Il territorio biellese: natura, cultura e prodotti

Biella – In una sala Becchia gremita si è svolta, venerdì 25 gennaio in Provincia, la terza giornata della Conferenza per il Paesaggio, è stata l’occasione per
presentare il Piano territoriale provinciale e il progetto Paesaggio Biellese, descritto così: «Il territorio biellese, la sua natura, la sua cultura e i suoi prodotti, intrecciano
tre elementi primari.

La cerchia di montagne che lo delimitano su tre lati, la presenza diffusa di acque che ne hanno modellato i versanti collinari e determinato la collocazione dei nuclei più antichi, i
tessuti e gli insediamenti produttivi che ne hanno contraddistinto l’economia negli ultimi due secoli. Segni identitari nei quali si rispecchiano gli abitanti e per i quali il Biellese è
noto fuori dai suoi confini. Naturalmente e funzionalmente correlati, questi elementi si sono nel tempo combinati tra loro in «sistemi lineari» che hanno fortemente influenzato la
percezione del paesaggio».

Dopo i saluti del Prefetto di Biella, Livia Brassesco, è stato il presidente della Provincia Sergio Scaramal a introdurre la conferenza. Ricordando il «forte impegno di tutte le
istituzioni coinvolte, dagli enti locali e su fino all’Unione europea in un lavoro certosino di recupero del paesaggio come patrimonio di tutti. Ci accorgiamo dell’importanza di certe cose solo
quando le stiamo prendendo: nel corso degli anni abbiamo assistito all’allontanamento del Paese dal suo Paesaggio. Il processo di globalizzazione ha accentuato questo scollamento».

La conferenza è il momento per raccogliere le fila di un dibattito istituzionale che, attorno all’applicazione della Convenzione europea del paesaggio (Cep), prosegue da tempo e ha
coinvolto tutti i livelli dell’amministrazione pubblica (dalla Regione ai Comuni).

Coinvolgimento sul quale ha insistito Scaramal, definendolo un «laboratorio di innovazione amministrativa, un modo per fare cose nuove agganciandole agli strumenti della ordinaria azione
di governo del territorio».

Il progetto Paesaggio Biellese (Ppb) è uno dei passi nell’attuazione della Convenzione europea. Tra i promotori dell’iniziativa, oltre alla Provincia, la Regione Piemonte, il Comune di
Biella (presente oggi con l’assessore all’urbanistica Doriano Raise), la ReCep (Rete europea per l’applicazione della Convenzione europea sul paesaggio) e l’Osservatorio per i beni culturali e
ambientali del Biellese.

Le tre aree di intervento sperimentale individuate dal Ppb, che corrispondono agli elementi caratterizzanti del territorio, sono: l’area montana della Valle Elvo, quella urbana della
città di Biella e l’area lungo la direttrice della strada Trossi.

Il paesaggio che questo progetto intende mettere al centro di azioni partecipate insieme agli enti del territorio, alle associazioni e ai cittadini, «è il patrimonio – ha aggiunto
l’assessore provinciale all’ambiente Davide Bazzini – di esperienze e conoscenza che vive un ormai lungo periodo di assenza normativa e per questo rischia la perdita di identità a fronte
dell’emergere di iniziative che rischiano di mettere in secondo piano la connessione tra luoghi abitati e abitanti».

Nel corso del 2007, Provincia e Comune di Biella hanno aderito alla ReCep, Rete europea degli enti locali e regionali per l’attuazione della Convenzione europea del paesaggio, organismo del
Consiglio d’Europa a Strasburgo a cui aderisce anche la Regione Piemonte. Cui si è aggiunto, nelle scorse settimane, un ulteriore organismo, chiamato Rete delle Università per la
Cep. Proprio in sala Becchia il direttore della Recep Riccardo Priore ha raccolto l’adesione formale del Politecnico di Torino, rappresentato dal vice rettore Roberto Gambino.

L’approccio al governo delle trasformazioni del territorio proposto dal Ppb ha come riferimento l’interesse che le comunità nutrono per la qualità del paesaggio come
imprescindibile dimensione dell’abitare.

Il documento programmatico presentato oggi, con la diretta streaming su Wi-Pie Tv, è lo schema di base per identificare, qualificare e valutare i paesaggi, definendo gli interventi
necessari.

Al centro, la cosiddetta «Matrice Ambientale», vale a dire i valori e le sensibilità del territorio, da cui risultano i Progetti integrati territoriali, declinati secondo
punti di vista diversi (riordino urbanistico, valorizzazione paesistica, messa in sicurezza ambientale).

Ciò che occorre fare, secondo le linee del Ppb, è dunque sostenere le chances di successo degli attori economici e sociali biellesi nel mercato globale migliorando le prestazioni
del sistema; parallelamente, sviluppare ricerca e formazione favorendo la crescita culturale e le potenzialità dei cittadini, rafforzare le infrastrutture migliorandone la
capacità di integrazione e scambio e garantendo maggiore sicurezza.

Aspetti importanti sono anche la tutela del territorio, la conservazione delle risorse e la sostenibilità ambientale come metro per uno sviluppo equilibrato e duraturo.

Un posto importante nel Ppb è occupato dalla riqualificazione della strada Trossi, di cui ha parlato nel suo intervento lo stesso Bazzini. Secondo il quale, la domanda che soggiace al
progetto è: «Come possono convivere gli elementi di forte qualità di un paesaggio con la sua fruizione e trasformazione ordinarie?».

La Trossi è insieme un asse fondamentale del sistema di comunicazione locale e un episodio di edificazione nastriforme a matrice quasi esclusivamente produttiva e commerciale, che
utilizza l’effetto vetrina offerto dalla infrastruttura.

Questa doppia funzione deve essere resa compatibile con interventi di riqualificazione dell’asse viario, per migliorarne le condizioni di sicurezza ma anche per riqualificare una delle
principali porte di accesso al Biellese.

Il capitolo riguardante la Trossi si sofferma anche sui rischi di incidenti stradali, sulla futura apertura di un centro commerciale, con gli ulteriori problemi sulla viabilità indotti
dal futuro collegamento tra Candelo e la Trossi.

Nel pomeriggio è stata la volta di una tavola rotonda moderata dal presidente dell’Osservatorio beni culturali e ambientali del Biellese Francesco Alberti La Marmora sul tema:
«Esperienze italiane ed europee di attuazione della Cep».

hanno partecipato Roberto Gambino, l’assessore alla cultura della Provincia di Ascoli Piceno Olimpia Gobbi, il ricercatore Bas Pedroli, Benedetta Castiglioni e Viviana Ferrario
dell’Università di Padova.

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