Cono e coppa: 27 Euro. A Firenze il gelato vale oro

Cono e coppa: 27 Euro. A Firenze il gelato vale oro

Un cono maxi ed una coppa. Prezzo totale: 27 euro, quasi quanto un grammo d’oro. E, visto che in fin dei conti è solo gelato, la notizia non passa per nulla inosservato.

Il fatto è avvenuto a Firenze, zona Ponte Vecchio. Sara e Hans Peter Ehrlich, turisti di Friburgo, decidono di combattere il caldo, entrando in un locale ed ordinando due gelati al
bancone. I due mangiano (a sentir loro, il prodotto non era granché) in piedi al bancone, poi prendono lo scontrino e subiscono l’impatto della sorpresa e della spesa.

Racconta Caroline Wasserfuhr, proprietaria del bed&breakfast in Valdera che ospita gli Erlich: “Quando me l’hanno raccontato ho pensato che ci fosse di mezzo un problema di comprensione
linguistica, poi mi hanno mostrato lo scontrino e ho capito che era tutto vero”. La Wasserfuhr ammette di aver regalato loro una bottiglia di rosso locale, per medicare le ferite ed evitare
l’idea dell’italiano, furbastro ed approfittatore.

Come prevedibile, il creatore del gelato si è difeso ricordando come il listino dei prezzi fosse regolarmente affisso alla parete. Ma, in maniera altrettanto prevedibile, la
giustificazione cade nel nulla, ed il dibattito cresce, specie tra gli addetti ai lavori.

Persone come Gabriele Poli, ideatore del Festival del Gelato (25-29 settembre): “Il business del gelato è in costante crescita, soprattutto in periodi di crisi sono tante le persone che
decidono di investire sul settore della gelateria, sempre più redditizio”. Secondo la Sigep (Salone Internazionale della Gelateria, Pasticceria e Panificazione artigianale) in Italia
sono 37.000 le gelaterie artigianali e oltre 360.000 le tonnellate di gelato consumato, quasi 6 kg pro capite. Giro d’affari totale, più di 2,5 miliardi di Euro.

Questo vantaggio economico si traduce così in un mare magnum, dove i negozianti scrupolosi nuotano al fianco degli squali, pronti a colpire l’incauto.

A difendere il codice d’onore dei gelatai e le regole del mestiere Bernardo Minniti, una gelateria vicino Santa Croce e segnalazioni di merito sulle guide Touring (L’Italia del gelato) e
Routard. Minniti è preciso: “I due turisti tedeschi hanno pagato il fatto di aver mangiato un gelato a Ponte Vecchio, ma non è detta che abbiano consumato per questo un prodotto
d’eccellenza: di solito nei punti più turistici il gelato strizza l’occhio ai clienti da vaschette stracolme d’aria e coloranti. Un gelato buono non ha l’aria “montata” e non cola dal
cono”.

Alcuni suoi colleghi sono più pratici: in mancanza di un cartello dei prezzi, l’oscillazione dei listini è elevata. La faccenda diventa così questione di “Buonsenso dei
commercianti”; a loro il compito di “Stabilire il giusto costo, anche se in presenza di un listino, in teoria, è tutto lecito”. Così la pensa Federico Grom, la cui catena di
gelaterie con ingredienti biologici copre diversi continenti: l’ultima conquista, il Giappone, con un locale da poco aperto ad Osaka. Grom mette allora le sue carte in tavola: ” I nostri prezzi
oscillano da 2,50 a un massimo di 5 euro, un piccolo lusso, ma comunque accessibile a tutti”.

Matteo Clerici

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