Contraffazione, come difenderci? Con Valuette, QR Code, un brevetto italiano
1 Febbraio 2014
Milano, 1 febbraio 2014
Inizio messaggio inoltrato:
Oggetto: Re: Olive oil NYT – New York Times sfotte l’olio extravergine e l’Italia: chi risponde?
Data: 01 febbraio 2014 16:46:09 CET
Egregio direttore,
leggo con rammarico quanto il dott Vergnano scrive nell’articolo “New York Times
sfotte l’olio extravergine e l’Italia: chi risponde?“, non per delle inesattezze riportate, anzi, quanto per la constatazione dell’ovvia incapacità nostrana di far valere i propri
meriti.
L’articolo è amaramente puntuale nel mostrare quanto nudo sia il petto del produttore italiano che affronta i mercati internazionali, convinto che la sola nazionalità lo garantisca
dai morsi di una concorrenza sempre più asfissiante.
Si è sprovveduti nel credere che si possa essere uscire vincenti in una gara al ribasso, ma della qualità, si intende.
A voler fare i poveri si incontra sempre qualcuno più abile di noi a farlo, perché chi il povero lo fa da una vita è sicuramente più capace a farlo di noi che ci
improvvisiamo. Morire di miseria per manifesta incapacità è avvilente.
Leggendo questo articolo però c’è da restar stupiti.
Il “carta vince, carta perde” è permesso dalle leggi europee! Compro olio dall’estero, mescolo sapientemente coloranti e additivi anonimi et voilà le jeux sont fait. Signori, a
voi l’olio italiano. Possibile mai che si possa tollerare e sostenere rassegnatamente una magagna così palese?
Faccio fatica a convincermi che indifferentemente ciascun produttore serio di olio extravergine si allinei a questa fumosa pratica, svilendo sé stesso, la propria tradizione, il proprio
lavoro, il proprio marchio aziendale, mortificando conseguentemente ciascun consumatore.
L’inerzia delle istituzioni, incapaci di garantire debitamente quanto e come la produzione interna affronti il mercato nazionale ed internazionale, lascia perplessi.
E’ vero, esiste una legge “salva olio”, ma come in tutte le normative, chi vuole rimanere nella legalità si adegua, obbligando sé stesso a muoversi in un dedalo
di laccioli legali e burocratici. Chi rimane indifferente a tali vincoli affronterà agevolmente i mercati perché, ciò che vorrebbe la legge, non lo coinvolge.
La contraffazione del prodotto dunque viaggia parallelamente a quella dell’etichetta e del marchio aziendale che ne garantiscono l’autenticità del contenuto.
Volendo aggredire un mercato con prodotti tutt’altro che genuini mi sarà sufficiente clonare qualsiasi etichetta dal pedigree importante, apporla su merce di origine dubbia o palesemente
scadente “trasformandola” all’istante in prodotto di qualità.
E se questa etichetta fosse irriproducibile?
Se si potesse dargli la vita effimera di un’esistenza, di una consumazione? Se si concedesse all’utente finale di sancirne la fine? Necessariamente ogni etichetta sarebbe diversa da una sorella.
Il produttore, in quanto effettivo “genitore”, garantirebbe su di loro e su quanto su di esse riportato. Una copia identica, ma illegale e sarebbe immediatamente sconfessata, se non dal
produttore certamente dalla sua clientela. Basterebbe identificarle con semplici QR code, univoci e monouso.
Il consumatore avrebbe, con una semplice App e pochi click del cellulare, la certezza dell’originalità perché il messaggio di ritorno -di conferma autenticità-,
solo nel caso di sequenza specifica del singolo QR code conforme, arriverebbe direttamente dal produttore.
Un’etichetta priva di QR code o la cui sequenza fosse non riconosciuta, cioè illegale, sarebbe un falso. La geolocalizzazzione del cellulare che la interroga stringerebbe inoltre il
cerchio sul distributore on the border. E se un produttore non avesse l’accortezza di apporre codici di tutela, probabilmente i consumatori glielo imporrebbero perché interessati alla
propria salute.
A Bologna, in occasione di MARCA 2014, proprio al vostro stand, Newsfood.com, abbiamo incontrato il responsabile di un sistema anti contraffazione che dovrebbe operare con questa logica ma non
ricordo più il nome. Che sia anche questa l’occasione di dargli il giusto spazio e riconoscimento?
PS: è possibile avere un contatto con quell’azienda?
Cordialmente, Roberto Bellotta
Risposta del Direttore:
Caro Roberto,
il sistema di anticontraffazione basato su QR Code è Valuette, un brevetto italiano.
Pare che sia un sistema che permetta, a costi molto contenuti, di “certificare” l’autenticità di un prodotto a marchio poiché il codice assegnato ad ogni singolo prodotto è
rigorosamente univoco e non riproducibile.
Tutti parlano di combattere la contraffazione perchè, oltre a “truffare” il consumatore, crea gravi danni al produttore, all’economia italiana, ed all’Erario.
Ci si chiede come mai la maggior parte delle aziende dell’agroalimentare, ma non solo, non facciano veramente qualcosa per tutelare in primis il loro marchi, la loro reputazione.
E, senza forse, dovremmo essere più chiari e consapevoli di cosa significhi Made in Italy.
Nell’immaginario collettivo, Made in Italy vorrebbe dire: prodotto, lavorato e confezionato in Italia. Ma questo, in un mercato globale come quello di oggi, sarebbe troppo riduttivo. Salvo
qualche prodotto artigianale -questo vale per tutti i paesi del mondo- ormai tutti i prodotti sono realizzati utilizzando componenti o parti “stranieri”. Per una questione di costi e di
convenienza.
E allora?
Siamo ormai in un libero mercato, la cosa più ovvia e fattibile è lasciare che ognuno possa produrre e vendere ciò che crede. L’importante è che il consumatore abbia
la possibilità di conoscere -tramite l’etichetta- cosa sta comprando. La garanzia è il marchio del produttore, o dell’eventuale Consorzio di appartenenza, e sarà suo
compito cercare di tutelare la sua immagine, ovviamente coadiuvato dagli enti preposti.
L’esempio classico che ho riportato più volte è quello della Bresaola IGP della Valtellina. Da molti anni, ed ancora oggi, crediamo di mangiare un prodotto tipico di una nostra
valle ed invece la carne bovina (in regola con il disciplinare IGP) è di Zebù ed arriva congelata dal Brasile. potrebbe anche essere lavorata all’estero, l’importante è che
la “stagionatura” avvenga in Valtellina. Codifichiamo quindi cosa significa Made in Italy e poi magari potremo lamentarci.
Ecco il video girato a MARCA 2014:
Valuette, sistema anticontraffazione QR code, by Bonage Ltd
e i riferimenti di Valuette:
http://www.valuette.net
info@pec.valuette.net
Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com





