Comolli in Francia: vendemmia, sidro e Calvados (Parte 2 di 5)

Comolli in Francia: vendemmia, sidro e Calvados (Parte 2 di 5)

By Redazione

Continua il diario di Giampietro Comolli che ci racconta i 5.500 km percorsi in trenta giorni sulle strade francesi del vino tra vigne, vignerons, cantine, luoghi di ristoro e
ospitalità.
In questa seconda parte (2 di 5) Comolli ci parla del perchè del suo  viaggio in Francia in periodo di vendemmia e poi c’è qualche divagazione dal vino: sidro, Calvados e tanta
buona accoglienza.
Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

Il vino sta attecchendo, come consumo e anche come produzione, in Paesi che solo 10 anni fa neanche sapevano esistesse. Globalizzazione  e una economia di imitazione, di sfruttamento e di
invasione evidentemente portano a trovare strade nuove, anche produttive.
La Cina è l’ultimo esempio. La diffusione trasversale commerciale e spesso l’incertezza reddituale e  l’obbligatorietà di privilegiare “beni di consumo necessari”  
spinge a considerare e spingere il vino sempre più verso un rapporto soggettivo e privato fra produttore, consumatore e luogo di consumo. Ovvero la fedeltà di acquisto e di gusto
è una questione diretta e non generalista dettata dai rapporti individuali BtoC.
E’ l’ennesima dimostrazione che, indipendentemente dalla tipologia di vino o processo tecnico o etichetta UE, si recupera un nuovo rapporto e sviluppo di consumo nei mercati dei Paesi produttori
solo con un contatto continuo, assiduo, forte, diretto con il consumatore.  Per questo era giusto visitare (imparare? capire?) che cosa succede nel primo Paese produttore al Mondo di
vino in senso assoluto, non relativo: 45 milioni di ettolitri, circa il 40% esportato, circa il 75% imbottigliato, un valore medio all’origine della bottiglia sui  5 euro (bottiglia da 75
cc), ancora circa 45 litri/procapite/annuo per il consumo nazionale.  
Ne è valsa la pena percorrere  5.550 chilometri, in 29 giorni, toccando 8 regioni, mettere mano a potatrici e secchi in 6 vendemmie. Ho percorso e camminato nelle vigne francesi,
per confrontarmi e verificare. Prima le uve bianche e poi i grandi territori di rosse,  panini e pasti al sacco e cene da qualche “cuoco” più o meno emergente.
Ho trovato il modo anche di essere presente a tre convegni, uno a Parigi, uno a Epernay dei delegati Unesco sui parametri per definire le vigne patrimonio della Umanità, uno sui prezzi
delle uve e dei vini al consumo in Francia. Tutti temi che alla sera saltavano fuori fra un plat e un plateau della nouvelle cousine o una ricetta della nonna francese.
Il burro, ad ogni modo, non manca mai.

DIVAGAZIONE DAL VINO: sidro e Calvados
Giampietro Comolli:
in attesa che le uve rosse di Bourgogne e Bordeaux fossero pronte per la vendemmia ho  voluto anche entrare nel territorio e nella storia del sidro e del Calvados. Non avevo mai avuto
l’occasione di conoscere questo antico prodotto, fra fermentazione e conservazione, fra prodotto che ha unito due sponde e diviso spesso i cultori enoici dai Cimbri.  
La regione di produzione si pone, non solo geograficamente,  fra cultura  normanna e bretone;  nei meleti di Stark red, di Renette, di Stayman, di Breabrun per citare le più
note, oltre a varietà locali piccole, dure, croccanti, dal sapore di terra croccante, salmastro e acidulo.
Qualche produttore, pochi, aggiunge  anche il succo fresco della pera Barlett o Kaiser (solo il 4%). Bevanda “lanciata” da Carlo Magno che ebbe un grande sviluppo all’epoca dei danni della
fillossera alle vigne, ma grazie a tasse e divieti anche con condanne penali imposte dal Sovrano dell’epoca, dal 1610 al 1630 è preservata da copiature e produzioni fuori dal territorio di
origine anche in Francia. Una regola di 400 anni, oggi utilissima, da esclusività assoluta.  Distillato di succo di mele, il meglio è a Le Père d’Auge, da 10 a 12 anni
di invecchiamento in botti di quercia.  
Una esperienza anche questa, con un assaggio di sidro giovane frizzante e anche di due birre artigianali, oramai diffuse fra i giovani imprenditori francesi. Ognuno con la sua ricetta: a
Deauville come a Pont-l’Eveque (foto)  o a Honfleur, quest’ultimo un meraviglioso paese sul mare da cui si vede il ponte sospeso di Le Havre.

Altro incontro “fuoritema” è stato Pointe du Raz, punta estrema della Bretagna di Quinper, verso l’oceano, dopo Vannes, St-Nazaire foce della Loira.  
Cene da segnalare, in ordine: a Plerin di Saint Brieuc , l’osteria gran ristorante La Veille Tour, in rue de la Tour con un menu molto epicureo, lo chef Adam ci presenta piatti molto ricchi. Mi
butto sul pesce e mi faccio condurre in una degustazione di 6 assaggi monotematici sui pesci grandi della Manica e del Baltico. Prezzo significativo, da ricordare.
A Quinper ho soddisfatto le mie voglie di formaggio e torte ripiene a L’Ambroisie, in rue de Freron al civico 49, ottimo ed accogliente, prezzo sempre da segnare sul calendario.

Infine  mi sono ricordato che il passaggio della Barriera Normanda va sempre festeggiato e così, in rue de General Leclerc a Deauville, mi sono fermato a la Flambèe, senza
prenotare, un venerdì sera, posti liberi, ottimo ristorante che guarda il mare, profumi iodati in ogni piatto, con a destra l’estuario mastodontico della Senna e il famoso Gran Pont en Arc
di Le Havre. Prezzo più contenuto: due portate più acqua e vino, su 100 euro, circa la metà dei precedenti.  In tutti e tre la scelta dei vini era mastodontica e al 95%
solo francesi.

L’ultima mattina colazione con croissant caldi al cafè du Port di Honfleur caratteristica cittadina turistica. Tutta la costa normanna è un susseguirsi di cittadine turistiche con
case a strapiombo o sul litorale del mare, oppure allineate lungo estuari, canali e bordi di fiumi. L’acqua non manca come non mancano i formaggi.  
A Pont l’Eveque merita, sosta e acquisto, la boutique des Fromages di Pierre Saint Jacques, vicino alla cattedrale e al canale, per il Camembert (latte di vacca al 100%, pasta molle e crosta
naturale), il Pont l’Eveque locale, di vacca al 100% freschissimo al punto a temperatura ambiente in pochi minuti uno spicchio perde la forma e il Livorat, sempre molle e sempre di mucca. 
Il plateau di formaggi era accompagnato da pane francese caldo con il famoso  Buerre d’Isigny salato, prodotto sul mare in bassa Normadia in quella zona dove la bassa marea è molto
evidente e lascia decine di km2 di costa marina senza acqua.    

Giampietro Comolli
O.V.S.E.-C.E.V.E.S.
Founder&Chairman                                                            

Italian Bubble Wine Economic Observatory
Osservatorio Studi Economici Vini Effervescenti
Via Rinaldo Ancillotti 5,  29122 Piacenza – Italia
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