Edifici rurali: legge regionale, rischia di «demolire» paesaggio rurale apuo-lunigianese
15 Febbraio 2008
Massa Carrara – Stalle, cantine, magazzini per gli attrezzi, o semplici parcheggi per i trattori, in poche parole tutto ciò che è racchiuso dentro il contenitore
di quelli che sono gli annessi agricoli dovranno essere demoliti quando non saranno più necessari o non più funzionali all’attività agricola.
Ma non è tutto: l’agricoltore dovrà rilasciare una fideiussione (al Comune) della durata di 10 anni, per «garantire» la demolizione di quanto è stato costruito
con notevoli costi e con la limitazione di rendere impossibile l’accesso al credito per finanziare le opere. La voglia della Regione Toscana di lavorare per lo sviluppo sostenibile del
territorio attraverso la legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 «Norme per il governo del territorio» che tanto hanno fatto parlare (e discutere) in questi mesi, rischia di provocare
un vero e proprio terremoto nelle zone rurali a danno delle imprese agricole di tutta la Toscana, Lunigiana e provincia apuana, naturalmente, comprese. Si rischia un blocco degli investimenti
nel sistema agricoltura ed una paralisi di tutte le nuove attività perché disinibire la voglia di investire significa limitare l’agricoltura e impedire la sua rigenerazione, e in
alcuni casi, la sua esplosione.
Coldiretti non ci sta e attraverso una lettera rivolta a tutti i sindaci dei comuni della Provincia di Massa Carrara chiede la loro solidarietà in sede Regionale per una battaglia che
dovrà portare a modificare una parte di legge non ragionata e discriminante che per evitare la cementificazione selvaggia attraverso le conversioni – battaglia condivisa
dall’organizzazione – imbriglia tutta l’agricoltura. La legge – precisa l’organizzazione – non riguarda i vecchi annessi ma quelli di nuova costruzione.
«Emblematico, e per certi versi paradossale – spiega Vincenco Tongiani, Presidente Provinciale Coldiretti nella lettera – è il caso di chi ha progettato un fabbricato con il piano
terra costituito da locali per l’attività agricola (magazzini, cantina, ricovero mezzi e attrezzature) con un piano superiore per abitazione; l’articolo 41 della legge dice chiaramente
che è obbligatorio demolire i volumi tecnici, quando non più necessari, rendendo, quindi, irrealizzabili questo tipo di edificio che rappresenta, fra l’altro, la forma
caratteristica dell’edilizia rurale toscana».
«In alcuni casi – spiega la Coldiretti – si sta chiedendo che l’imprenditore fornisca una fideiussione a garanzia dell’impegno a demolire gli annessi, una volta non siano più
funzionali all’attività; una fideiussione che resti in vita per 10 anni e che, oltre a rappresentare un costo rilevante, è un aggravio ingiustificato per il bilancio di
un’azienda. Inoltre le banche, a cui l’impresa spesso si rivolge per finanziare il costo delle opere, non attribuiscono alcun valore cauzionale ai nuovi annessi, dato che la legge li ha resi di
fatto «precari».
Infine, ci sono tutta una serie di problemi legati alle modifiche degli indirizzi produttivi delle imprese agricole; modifiche che si verificano spesso quando cambia il titolare dell’azienda a
seguito di una successione o di altro passaggio di proprietà. «Queste modifiche – sottolinea la Coldiretti – secondo la legge regionale, potrebbero determinare una variazione del
patrimonio edilizio. Un’impresa agricola che avesse realizzato una stalla e che, per problemi contingenti di mercato, decidesse di chiudere l’attività zootecnica dovrebbe demolire il
fabbricato e questo fatto renderebbe impossibile il ripristino dell’allevamento, una volta che si manifestassero condizioni favorevoli.
Fortunatamente la consapevolezza che legge regionale va cambiata sta maturando anche fra gli amministratori locali; molti Sindaci hanno preso posizione nei confronti della Regione sostenendo
che la L.R. 1/2005, così com’è, non è applicabile nelle aree rurali. «Faccio appello – conclude Tongiani – alla sensibilità degli Amministratori locale
affinché possano unirsi alla nostra e a quella di tanti altri Sindaci perché possano arrivare alla Regione Toscana segnali precisi per una revisione di una legge che rischia di
compromettere anche l’impiego corretto e funzionale delle risorse assegnate allo sviluppo rurale dal Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013».





