Cinque pezzi facili…e un toast da gustare

Cinque pezzi facili…e un toast da gustare

Bobby Eroica Duprea (Jack Nicholson) viene da una famiglia benestante di musicisti (il secondo nome è un’ omaggio alla terza sinfonia di Bethoveen); nonostante sia dotato di talento nel
suonare il pianoforte, egli ha deciso di rompere con la tradizione familiare e lavora come operaio in un pozzo petrolifero in California.

Bobby (e le sue vicende) è il protagonista di Cinque pezzi facili (Five easy pieces), film anglo-americano diretto da Bob Rafelson e tratto da un testo scritto da Rafelson stesso
e da Adryenne Joyce.

Caratterizzato da una personalità brillante ma anche tormentata ed incapace di fare pace con il mondo, Eroica cerca di apprezzare la sua vita quotidiana, fatta di un lavoro monotono,
della fidanzata Rayette, (Karen Black), fedele ma svampita, e di partite a bowling  con l’amico Elton (Billy Green Bush).

Un giorno però la routine viene scossa dalla notizia delle cattive condizioni di salute del padre.

Sperando di trovare il suo posto, Bobby Duprea parte per far visita ai suoi cari e, lasciata Rayette in un motel, s’immerge in quell’ambiente della Washington bene da cui anni prima era
fuggito.

Nonostante un inizio promettente (nella casa dei suoi antenati, egli incontra Catherine Van Ost, fidanzata pianista del fratello, ed i due diventano amanti) le cose volgono al peggio: il nostro
protagonista litigherà con l’infermiere del padre dopo averlo scoperto in atteggiamenti intimi con la sorella, discuterà animatamente con un’amica di famiglia che aveva offeso
Rayette, nel frattempo giunta a fargli visita; peggio di tutto, non riuscirà a parlare con il vecchio genitore.

Per Bobby tutto questo è una rivelazione: il suo mondo non è quello delle origini familiari ma neanche quello del lavoro e della compagna. Abbandonata così Rayette in un
motel, egli si rimette in viaggio alla ricerca di un posto dove possa sentirsi a suo agio.

Cinque pezzi facili è un film con la classica struttura “on the road” sulla necessità di alcuni individui di cercare la libertà, anche a prezzo di sacrifici e
pericoli.

Eroica Duprea non ha trovato quello di cui ha bisogno nel mondo acculturato ma snob della sua famiglia, nè nell’ambiente sincero ma modesto degli amici e del lavoro: si rimette
così in movimento verso l’Oltre a lui congeniale, terra concreta o utopia nessuno può saperlo e forse non ha neanche importanza.

Caratterizzato da un tono da commedia acida, la pellicola è ravvivata da fiammate notevoli, sempre con Bobby protagonista: intrappolato in un ingorgo, egli esce dall’auto e si mette a
suonare il pianoforte sopra un camion; sempre con un piano sotto le dita, suona i pezzi di Chopin che danno il nome al fil m mentre sullo schermo passa il suo albero genealogico; oppure,
sostato per mangiare in uno squallido bar di provincia, cerca inutilmente di ordinare un toast.

Il toast ha subito la stessa sorte della birra, così come la bevanda è passata dall’essere considerata degna di dei e sovrani ad essere spesso sottostimata come sorella povera del
vino (vedi Birra per tutti), il toast è ormai visto come cibo alla “buona”, essendo caduto dal trono gastronomico delle origini.

Gli storici della gastronomia sono abbastanza concordi nel situare il luogo “ufficiale” di nascita del toast nella Francia medievale, nonostante ricette simili siano presenti già negli
scritti di autori romani come Apicio; tale illustre parentela ritorna in quanto uno dei nomi del piatto è, appunto, Pane alla Romana.

Uno dei tanti: popolare in tutta Europa, l’odierno toast prende diversi nomi.

Per il gastronomo Maestro Martino si chiama suppe dorate,per alcuni studiosi inglesi soupys yn dorye.

I Francesi, dal canto loro, preferiscono l’espressione tostees dorees, riservando il termine soupeper i per le fette di pane inzuppate nel sugo (da qui l’espressione trempe
comme une soupe,
cioè essere inzuppati fino all’ osso. Poi, con il passare del tempo, il termine soupvenne usato per indicare il liquido dove il pane veniva inzuppato).

