Crisi del cacao, la ricerca punta sulle super piante

Crisi del cacao, la ricerca punta sulle super piante

La Pasqua, con le sue dolci uova, porta l’attenzione sul delicato rapporto tra cioccolato e cacao. Se infatti il consumo del primo è aumentato (+30% dal 2007 ad oggi) la produzione del
secondo è ridotta. Da un lato infatti gli alberi sono delicati, facili vittime di patogeni e malattie, dall’altro gli agricoltori puntano su prodotti più redditizi.

Risultato, da una minoranza (30% delle piante arriva la maggioranza dei frutti (70%). Inoltre, dal raccolto totale è necessario scartarne sempre una parte rilevante, quasi il 40%: cause,
le malattie, le difficoltà di conservazione e gli insetti locali.

Allora, si cercano risposte dalla scienza.

Tra i luoghi di lavoro, il centro di ricerca Nestlè di Tours, Francia. I suoi scienziati hanno creato in laboratorio piante più forti, ma non OGM. Le piantine nascono il
laboratorio, dove cellule scelte creano strutture che, nutrite con zucchero, ossigeno e luce danno foglie e radici. Iniziata nel 2002, la ricerca Nestlè offre oggi le prime super piante,
dalle numerose qualità.

In primis, spiega il dottor Pierre Broun, capo-ricercatore, “I primi frutti appaiono sei mesi prima del previsto, di conseguenza la raccolta si fa dopo 18 mesi e non dopo due anni. In
più, le fave di cacao che ne derivano sono di primissima qualità”.

Inoltre, le super-piante Nestlè uniscono convenienza per l’uomo e rispetto della natura. Infatti, “Se per ogni ettaro, invece di 500 chili di cacao gli agricoltori ai quali diamo le
piante ricavano 3-4 tonnellate, significa che la produzione ha un minor impatto ambientale. L’aumento della resa consente di limitare la deforestazione finalizzata alla creazione di nuove aree
coltivabili. Non dimentichiamo, poi, che le varietà appositamente selezionate sono più resistenti e hanno bisogno di meno sostanze fitosanitarie”.

Ed i numeri sono importanti: il Cocoa Plan (questo il nome del progetto) mette insieme gli esperti Nestlè con quelli di altre “Trenta centri di ricerca e università nel mondo, tra
cui la Cornell University” e cinque aree di sperimentazione, tra Equador, Uganda e Costa d’Avorio.

A finanziarli, 110 milioni di franchi svizzeri (92 milioni di euro) in dieci anni: l’obiettivo finale è infatti arrivare ad un milione di piantine, da distribuire ai coltivatori.

Matteo Clerici

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