Giampietro Comolli in Francia: 30 giorni “immerso” nel vino (Parte 1 di 5: Vino Biologico)

Giampietro Comolli in Francia: 30 giorni “immerso” nel vino (Parte 1 di 5: Vino Biologico)

Milano, 24 ottobre 2013
Il mondo del vino è in ebollizione; da qualche anno stiamo assistendo ad un crescendo continuo del settore ma si assiste anche ad un calo notevole dei consumi interni e quindi una corsa
verso nuovi mercati.
Il problema più evidente è però la mancanza di una strategia collettiva dei produttori italiani sia per affrontare il calo dei consumi interni che per far conoscere e
apprezzare i nostri prodotti all’estero.
E’ come se fossimo rimasti al tempo dei Comuni, arroccati nei nostri castelli.
Giampietro Comolli è un esperto di vino, le bollicine sono la sua passione, ma è anche un economista attento. Da anni cerca di far capire che è necessario adeguarci ai tempi
se vogliamo che il vino Italiano sia apprezzato per il suo valore sia sulle nostre tavole che dai milioni di consumatori nel mondo.
Questo suo viaggio in terra di Francia -non c’è alcun dubbio che i nostri vicini siano più bravi a valorizzare le loro eccellenze (non solo il vino e altri prodotti agroalimentari
ma anche l’arte, il turismo, i musei, i canali navigabili…)- non è altro che una conferma che ciò che andava predicando era ed è vero.
Lasciamo però che sia Comolli a raccontarci il suo viaggio.
Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

Vedi anche:
Giampietro Comolli, Francia e
Italia del Vino: non misuriamoci sui volumi ma per valori geopolitici ed economici

Francia, Tour 2013 Grandes Vendanges
11 settembre-10 ottobre 2013, tempo di vendemmia

