Dieta mediterranea: tanti ne parlano, pochi la conoscono

Dieta mediterranea: tanti ne parlano, pochi la conoscono

Una sconosciuta si aggira per le tavole d’Italia: è la dieta mediterranea. Nonostante il riconoscimento UNESCO, le manifestazioni a favore e la copertura mediatica, tale alimentazione
non è seguita correttamente: sono numerosi gli errori, le omissioni e le deviazioni.

Questo il quadro (assai poco confortante) che emerge da una ricerca dell’Università di Bologna (Dipartimento di Medicina interna, dell’invecchiamento e malattie nefrologiche), diretta
dal dottor Matteo Cevenini presentata alla riunione della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare).

Gli scienziati universitario hanno selezionato un campione di 314 volontari, sottoponendoli a domande sia teoriche (regola della dieta mediterranea) che pratiche (loro concreta alimentazione).

In entrambi i campi i risultati ottenuti sono più che modesti.

Di base, i volontari si dicono conoscitori esperti della dieta (80%) del campione. Nonostante tale sicurezza, la maggioranza (60%) ignora i cardini del sistema, commettendo anche errori
evidenti: ad esempio, ritenere il pane fonte di colesterolo, le verdure di proteine e la pasta di grassi. Ciò è legato ad un’ignoranza dei concetti fondamentali, come la piramide
alimentare, oscura per il 60%.

Interrogato su tale bussola della tavola, il 57% del campione ha mostrato ignoranza completa del soggetto, il 40% una conoscenza parziale, il 3% incertezza.

Di conseguenza, la dieta mediterranea è sapere di pochi, un 20% che sa descriverla correttamente.

Gli errori nella teoria portano a falle nella pratica. Parlando della propria tavola, i volontari hanno mostrato pratiche poco salutari. Molti (80%) scelgono uno stile troppo ricco, con pasta
con sughi ricchi e pane, alcuni (20%) mangiano carni grassi a ripetizione, il 50% formaggio almeno 3 volte a settimana. Di converso, le buone abitudini sono rare: solo un soggetto su tre
consuma pesce o verdure più volte nei sette giorni.

Secondo il dottor Matteo Cevenini, quella osservata non è solo cattiva informazione, ma un vero e proprio cambiamento alimentare. Segnale di tale mutazione, il crescente consumo di
grassi saturi, che per Cevenini rende evidente che “Ci stiamo pian piano allontanando dall’alimentazione mediterranea per sposare abitudini tipiche dei Paesi anglosassoni, dove il consumo di
grassi animali è da sempre superiore al nostro”.

Contro la tendenza, il capo-ricercatore propone programmi di educazione alimentare, al fine di potenziare le conoscenze e la seguente pratica a tavola. Oltretutto, conclude Cevenini,
“Un’alimentazione scorretta aumenta molto il rischio di malattie cardiovascolari e non solo”.

Matteo Clerici

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