Confagricoltura presenta un piano di azione per superare la crisi della zootecnia da carne

Confagricoltura, nel corso di un incontro dei propri quadri dirigenti del settore allevatoriale, ha presentato un pacchetto di proposte per rilanciare la zootecnia da carne (bovina e suinicola)
che sta vivendo una situazione di estrema difficoltà, che dura da alcuni anni, che non rientra nelle cicliche crisi dei due comparti ma che è diventata, di fatto, strutturale.

Squilibri tra domanda ed offerta, aumento dei costi di produzione e degli oneri burocratici (si pensi all’attuazione delle norme per il rispetto della direttiva nitrati), inefficace
organizzazione economica del prodotto, pressione competitiva dei Paesi Terzi, sono tra i principali fattori che stanno colpendo le imprese italiane dei due comparti.

L’Organizzazione degli imprenditori agricoli sollecita interventi pragmatici ed immediati, non ferrmandosi a denunciare la situazioni di crisi, ma individuando le azioni da mettere in atto
nell’immediato.

«La posizione di Confagricoltura nasce da un approfondimento circostanziato nelle proprie Federazioni di prodotto e nelle sedi territoriali, facendo propri gli indirizzi degli allevatori.
Certo la situazione politica non è delle migliori ma non si possono procrastinare gli interventi per uno dei settori strategici dell’agricoltura italiana», hanno rimarcato al
sottosegretario per le Politiche Agricole Guido Tampieri, il presidente ed il vicepresidente di Confagricoltura Federico Vecchioni e Antonio Borsetto nel corso di un meeting romano dei quadri
dirigenti dell’Organizzazione.

«Il nostro ruolo – ha detto il presidente Vecchioni – è quello di sollevare problemi e sollecitare soluzioni praticabili. Sappiamo quali sono le risorse disponibili del ministero,
quindi abbiamo tarato le richieste ad un percorso percorribile e da subito. Sottolineando l’urgenza e l’indifferibilità delle azioni da compiere».

Il vicepresidente Borsetto ha fatto presente la complessità della soluzione e la necessità di affrontare la situazione anche a livello europeo, ma preoccupano i tempi di risposta
e la necessità di mediare con gli altri 26 partners. Insomma non tutte le risposte possono venire dal governo e dal ministero per le Politiche agricole; «sono però convinto
che se ciascuno di noi ha un pezzo di strada percorribile, lo deve fare».

«Ci facciamo promotori .- ha concluso Federico Vecchioni – di un percorso che dovrebbe portare ad un’inversione di rotta. Un percorso che dobbiamo fare tutti assieme filiere
agroalimentari di settore ed Istituzioni».

OBIETTIVI E PROPOSTE DI CONFAGRICOLTURA PER SUPERARE
LA CRISI DELLA ZOOTECNIA DA CARNE

Confagricoltura sollecita un vero e proprio «piano di azione» coerente e concreto per uscire dalla crisi.

Ipotesi di interventi – Bovini da carne
Obiettivi:

– incrementare il potenziale produttivo della «linea vacca-vitello»;
– aprire nuove ed alternative fonti di approvvigionamento del bestiame da ingrasso;
– razionalizzare i processi produttivi e commerciali che riguardano l’intera filiera;
– migliorare e semplificare i sistemi di valutazione, tracciabilità e valorizzazione delle carni italiane;
– recuperare la competitività del segmento produttivo del comparto, anche mediante un maggiore equilibrio nella ripartizione dei ricavi lungo la filiera;
– snellire le procedure e ridurre i costi burocratici che gravano sulle imprese.

