I dati di mercato e consumo del 2024 alla vigilia delle feste di Fine Anno non sono entusiasmanti, anzi, così sostiene l’
Osservatorio.Ovse.org di Piacenza. Non appare e non è una nuvola passeggera o uno status occasionale di riflessione per motivi passeggeri o contingenti (guerra… inflazione… nuovi mercati… cambio presidente in Usa…), siamo già entrati in una fase molto particolare, difficile, impegnativa che non può essere lasciata in mano a pseudo esperti dell’ultima ora, a influencer, a personaggi legati a un modello passato in cui la referenzialità, i premi e i premiati, i grandi personaggi dello sport o dello spettacolo da imitare, potevano servire per attrarre consumi e consumatori.
Oggi il consumatore di vino e alcolici (sicuramente più del cibo ad eccezione di alimenti molto sofisticati e di lusso) è per la gran parte maturo soprattutto nei paesi produttori e più consumatori. Il sistema vite-vino, non solo italiano, ha bisogno di un forte ricambio e una forte inversione di marcia. Segnali importanti e co-determinanti arrivano anche da finanza, aste, contratti, ricerca mercelogica, collezionismo di diversi prodotti di lusso… ma rappresentano una co-componente.
Il lusso resisterà ma sarà sempre vicino all 1-2 % del numero totale di acquirenti e dei volumi totali e i marchi noti dovranno lottare ancor più per tenere la posizione e la fedeltà del cliente. Oggi situazione già molto evidente in grandi marchi della moda italiana e francese… vino compreso.
Drastica, concreta, urgente dovrà essere la proposta operativa e imprenditoriale che dovrà essere messa in campo. Una soluzione unica per tutti non esiste… per questo le esperienze e le conoscenze di manager storici diventano fondamentali!
La soluzione non è nella ricerca o nello sviluppo di nuovi mercati, nuovi canali, nuovi prodotti, nuove etichette. C’è un problema, o per lo meno una querelle, fra produzione e tipologia di consumatore, nel mondo della produzione e nel mondo dei mercati di consumo con leggi, norme, sentimenti, necessità assai differenti legati ad un “modello di vita” in forte cambiamento ma nello stesso tempo “molto omogeneo” fra paesi dove una volta le differenze erano abissali. Ovvio che stiamo parlando di vino naturale ordinario quello definito da UE con regolamenti che devono essere rivisti.
Non parliamo di vini spiritosi, dealcolati, bevande a base di uva e frutta che non devono assolutamente essere ricompresi e confusi con le produzioni di vino tradizionali.
Il vino è una bevanda che non tramonta e non tramonterà mai, ma sta incontrando diverse problematiche alla produzione e al consumo con le nuove generazioni e nuovi paesi dopo il boom della generazione yuppy degli anni ’80 e fine millennio scorso, ancora sensibili e legati a un modello familiare e stile di vita di grande crescita e prospettiva.
Il futuro “molto prossimo” è quello di una forte riduzione dei consumi, più forte nei mercati dei paesi più in crisi economicamente, con una decrescita demografica, con un forte aumento di anziani oltre i sessantacinque anni e nei paesi con un popolazione numerosa sotto i 25 anni. Il vino come altri prodotti alimentari non rientrano nella necessita di consumo anche occasionale di chi oggi ha meno di 25-27 anni.
Sono altre le aspettative, sentiment, voglie, bisogni di queste generazioni.
Diventa quindi importante studiare questa situazione da un punto di vista demografico-antropologico-bisogni-opportunità di vita per capire mercati e consumi (non solo tipologia merceologica e disponibilità economica) per individuare una possibilità almeno di mantenere le caratteristiche di un prodotto e la sua identità, con riduzione produzione e consumi.
L’aumento dei pensionati e della ricerca salutistica a tutti i costi (a volte anche seguendo fake news sempre più incessanti) porta ad un progressivo abbandono. Se fra 5-8 anni i livelli di consumo procapite di vino scenderanno (come qualcuno prevede) da 28-29 a 18-19 litri anno, se esisteranno giacenze a fine anno che superano la produzione vendemmiale stessa aziendale e nazionale, se il consumatore potrà spendere in media solo 5-10 euro alla bottiglia… allora occorre oggi trovare una nuova strategia e un nuovo modo di fare impresa.
Spererei che qualche presidente istituzionale molto vicino all’attuale ministro e ministero stimolasse fortemente a creare un tavolo concreto per un piano di lungo periodo viticolo e vinicolo che coinvolga tutte le regioni e i comuni visto le competenze e le responsabilità territoriali dei vari enti pubblici, Regioni e Assessorati Agricoltura-Ambiente-Industria in particolare.
Finito il tempo dei sommellier e degli enologi guru (men che meno dei finti venditori e influencer sul web), occorre una strategia rivoluzionaria anche a caro prezzo per qualche impresa e categoria.
Urgentemente intanto che i numeri sono ancora governabili e sopportabili.
Non facciamo la fine dei “negozi di vicinato” che stanno chiudendo alla grande perchè non si è trovata 10-20 anni fa una strategia e una politica istituzionale di controllo e supporto.
Giampietro Comolli
Redazione Newsfood.com