC4, nonché Amministrazione
Provinciale.

Oltre a segnalare i danni diretti che questi ungulati arrecano alle produzioni agricole con tutte le conseguenze del caso, dal mancato approvvigionamento dei foraggi, ai problemi di carattere
ambientale e sanitario, vorrei sottolineare l’esigenza di affrontare una volta per tutte questo problema.
Partendo dalla prossima approvazione del Piano Prov.le Faunistico Venatorio di competenza dell’Amm.ne Prov.le, al quale le associazioni hanno contribuito con una serie di osservazioni, volte,
su questa specifica problematica, a cercare di riportare la situazione sotto controllo, non sempre si è riusciti a raccogliere quanto proposto.
Alla luce di questo ritengo che alcune proposte debbano essere prese in seria considerazione dall’Amm.ne Prov.le ed inseriti nel Piano Faunistico, in quanto il rischio reale è quello di
perdere il controllo della situazione da parte degli ATC e della Provincia stessa.

1. Il concetto di eradicazione del cinghiale nei territori di collina deve essere presente nell’ATC3 collina.
2. Nei territori montani la presenza minima dei cinghiali non deve superare i 5 capi ogni 200 ettari.
3. Censimento degli ungulati effettuato da personale non direttamente coinvolto nelle pratiche venatorie o da interessi specifici, al fine di evitare strumentalizzazioni dei dati e interessi
particolari.
4. Adozione di tutti i sistemi di metodo di abbattimento e cattura ritenuti utili ed efficaci per garantire le radicazioni o il raggiungimento della densità prevista ove
consentita.
5. Prelievo e caccia di selezione piani di controllo selettivi nelle zone di protezione (Parco nazionale e zona ripopolamento cattura, ecc.), nonché estensione dei prelievi anche nelle
aziende faunistico-venatorie a cura di Polizia Municipale, Polizia Provinciale e Corpo Forestale dello Stato.
6. Istituzione di verifiche periodiche dei risultati ottenuti come capi abbattuti rispetto agli obiettivi assegnati, con sostituzione dei componenti o della squadra incaricata
dell’abbattimento, qualora non siano raggiunti gli obiettivi minimi assegnati.
7. Unificazione delle procedure di indennizzo dei danni fra i diversi enti (ATC, Provincia, Ente Parco, AFV) con la costituzione di uno sportello unico per i danni e l’adozione di
modalità comuni di valutazione e liquidazione dei danni, nel rispetto dei tempi previsti dalla legge 241/90.
8. Adozione di un prontuario con l’introduzione di parametri tecnico-economici diversificati per coltura, per la valutazione e liquidazione dei danni, sia diretti che indotti alle colture,
quali la perdita della qualità del prodotto e/o dei suoi derivati, (ad esempio: formaggio Parmigiano Reggiano).
9. Proposta che si ritiene fondamentale «rotazione delle squadre di caccia mensile sul territorio» durante il periodo di apertura della caccia, al fine di evitare la nascita di
piccole riserve autogestite.

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