Per questi fini si propongono i seguenti strumenti di attuazione:

1. la definizione di un disciplinare di etichettatura che uniformi i comportamenti degli operatori, agevoli le conoscenze del consumatore e favorisca la promozione del prodotto italiano;
2. l’incremento del numero delle vacche nutrici, oggi in grado di assicurare solo il 25% del fabbisogno di capi da ristallo attraverso incentivi all’acquisto di materiale genetico di razze
proprie della linea vacca-vitello;
3. la promozione di strutture di produzione organizzata (Op) nonché di filiere corte tra produzione organizzata, trasformazione e commercio, incentivando le Op tramite la realizzazione
ed il finanziamento di progetti di filiera.
4. Un capitolo a parte merita l’impegno per la sburocratizzazione che dovrebbe prevedere quanto meno le seguenti misure:

– l’abolizione del carico minimo di bestiame per ettaro al pascolo. Norma peraltro in contrasto con l’opzione del disaccoppiamento totale scelta dall’Italia nel 2005;
– il mantenimento dell’attuale soglia di tolleranza per gli errori commessi dai tecnici nella classificazione delle carcasse che con la Legge Comunitaria 2007si vorrebbe elevare dal 5 al
10%;
– l’ottimizzazione dei registri sanitari aziendali nonché dei registri movimentazione e registrazione capi;
– la definizione di misure per la gestione di Consorzi per il ritiro dei capi morti in azienda nonché degli animali non trasportabili al macello;
– la riduzione del carico burocratico connesso all’applicazione della direttiva nitrati;
– l’applicazione uniforme su tutto il territorio della normativa ambientale e sanitario-veterinaria (biosicurezze).

Ipotesi di interventi – Suini
Obiettivi:

– la diversificazione degli indirizzi produttivi (suino leggero/suino pesante);
– una maggiore trasparenza dei sistemi di rilevazione delle quotazioni e nella compravendita dei capi;
– una migliore sinergia tra produzione e distribuzione moderna con mutui vantaggi;
– un recupero della competitività del segmento produttivo, anche mediante un maggiore equilibrio nella ripartizione dei ricavi lungo la filiera.

Gli strumenti utilizzabili a questo scopo nell’immediato e nel medio periodo potrebbero essere i seguenti :

1. la decretazione dello stato di crisi del comparto;
2. la previsione di un programma di finanziamento per accompagnare le aziende, anche attraverso la riduzione dei carichi produttivi, al rispetto dei nuovi parametri ambientali;
3. l’introduzione di procedure per la programmazione delle produzioni Dop rispetto alle effettive potenzialità;
4. il potenziamento dei controlli da parte degli Enti preposti (IPQ – INEQ);
5. la definizione di un sistema volontario di etichettatura per le carni suine;
6. incentivi per la valorizzazione e promozione delle carni italiane, del Gran Suino Padano, del suino Napoli e dei relativi prodotti trasformati;
7. un migliore accesso al credito per gli allevamenti;
8. l’aumento delle restituzioni all’esportazione per i prodotti della salumeria;
9. l’aumento della percentuale di compensazione IVA e la riduzione degli oneri previdenziali;
10. la definizione con le Camere di Commercio e la Borsa Telematica di un diverso sistema di rilevazione delle quotazioni dei suini nonché la definizione di criteri condivisi di
valutazione delle diverse tipologie di carcasse;
11. la definizione di un «contratto tipo» per la compravendita dei capi a livello nazionale;
12. la promozione di strutture di produzione organizzata (Op) nonché di filiere corte tra produzione organizzata, trasformazione e commercio, incentivando le Op tramite la realizzazione
ed il finanziamento di progetti di filiera;
13. una effettiva riduzione dei carichi burocratici ed amministrativi tramite:
– L’accorpamento in un’unica struttura nazionale di tutti i controlli ufficiali. In Italia sono oltre dodici gli enti e corpi istituzionali che svolgono i controlli e analisi negli allevamenti.
Tutti corpi ed Enti che, nella maggior parte dei casi, si sovrappongono su medesime tipologie di controllo, svolti con diversi criteri applicativi ed interpretativi;
– la definizione di misure per la gestione di Consorzi per il ritiro dei capi morti in azienda nonché degli animali non trasportabili al macello;
– la definizione di criteri per la gestione ottimizzata dei registri sanitari aziendali, dei registri movimentazione e registrazione capi;
– l’applicazione uniforme su tutto il territorio della normativa ambientale e sanitario-veterinaria (biosicurezze).

Leggi Anche
Scrivi un commento