Così la depressione favorisce la demenza e la morte prematura

Così la depressione favorisce la demenza e la morte prematura

Essere colpiti da depressione raddoppia il rischio di demenza (in età avanzata) e favorisce la morte prematura

Questo il messaggio di due ricerche.

La prima è stata condotta dall’Università del Massachusetts, diretta dalla dottoressa Jane Saczynski e pubblicata da “Neurology”.

Gli scienziati del Massachusetts hanno iniziato il lavoro ipotizzando un collegamento tra le due patologie.

Così, essi hanno seguito 1.239 persone, sottoponendole a test fisici e psicologici. E’ così emerso come chi era rimasto vittima di due o più episodi di depressione mostrava
un rischio doppio di demenza avanti nel tempo.

Per l’equipe della dottoressa, all’origine del tutto un gruppo di proteine: la depressione le accumula nel cervello, favorendo uno stato d’infiammazione che “Potrebbe contribuire alla demenza”.
Tuttavia, i ricercatori evidenziano i limiti del loro lavoro, ricordando come spesso “Le diagnosi delle malattie sono confuse”.

La seconda ricerca è stata condotta dall’Università di Bergen (Norvegia) e dal King’s College (sezione Institute of Psychiatry) di Londra, diretta dal dottor Robert Stewart e
pubblicata dal “British Journal of Psychiatry”.

Il dottor Robert Steward e colleghi hanno preso in esame circa 60.000 soggetti, per una durata di 4 anni.

Tale osservazione ha messo in luce come per i malati di depressione il rischio di mortalità aumentasse in maniera proporzionale ai fumatori. Come spiega Stewart, è stato un
risultato inatteso: mentre infatti il legame fumo-tumore è noto, le ragioni dei danni fisici della depressione sono territorio sconosciuto. Tra le possibili ipotesi, la capacità
della malattia di indebolire il sistema immunitario; in ogni caso, “Questa connessione tra depressione e mortalità esiste e merita attenzione”.

Inoltre, il lavoro britannico-norvegese ha inoltre fatto notare come l’aumento di mortalità salisse, ma in misura minore, nei soggetti con il duo depressione ansia.

Spiega e conclude il dottor Stewart: “Sembra che ci troviamo di fronte a due gruppi di rischio con dinamiche differenti. È possibile che ciò sia dovuto al diverso metodo di
richiesta di aiuto da parte dei pazienti. Mentre quelli depressi difficilmente si interrogano sui possibili sintomi fisici, che che ritengono causati dalla depressione, le persone depresse ma
anche ansiose chiedono aiuto alla ricerca di sicurezza”.

In altre parole, l’insicurezza porta il soggetto alla ricerca dell’opinione di amici e parenti, se non direttamente di un medico. In questo modo, le sue condizioni vengono controllate ed
eventuali malattie scoperte in tempo.

Fonte: J.S. Saczynski, A. Beiser, S. Seshadri, S. Auerbach, P.A. Wolf, and R. Au, “Depressive symptoms and risk of dementia: The Framingham Heart
Study”
, Neurology, Jul 2010; 75: 35 – 41

Matteo Clerici

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