CONTRAFFAZIONE o vizietto consapevole?

CONTRAFFAZIONE o vizietto consapevole?

E’ indubbio che la contraffazione dei prodotti Made in Italy procuri un notevole danno all’Italia ed alle aziende che che operano correttamente.
Senza voler fare  troppa retorica ma con il semplice scopo di fare una fotografia della realtà:
Da quanti anni si parla di voler togliere la prostituzione dalle strade?
Da quanti anni vediamo extracomunitari vendere borse, occhiali e prodotti vari abilmente taroccati?
POtremmo fare un elenco interminabile di siutazioni come queste citate…la risposta comunque è sempre la stessa: perchè non c’è la volontà di risolvere il problema.
Tutto è riconducibile al Dio Denaro.

Gli stessi agricoltori, una volta erano solo dei rozzi contadini ignoranti, oggi sono degli imprenditori che sanno bene come sfruttare ogni situazione per cavare sangue dalle rape. Quando piove
chiedono la calamità, quando non piove, idem. Non sono pochi coloro che hanno messo a posto i loro conti con l’occasione di un terremoto, un’alluvione…

Vogliamo difendere il nostro Made in Italy ma siamo noi i primi a non essere chiari.

Intanto dovremmo “codificare” cosa sia e cosa voglia rappresentare.

Se Made in Italy (come vorrebbe qualche talebano integralista) signica: prodotto, lavorato e confezionato in Italia, allora abbiamo sbagliato tutto perchè le nostre materie prime non sono
in grado di soddisfare la richiesta del mercato. Sarebbe la fine della Bresaola IGP (ormai quasi totalmente prodotta con carne manzo congelata del Brasile …di zebù) ed anche della
Mortadella di Bologna IGP ma anche di gran parte degli altri prodotti e venduti col marchio Made in Italy.

Ma la stessa cosa vale per l’abbigliamento, l’arredo per la casa, la tecnologia dove il Made in Italy è visto e concepito come Marchio di azienda italiana, che garantisce la qualità
del prodotto con il suo brand.
Se mai, come per i liquori, la marca dovrebbe preoccuparsi di come poter garantire la veridicità del suo prodotto.

Non basta la dichiarazione in etichetta, bisognerebbe trovare il modo, – come per le uova- ad es con Qcode univoci

trovare il modo per garantire che il prodotto acquistato è autentico, proveniente dalla casa madre. Quindi trasparenza e correttezza di informazione in etichetta.
Ma le aziende hanno interesse a monitorare veramente la propria produzione?

Sicuramente colui che avrebbe il maggior beneficio nella lotta alle contraffazioni, sarebbe proprio l’erario

Morale.
Se vogliamo continuare a lamentarci, continuiamo a farlo, continuiamo a guaire come un cane seduto sulle sue palle

Se invece vogliamo veramente debellare la contraffazione…alziamoci e diamoci da fare, i mezzi tecnici ci sono.

Dobbiamo però snellire le procedure, e colpire in modo duro e adeguato colui che froda e truffa con intenzionalità certa, rispetto a chi compie dei semplici banali errori.

Giuseppe Danioelli
Direttore e Fondatote
Newsfood.com

29 gennaio 2014
Piu’ di un italiano su due (52 per cento) acquista prodotti contraffatti con una netta preferenza per i capi di abbigliamento e gli accessori taroccati delle grandi firme della moda (29 per
cento). E’ quanto emerge dai risultati di un sondaggio on line del sito www.coldiretti.it, in occasione del bilancio fatto dalla Guardia
di Finanza sui sequestri nel 2013 che hanno consentito di togliere dal mercato oltre 130 milioni di prodotti recanti falsa indicazione d’origine o pericolosi per la salute, con una crescita
superiore al 25% rispetto al 2012.

Alla luce di ciò “è quanto mai importante – afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – superare lo stallo che impedisce l’avvio dei lavori della nuova commissione
parlamentare d’indagine sulla contraffazione che estenderà il suo campo d’azione alla fase della commercializzazione dei prodotti contraffatti e quindi al fenomeno dell’Italian sounding e
alla tutela tutela del made in italy”.

Tra gli articoli contraffatti che tentano gli italiani ci sono anche – sottolinea la Coldiretti – gli oggetti tecnologici (14 per cento) ed i ricambi meccanici (6 per cento) mentre c’è una
grande diffidenza nei confronti di medicinali e cosmetici (1 per cento), giocattoli (1 per cento) e alimentari (1 per cento). Si tratta di una debolezza che solo in Italia alimenta un mercato del
falso che fattura 6,9 miliardi di euro secondo una ricerca del Ministero dello Sviluppo economico con il Censis, dalla quale si evidenzia che – riferisce la Coldiretti –  i settori piu’
colpiti sono l’abbigliamento e gli accessori con un giro d’affari del falso di 2,5 miliardi, i cd, dvd e software (1,8 miliardi) e l’alimentare (1,1 miliardi).

Nel caso degli alimentari il reato di contraffazione è piu’ grave perché si possono avere anche pericolosi effetti sulla salute e, spesso a differenza degli altri prodotti, la
vendita di prodotti taroccati – sottolinea la Coldiretti – avviene all’insaputa dell’acquirente.

Ad esserne vittima quest’anno è stato quasi un italiano su cinque (18 per cento) secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Le difficoltà economiche hanno costretto molti italiani a
tagliare la spesa alimentare e a preferire l’acquisto di alimenti piu’ economici venduti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. Dietro
questi prodotti spesso si nascondono, anche, ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi ma – conclude la Coldiretti – possono a volte
mascherare anche vere e proprie illegalità, come è confermato dall’escalation dei sequestri.

www.coldiretti.it

 

Redazione Newsfood.com WebTv

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