Comunità montane, Forza Italia: «Riforma complessa, coinvolgere le realtà locali»

Torino – La riforma delle Comunità montane è un questione troppo delicata e complessa per essere affrontata nell’arco di pochi mesi, senza un coordinamento tra le
Regioni, soprattutto se ci saranno, come probabile, le elezioni politiche, è necessario andare oltre il termine previsto dalla finanziaria, che scade il prossimo 30 giugno.

E’ emerso al convegno, organizzato dal Gruppo regionale di Forza Italia oggi a Torino, con gli amministratori dei Comuni e delle Comunità montane, per avere indicazioni e proposte da
portare al confronto con il centrosinistra. All’incontro, introdotto dal capogruppo azzurro Angelo Burzi, hanno preso parte Mariangela Cotto, vicepresidente del Consiglio, i consiglieri
Caterina Ferrero e Luca Pedrale, il sen. Lucio Malan e l’on. Walter Zanetta.

«Forza Italia non accetterà che, come tende a fare in numerose occasioni – ha detto Burzi – la Giunta Bresso si appropri delle competenze legislative, che sono prerogativa del
Consiglio. Per questo abbiamo già chiesto di ricondurre il dibattito, fin da subito, nelle sedi appropriate cioè l’VIII e la III Commissione consiliare. Da oggi ci apriamo
all’ascolto delle proposte che verranno dagli amministratori e dal territorio, perché è chiaro che una riforma di questa portata non può passare sulla testa di chi ogni
giorno vive tale realtà. Il Piemonte è sempre stato all’avanguardia nella legislazione per le aree montane, un primato che si è costruito sul dialogo e sulla
partecipazione».

Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di Mariangela Cotto, che ha iniziato ricordando l’articolo 44 della Costituzione, che contiene una riserva legislativa per i provvedimenti a favore
della montagna.
«I tempi che sono stati dati dalla finanziaria – ha aggiunto – sono stretti, non credo che il Piemonte debba fare per forza il primo della classe. Anche perché non posso credere
che le venti Regioni possano muoversi in modo del tutto autonomo, dando origine a un quadro eccessivamente differenziato. Occorre un’armonizzazione della disciplina a livello di conferenza
delle Regioni, ed è quanto chiederemo di fare alla presidente Bresso, riferendone quindi al Consiglio. Il percorso legislativo dovrà poi prevedere le consultazioni degli enti
locali, evitando forzature inaccettabili. Stiamo parlando dell’assetto di enti che da decenni garantiscono, soprattutto in Piemonte, servizi rilevanti e indispensabili nelle aree più
disagiate del Piemonte».

Infine Cotto ha ricordato il problema dei fondi strutturali dell’Unione Europea, per i quali sta partendo il programma 2007-2013.
«Si rischia di mandare all’aria un sistema che oggi funziona – conclude – per risparmiare, si stima, circa 3 milioni di euro. Dimenticando però il rischio di perdere decine e
decine di milioni di euro, legati ai fondi strutturali e ai relativi progetti, proprio mentre si avvia il nuovo programma dei fondi strutturali».

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