Con Donald Trump, vino e cibo europei diventano super lusso?
11 Novembre 2024
Riduzione e cambio mercato USA vuol dire crisi per il 30% delle aziende vitivinicole italiane
Trump: vino e cibo europeo diventano super lusso? Probabili aumenti dazi doganali dal 10 al 30%
Newsfood.com, 11 novembre 2024
CAMBIO INASPETTATO DEL TITOLARE ALLA CASA BIANCA E MERCATO USA.
TRUMP: VINO E CIBO EUROPEO DIVENTANO SUPER LUSSO?
RIDUZIONE E CAMBIO MERCATO USA VUOL DIRE CRISI PER IL 30% AZIENDE VITIVINICOLE NAZIONALI
I media mondiali, all’unanimità o quasi, negli ultimi 2 mesi, hanno sciorinato in tutte le salse sondaggi che si sono rivelati errati, ma non di uno scarto statistico, bensì di percentuali alte sia come voto popolare che dei delegati.
Un errore dei sondaggisti (tutti?) o una voluta interpretazione di scelta politica?
E’ una domanda che sta invadendo e correndo – oggi dopo il risultato finale – fra tutti i commentatori, testate e media mondiali. L’elettorato americano ha buggerato i sondaggisti? Gli elettori non hanno dichiarato pubblicamente per chi hanno votato? La sensazione è che gli americani, ricchi e poveri, del Nord o del Sud, uno Stato per l’Altro, hanno voluto dare una sterzata forte. E l’Europa?
E’ una domanda che sta invadendo e correndo – oggi dopo il risultato finale – fra tutti i commentatori, testate e media mondiali. L’elettorato americano ha buggerato i sondaggisti? Gli elettori non hanno dichiarato pubblicamente per chi hanno votato? La sensazione è che gli americani, ricchi e poveri, del Nord o del Sud, uno Stato per l’Altro, hanno voluto dare una sterzata forte. E l’Europa?
Il cambio alla Casa Bianca, previsto dal 2025 (ma sicuramente prima), cosa comporterà per il vino e il cibo di qualità (e non solo) europeo e italiano in particolare? Il presidente Donald Trump è anche produttore di vino in Virginia.
Attualmente sul mercato Usa l’Italia esporta prodotti per 2,2 miliardi di euro e apparecchiatura e macchinari e strumenti per quasi 10 miliardi di euro.
Cibo e Vino, fuori dalla pausa Covid, è sempre stato in crescita significativa e continua dal 2017, anche durante il primo mandato di Trump. Agli americani piace ” la tavola” italiana ed europea, ovviamente in una fascia di consumatori e mercato medio alto e altissimo. I turisti americani arrivano in Italia ponendo al secondo gradino di gradimento l’enogastronomia.
In Francia è quasi lo stesso. Pasta, vino, olio d’oliva, formaggi ai primi posti, con il solo vino che vale 1,6 miliardi di euro, per oltre 1/4 dettati solo dal sistema Prosecco docg-doc! In ogni caso un primo mandato di Trump che aveva “salvato” più il vino italiano che quello francese nell’occhio del ciclone per motivi extra enologici. Dazi poi congelati fino al 2026 da Biden.
In campagna elettorale il presidente Trump, rispetto al primo mandato, è stato ancora più chiaro: prima gli americani e l’America e una nuova età dell’oro, basta guerre e mercati più sicuri e stabili. Slogan che vanno declinati in una realtà planetaria che vede coinvolti Cina e Russia.
E l’Europa? Sposiamo in pieno il sunto del presidente Draghi: deve essere l’occasione irripetibile perchè il vecchio continente faccia un salto enorme verso l’autonomia unitaria continentale in vari comparti. Un proposito che trova fattibilità immediata grazie alla attuale situazione finanziaria (borse positive), economica (inflazione in calo), mercati (stabili), consumatori (sempre più su due soli binari), ma può diventare impossibile e distruttiva se è preminente e unica la questione di uniformità geopolitica da difendere a tutti i costi con una forte instabilità e dinamicità di troppi fattori produttivi.
Per i governanti europei – appena eletti sull’onda di uno sperato diverso risultato elettorale americano – suona l’ultima campanella scolastica.
Questo secondo mandato dei Repubblicani in Usa (congresso e camera dello stesso colore) sarà diverso soprattutto nelle velocità decisionali e scelte orientate ad un certo tipo di mercato “che tira” e che può essere meglio posizionato nel breve futuro. Per esempio tutto quello che ruota attorno alla tecnologia, non l’agroalimentare.
Anzi, in Usa, il sostegno agli agricoltori americani può essere un dato di fatto che si concretizza a breve. In Usa il mercato sarà sempre più polarizzato per cui – in brutale sintesi – il vino italiano (e francese) dovrà posizionarsi nella fascia alta dei canali di mercato anche in funzione dei probabili dazi dal 10 al 30% che possono essere messi all’importazione dei beni esteri che fanno concorrenza ai prodotti stelle e strisce. Verrà a mancare una fascia di consumatori che oggi sono i principali acquirenti (in volumi) del vino italiano.
Anche se per i primi 9 mesi del 2024 il mercato americano dà ancora buoni segnali di crescita, meno in volumi e più in valore, vino e cibo italiano devono prendere nuove misure e avere nuove opportunità.
Ribadiamo – come Osservatorio Ovse – che occorre rivedere politica e strategia. Oggi Ocm, mercato e promocommerciale sono fattori secondari, urge una nuova impostazione produttiva, scelte difficili. Negli ultimi 10-15 anni sono spariti dai tavoli decisionali nazionali ed europei i “tecnici esperti preparati” per il vino e il cibo italiano, sia come rappresentanti consortili che giuridici e sindacali. si nota una assenza di strategia collettiva di lungo periodo a vantaggio di immediate scelte di imprese settoriali, parziali.
Mancano progetti, mancano figure professionali che guidino il sistema. Strategia e mercatI guidati solo da bravissimi produttori-imprenditori-presidenti non è sufficiente, anzi non risponde ai bisogni di concorrenza, di trasparenza, di identità territoriale.
Giampietro Comolli
Agronomo Enologo Economista Accademico
Presidente di CevesUni
Redazione Newsfood.com
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