Cipro Nord: Una repubblica turca tenuta allo stato di colonia

Cipro Nord: Una repubblica turca tenuta allo stato di colonia

La bandiera di Cipro Nord è di colore bianco con la mezzaluna rossa al centro, mentre quella della Turchia, che dista una trentina di miglia marine
dall’isola, è di colore rosso con la mezzaluna bianca al centro. Cipro Nord da quasi trent’anni si è autonomamente dichiarata repubblica, ma salvo che dalla Turchia, non è
riconosciuta da nessun altro paese del globo.

E’ divisa dalla parte greca con un confine che solo dal 2003 è stato parzialmente riaperto, con la capitale Nicosia per metà greca e per metà turca. Per chi proviene dalla
zona greca, che fa parte dell’UE, attraversando il check point di Lidras, nel centro della città, avverte subito la differenza tra il sud e il
nord.

Per ottenere il lasciapassare che le guardie di confine turco/cipriote rilasciano apponendo un timbro sul passaporto o su un modulo per chi possiede la carta d’identità è
necessario fare una lunga fila. Sono decine e decine di persone che ogni volta, pazientemente, attendono il loro turno mentre non mancano, appena superata la linea di demarcazione gli edifici
che portano ancora vistosamente i segni della guerra del 1974 con i cartelli con tanto di divieto di fotografare.

La presenza dei 30 mila militari della mezzaluna bianca l’avverti ovunque. A Famagosta, per esempio, dove ben 8 chilometri all’interno della città
sono recintati e vietati a tutti (salvo per i militari) con gli edifici e le gru bloccate dalla fine di quel conflitto, cioè da quando l’isola fu invasa dall’esercito turco. La stessa
cosa la ritrovi lungo le strade provinciali del nord dove i cartelli rossi apposti sui reticolari stanno a indicare le zone militari, mentre magari in distanza senti l’eco degli spari che
provengono dal campo di Marte. Ci sono molte garitte disseminate un pò ovunque, tutte presidiate da fantaccini con tanto di fucile e elmetto in testa: come se la guerra stesse per
ricominciare.

E’ una cappa che opprime tanto da farti pensare più ad una colonia che ad una repubblica indipendente: è quasi come avvenne in Slovenia quando noi, durante la seconda guerra
mondiale, l’occupammo.

La città di Girne, sulla costa nord è caratterizzata dal vecchio porto che ricorda, in parte, quello di Antalya in Turchia. Anzi è
ancora più suggestivo, con i tavoli imbanditi che arrivano quasi al limitare delle banchine dove sono ormeggiate le imbarcazioni sia da diporto che per le piccole crociere nei dintorni.
In certe ore della giornata esso si anima come invaso da spensieratezza facendo dimenticare i tanti problemi del città. Come quello dell’acqua che, in alcuni punti dell’abitato, non
è potabile e dove, in special modo nella stagione estiva, per diverse ore del giorno può mancare la corrente elettrica. Da qui la scorta di candele e di pile che tante famiglie
gelosamente tengono a portata di mano.

Appena esci fuori dal centro, che i residenti tengono pulito come il salotto buono e dove sei accolto da vero amico, hai la sensazione di trovarti in una città abbandonata a se stessa,
senza un piano regolatore da rispettare. Le case anche di recente costruzione, sovente sono addossate le une alle altre. Spesso mai portate a completamento, anche se parzialmente abitate, forse
per ritardare il più possibile di pagare le tasse. I mezzi pubblici sono pressoché inesistenti, tant’è che i collegamenti -a prezzi irrisori- hanno luogo con pulmini e
taxi. Qua e là ti trovi di fronte a dei moderni e interessanti monumenti come quelli del centro sportivo dove, salvo un bel prato verde, ci sono solo le colonne di cemento con i tondini
di ferro in alto scoperti, per un complesso mai realizzato.

Secondo il regolamento urbanistico, a quanto ci è dato sapere, gli edifici non devono superare una certa altezza, ma è una disposizione che vale fino ad un certo punto e molti
storcono il naso quando, ad esempio, la costa è occupata dall’enorme e pesante complesso alberghiero Acapulco, a pochi chilometri dalla città. E’ un pugno allo stomaco. Agli
angoli del suo parco sorgono, ovviamente sopraelevate, le garitte di sorveglianza.