Giampietro Comolli:
I vini Bio francesi – chiarezza, semplicità e unicità

Dopo 12 anni, ritorno in Francia a “camminare” le vigne delle grandi Aop transalpine, ma anche a mettere mano fra i filari. Vendemmiare è una parola grossa, ci provo.
Per me è come tornare alla fine degli anni ‘70 e inizio ’80, quando feci le ultime mie vendemmie, nella azienda di famiglia, sui Colli Piacentini, dove ho imparato a fare il vino con
Ortrugo, Barbera, Bonarda. In Francia ho rivisto amici di vecchia data, oramai “canuti” anche loro, qualcuno pelato, tutti ancora alla guida dell’impresa, con grandi successi raggiunti.
Insieme a me, unico italiano presente al Tour des Grandes Vendanges, altri 7 amici provenienti da Paesi diversi per “toccare con mano” la realtà vera della produzione francese, letture e
lezioni tenute da grandi agronomi ed enologi. Un excursus-tour  che si potrebbe organizzare stabilmente anche in Italia, ad invito, fra 6-7  territori/regioni particolarmente
interessate.
Il Tour mi ha guidato verso le regioni delle  uve bianche e rosate della Cote Rotie alla Champagne, da Sancerre a Grasves, da Chablis in Alsazia  ma senza tralasciare il Beajolais e,
infine, già a ottobre inoltrato, alle uve rosse di Bourgogne e Bordeaux.
Mentre si raccoglie tra i filari e si degusta attorno a un tavolo, -continua Giampietro Comolli per Newsfood.com- si parla fra produttori, vendemmiatori e invitati…di uva e di vino.
Il vino biologico è un tema caldo in Francia, fra la posizione convinta dei “pro” della legge europea, molto articolata la tesi dei “contro”.
A gennaio 2014 a Montpellier si terrà la più grande mostra di aziende vins-bio, circa 4.000 case da più Paesi.
Dopo la Spagna, la Francia è il secondo produttore (quasi pari a Italia) con 60.000 ettari iscritti, di cui 20.000 in Roussillion-Linguadoc, 15.000 nella regione Provenzale, 10.000 in
Aquitania e altri 15.000 sparsi nelle altre regioni. Un fenomeno in crescita, dal 2003 al ritmo del 5-7% annuo, nel 2013 rappresentato da circa 6.000 cantine ufficiali.
Le richieste principali vengono da Canada, Germania, paesi del nord Europa, ma è in forte progresso la domanda in fascia alta extraUe.  In Francia 1 su 3 consumatori di vino, chiede o
beve anche occasionalmente vins-bio, quasi esclusivamente di origine nazionale.  Un giro d’affari calcolato in 550 mil/euro, di cui il 25% realizzato all’estero.
La vendita in cantina copre quasi il 50% del totale, a dimostrazione dell’importanza del rapporto consumatore/produttore/zona, il resto è diviso fra enoteche specializzate, ristorazione di
alto pregio e distribuzione generale.
La insegna Monoprix e il marchio Mach presentano spazi dedicati. Il prezzo è il più vario, mediamente per canale, da 7 a 45 euro la bottiglia su scaffale. Pur presentando una
forbice ampia, il vin-bio tira, ma è più legato ad un consumatore e a un mercato elitario, da “amateur”.
La Francia ha adottato un regolamento nazionale da anni, voluto da Nicolas Joly, con norme giudicate dai “puristi” ancora blande, ma è ben chiaro che “tutti” non possono produrre vini
biologici.
Un patentino di produzione concesso e certificato solo da un organismo terzo.  Senza il controllo non si può produrre vino-bio. Dal 2012, dopo anni di grandi indecisioni, -continua
Giampietro Comolli per Newsfood.com- la normativa comunitaria ha definito sia la produzione che la vinificazione che l’etichettatura.
Non si parla più di “vino di uve da agricoltura bio”, ma di “vino bio” con il marchio UE-Bio impresso in etichetta. Per i fautori ad oltranza è un grande successo, per molti ci sono
ancora troppe scappatoie, difficoltà dei controlli, poca realtà.
Quest’ultimi considerano la “certificazione di vin-bio” quasi impossibile, i controlli difficili, le certezze per i consumatori basate solo sulla conoscenza diretta del singolo produttore. In
Francia c’è un disciplinare unico nazionale, aggiornato con la norma UE-2003/2012 in vigore dalla vendemmia scorsa, un elenco ufficiale nazionale di aziende viticole produttrici di vini
certificati e autorizzati, con norme di designazione, ma criticato da molti perché consente ancora troppe deroghe su fertilità e tipologia terreno, tecniche agronomiche, scelta
varietale uve e ceppi, prassi e tempi di lotta biologica, su “regioni” vocate e uniche, elenco positivo e dosi dei diversi coadiuvanti del processo di vinificazione, eliminazione di ogni rapporto
con prodotti industriali di largo impiego.

I puristi francesi evidenziano ancora che esistono maglie troppo larghe sulle  regole di stabilizzazione tartarica, uso di anidride solforosa, % di deacidificazione e dolcificazione
aggiunta. Tecniche rigide che renderebbero però difficili, se non impossibili, certe produzioni e questo trova antagonisti le grandi Aop del centro-nord della Francia.  Su queste
deroghe sia Francia che Spagna hanno puntato molto per le caratteristiche climatiche e di vinificazione di certi vini. Infatti in certe regioni Aop-Qop la produzione vino-bio non esiste o
è limitata a qualche produttore isolato.

Giampietro Comolli
O.V.S.E.-C.E.V.E.S.
Founder&Chairman

Italian Bubble Wine Economic Observatory
Osservatorio Studi Economici Vini Effervescenti
Via Rinaldo Ancillotti 5,  29122 Piacenza – Italia
http://www.ovse.org info@ovse.orgcomolli@ovse.org
@gpietrocomolli
skype:  giampietro.comolli
http://www.linkedin.com/pub/dir/giampietro/comolli

Redazione Newsfood.com

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