Coldiretti Ferrara: da Bondeno un forte segnale di accellerazione per la filiera tutta italiana e tutta agricola
13 Ottobre 2009
“Sappiamo bene quali sono le domande che si fanno e ci fanno le imprese agricole, troppo spesso però mancano risposte e senza risposte e senza un forte impegno a realizzare i progetti
rischiamo di non avere futuro. Coldiretti, in molti ambienti criticata tenta di dare risposte, cosa che molti altri non fanno, limitandosi a criticare il ministro o il governo di turno, o
fermandosi alla lamentela fine a se stessa. I tempi sono cambiati e dobbiamo avere anche l’orgoglio di dirci che la nostra organizzazione, molto prima di altri settori economici, ha posto in
essere idee e progetti per rendere riconoscibili ed apprezzabili i nostri prodotti e riscuotere consenso nella società civile: dobbiamo ancor più accelerare e proiettare le nostre
imprese in un futuro diverso, salvando quei pezzi di passato che hanno funzionato e riprogettando tutto quello che sta attorno alle imprese agricole per ridare il governo delle scelte e degli
interessi ai veri agricoltori”.
Il Presidente di Coldiretti Ferrara, Mauro Tonello nel chiudere il convegno sui cereali e le filiere agricole italiane, ha insistito sulla necessità di costruire un nuovo soggetto
economico con la fondamentale partecipazione dei Consorzi Agrari italiani e che potrebbe avere i numeri per rappresentare oltre la metà dell’agroalimentare italiano, in tutti i passaggi
della filiera: dalla ricerca agronomica, alle sementi, all’assistenza tecnica, sino alla raccolta, stoccaggio, trasformazione e vendita, anche in filiera corta ai consumatori, dei prodotti dei
soci.
“Prese singolarmente le esperienze di un solo Consorzio, o di una sola cooperativa, rischiano di essere comunque ininfluenti sul mercato – ha ricordato Tonello – mentre se sapremo lavorare con
impegno alla costituzione di un soggetto capace di avere respiro nazionale, in un progetto inclusivo, aperto anche ad altri momenti organizzati, si potranno dare alcune risposte che viceversa,
lasciando le cose come sono ora avranno un solo effetto: la chiusura delle nostre imprese”.
In una Sala 2000 gremita oltre misura di produttori agricoli ma anche di rappresentanti della cooperazione, delle istituzioni, delle banche, il ragionamento sviluppato dai relatori invitati da
Coldiretti è stato piuttosto efficace e comprensibile: in un quadro di mercato mondiale come quello oggi esistente esistono enormi distorsioni tra i prezzi alla produzione e quelli al
consumo, insostenibili da ambo le parti. Tutto quello che sta in mezzo è una filiera non virtuosa che deve essere rivista e ve n’è indubbiamente necessità, specie in una
provincia come la nostra, interessata per quasi due terzi a queste colture, ma in generale in Italia, dove la cultura della qualità è comunque possibile e dove i prodotti di
eccellenza ci sono ma ai produttori non sono remunerati il giusto.
Gli esempi portati dai Consorzi Agrari di Padova e Venezia e del Lombardo Veneto, che toccano tutti gli anelli della filiera sino al consumatore finale (pasta e farina), danno atto della
possibilità che il mondo agricolo ha di gestire la propria filiera, rifuggendo da accordi capestro e da condizioni soffocanti proposti dall’attuale sistema industriale e distributivo.
L’attuale crisi, che ha riportato le lancette indietro di oltre 25 anni, con un livello dei prezzi alla produzione per il grano duro e tenero ridotto di oltre il 30% su base annua, (ma è
lo stesso per il latte, per la frutta, …) si può dunque superare solo credendo fino in fondo alla costruzione di un modello alternativo e più vicino alle imprese, sviluppando
il progetto lanciato da Coldiretti lo scorso 30 aprile, per la filiera tutta agricola e tutta italiana, che è un vero progetto per il Paese Italia, e che mette al centro le imprese
agricole, la loro capacità di produrre ma anche di dotarsi di strumenti operativi che possano davvero incidere nel mercato, nei mezzi tecnici, nell’assistenza in campo: tutti passaggi
che dovranno essere (ed il Parlamento si appresta a legiferare a breve in tale senso) sostenuti con l’obbligatorietà dell’indicazione dell’origine in etichetta per tutto
l’agroalimentare. Un progetto che Coldiretti ha messo in campo ormai da nove anni e finalmente inizia ad essere compreso e sostenuto: ma occorre fare in fretta.