Andando verso l’Abbazia della Pace -un magnifico complesso gotico per buona parte in rovina- che sorge su una collina vicino a Girne è tutto un
sorgere di villette. Per un lungo periodo (dal 1878 al 1960 tra protettorato e annessione) Cipro fu occupata, come si ricorderà, dagli inglesi. Orbene tanti figli di “Albione” l’hanno
scelta come prima o seconda residenza: buona parte di queste abitazioni sono di loro proprietà. Tutte portano sul tetto -così com’è in gran parte della Turchia- un
serbatoio da 600 litri di riserva d’acqua con un impianto fotovoltaico per riscaldarla.

In certe zone dell’isola si avverte la carenza d’acqua tant’è che ogni abitazione -a quanto ci risulta- viene settimanalmente rifornita con 5 mila litri d’acqua. I serbatoi sui tetti
pertanto sono la scorta, mentre rimane incomprensibile il solo pensare (in questa parte dell’isola c’è soltanto un piccolo laghetto) che manchi un impianto di desalazione, come avviene
in altre parti del mondo, forse perché il mare che la bagna è piuttosto salato?

Vogliamo pensare che dipenda anche dagli scarsi fondi di cui dispone il governo che riceve dalla Turchia un… sostegno economico, per l’occupazione militare, pari a mezzo milione di euro
l’anno.

L’economia di Cipro Nord oggi si fonda sull’agricoltura e il turismo, in quanto le poche industrie di cui disponeva -compresa l’estrazione del rame delle miniere di Soli, da cui deriva il nome
dell’isola: Cuprum, con la rampa meccanica per il carico sulle navi in fase di smantellamento, quando da altre parti si cerca viceversa di conservare queste costruzioni in quanto patrimonio
culturale- su ordine di Ankara sono state soppresse. Sono risorse del tutto insufficienti per il suo sviluppo economico e che costringono l’amministrazione locale a sottostare alle decisioni
dei governanti della terra ferma, come nel caso di nuovi complessi che venendo meno ai vincoli di un parco occupano estese aree di zona protetta.

Ma per renderci conto dello scempio in atto del territorio basta percorrere la strada che per buona parte scorre lungo la costa che da Girne porta a Yenierenko, nella penisola di Karpaz. E’ tutto un sorgere di villaggi modernissimi, per buona parte finanziati da un’impresa inglese, dall’una e dall’altra parte
della provinciale e con tanti altri in costruzione, mentre la via, in certi tratti, è tanto stretta da permettere a mala pena di smaltire il poco traffico attuale.

Questo per non parlare della marina già in fase avanzata di realizzazione sulla stessa direttrice quando a pochi chilometri di distanza un piccolo porticciolo per i pescherecci stenta ad
essere completato.

Sono cose che ti fanno stringere il cuore nel vedere (sono purtroppo gli scempi del resto avvenuti anche nel nostro paese) delle spiagge con la sabbia che sembra seta, tanto è lieve, e
con il mare di un colore cristallino destinate a sparire.

La penisola del Karpaz è quella dove le tartarughe di mare “caretta-caretta” vengono a depositare nella stagione estiva le uova. In certi punti
è una distesa di sabbia da sogno, anche nel vederla da lontano. Mai avresti pensato che ci potesse esistere una zona così bella nel Mediterraneo. Quando poi ti avvicini e cominci
a camminarci sopra ti sembra di essere su un tappeto tanto è soffice: quasi ti par di volare. E’ un incanto dal quale non ti staccheresti mai. Fino a quando tutto questo potrà
restare?

Poiché in Turchia i casinò non sono permessi, Cipro Nord -perbacco non è una repubblica a sé!- ha pensato bene di ospitarli. Si parla di una trentina di sale gioco e
come se queste non bastassero nel progettato hotel la Sfinge a Girne, finanziato da un egiziano, dovrebbe sorgerne un altro.

Eppure l’isola, la parte turca intendiamo, potrebbe avere ben altre risorse economiche senza ricorrere ad espedienti del genere. Basterebbe, ad esempio, che fossero più valorizzate le
sue antiche vestigia. Sotto il suolo, per buona parte abbandonato, ci sono tesori di migliaia d’anni. Sarebbe necessario riprendere gli scavi , invitando gli archeologi, che preferisco operare
nella parte greca dell’isola dove sono meglio pagati, a riprendere gli scavi. In tutto il mondo sta avanzando, fortunatamente, da parte delle nuove generazioni, il desiderio del proprio
arricchimento culturale e questa parte dell’isola, che ha dato i natali a Afrodite, è ricca di siti inesplorati, con l’aggiunta che quelli salvati -e sono tanti- purtroppo sono in
continuo degrado.

A Girne è stata ritrovata la più antica imbarcazione del mondo risalente a 300 secoli fa. E’ stata fatta una interessante opera conservativa e impegnativa posizionandola in una
sala del castello che sovrasta il vecchio porto fatto costruire dai romani come opera difensiva. Si tratta di una fortezza imponente. Dalla cima delle sue mura (in alcuni punti, però,
pericolose) si gode una vista bellissima. Ma, come avviene in Italia, resti sorpreso per il suo… non ritorno economico. Quando si fa il raffronto con Carcassonne, nel sud della Francia, dove
il suo castello è una importante fonte per le entrate finanziarie di quella comunità hai la sensazione che la ruota non giri nel senso giusto.

A Girne arrivano, nel porto commerciale (il maggiore scalo marittimo della Repubblica di Cipro Nord è quello di Famagosta) ogni giorno due o tre traghetti, alcuni dei quali sono della
Funferie. Fanno la spola con Antalya e trasportano principalmente camion con le merci destinate a questa parte dell’isola. Il curioso -da quanto ci è stato spiegato- è che le
merci, provenienti da altri stati oltre a pagare le tasse dovute alla Turchia, dove soltanto li possono essere sdoganate, subiscono un ulteriore aggravio quando arrivano a Cipro. Perbacco
è o non è una repubblica….indipendente!

Avremmo, a questo punto, dovuto parlarvi dei siti storici e religiosi, ortodossi e musulmani, quando non addirittura maroniti (di quest’ultimi è rimasta una sola chiesa). Ma pensiamo che
le guide stampate dai vari editori possano meglio di noi darvi le notizie del genere. Quello che invece ci piace ricordare sono ancora delle cose che ci hanno particolarmente colpito, come il
sorriso dei giovani diplomati di una scuola che abbiamo incrociato durante la visita alla rovine di Salamina. Seguendo l’usanza inglese indossavano lo stocco e la tunica (presi in affitto) per
ricordare uno dei giorni più belli della loro vita. Erano pieni di vitalità che hanno trasmesso anche a noi, seppur sotto il sole cocente.

Un’altra cosa riguarda l’abuso che viene fatto per accedere al parco che dà accesso alla punta estrema del Karpaz dove vive una grossa colonia di asini allo stato brado, sostenuta da
finanziamenti comunitari. Orbene all’ingresso, che è comune anche per accedere al Monastero Ortodosso di Sant’Andrea apostolo, vengono richieste 1
lira turca per i turisti turchi e 2 lire turche per quelli stranieri -senza rilascio ovviamente di ricevuta- mentre invece dovrebbe essere gratuito. I nostri posteggiatori abusivi hanno fatto
scuola!

Abbiamo detto che non avremmo parlato di chiese e di altri siti storici o monumentali. Per questo Monastero che è stato eretto sulla roccia a picco sul mare e alla cui base, a pochi
metri dalle onde, sgorga da una piccola sorgente di acqua dolce, che sembra salvò il naufrago Sant’Andrea, ci piace soffermarci in quanto siamo rimasti colpiti da un pope con tanto di
barba bianca che con un’aria serena, seduto davanti ad un tavolo sul quale erano allineate delle icone in vendita, ci ha osservati lasciando che fossimo noi a trattare. A differenza di un altro
prete ortodosso che, anni prima, quando visitammo la parte greca di Cipro, invitava a voce alta, come fanno gli erbivendoli, a comprare le sue arance. Come altri anche noi ci siamo dissetati
alla fonte freschissima di Sant’Andrea che, si dice, sia miracolosa.

Prima di chiudere queste note ci piace ricordare infine il villaggio di Yenienkoy, a pochi chilometri da Cape Zafer che è la punta estrema del
Karpaz. Affiancate, quasi, l’una all’altra ci sono una bella chiesa ortodossa e una moschea di recente costruzione mentre la strada è occupata da un lato dai negozi dei ciprioti greci a
dall’altro da quelli dei ciprioti turchi. Le due comunità da sempre vivono in armonia, come noi speriamo torni a vivere un’isola molto bella, ricca di storia e con profonde radici
culturali, assurdamente divisa dalle baionette e dallo sperpero di denaro sottratto al bene pubblico.

Informazioni
E mail:as@trncitalia.it

Bruno Breschi
Newsfood.com

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