Altri buongustai britannici lo chiamavano payn purdeu, anglicizzando il francese pain perdu;ad oggi il termine più diffuso è toast francese.

Nomenclatura a parte, le prime ricette evidenziano l’origine altolocata della nostra pietanza. Pane bianco, della varietà più costosa, privo di crosta, latte di mandorla e spezie;
non certo gli ingredienti della gastronomia popolare. Inoltre, i libri di cucina dell Evo Oscuro non erano “popolari”: in un mondo dove l’analfabetismo era diffuso, la scrittura era esclusiva
dei leader laici e religiosi.

A riprova di tale selezione di base, le antiche cronache ci riferiscono di fette di pane pregiato, accompagnate con cacciagione (esclusiva dell’ aristocrazia guerriera) che ristoravano i nobili
dal ritorno dalle loro escursioni.

Ma, più che al blasone delle origini, il toast deve la sua fama e diffusione al semplice concetto di base: fette di pane, anche raffermo, (uno dei nomi, pain perdu, allude proprio
a questa possibilità), tagliate a fette e cotte in maniera particolare (da qui il verbo italiano tostare).

Su questo “scheletro” gastronomico, tanti cuochi hanno creato il proprio toast e ad ogni variazione corrisponde un nome o soprannome: Toast Tedesco, Toast della suora, Povero
Cavaliere
di   Windsor,Arme ritter, Toast alla cremae tanti altri.

Con il passare del tempo, le preparazioni si sono fatte non solo sempre più differenti, ma anche più semplici, per far fronte alla “democratizzazione del buon cibo.

Il nostro piatto è così diventato, da leccornia per potenti signori e grandi prelati, alimento per tutte le tasche e spesso da mangiare in relativa fretta. Per questi motivi, le
sue versioni odierne sono spesso semplificate; oggi, la parola toast fa perciò venire in mente qualcosa di rapida e facile da preparare piuttosto che un elaborata costruzione
gastronomica destinata a grandi signori.

In nome dei vecchi tempi dove il toast era re ecco alcune ricette, che forse mantengono parte della “nobiltà” originaria.

Toast dell’ antica Roma,

direttamente dagli scritti di Apicio: Prendi del pane bianco fine, rimuovi la crosta, e taglialo in grosse fette che bagnerai con latte e uova sbattute. Friggilo nell’olio, ricoprilo di miele e
servilo.

Toast americano (1887)

in una ciotola, sbatti un uovo, poi aggiungi una tazza di latte dolce ed un po’ di sale. Taglia delle fette di pane bianco e immergile nella mistura in modo che ne assorbano a sufficienza;
dopodiché, abbrustoliscile in un padella, aggiungi burro e servile calde.

Amarilla o toast spagnolo (1926)

Ingredienti: 1 uovo, 4 fette di pane sandwich, 1/3 di tazza di latte, zucchero e cannella, burro.

Taglia il pane, rimuovendo la crosta. Sbatti l’uovo ed aggiungi il latte. Con una forchetta, immergi le fette di pane nella mistura, inzuppandole con moderazione, poi abbrustoliscile da
entrambi i lati nel burro caldo. Non cucinare più di 2-3 fette alla volta e ricorda che, se sono cotti troppo, i toast saranno unti. Fai quindi sgocciolare le fette di pane e
spolverizzale con zucchero e cannella mentre sono ancora calde.

Scheda del film

Cinque pezzi facili (Five easy pieces), Gran Bretagna-Usa, 1970.

Genere: drammatico

Regia: Bob Rafelson

Soggetto: Bob Rafelson, Carole Eastman (Adrienne Yoyce, non accreditata)

Sceneggiatura: Carole Eastman (Adrienne Yoyce, non accreditata)

Fotografia: Lazlo Kovacs

Musica: Pearl Kaufman

Durata: 97 min. circa

Interpreti: Jack Nicholson, Karen Black, Billy Green Bush.

Riconoscimenti: Golden Globe 1971 per la miglior attrice non protagonista (Karen Black).

Matteo Clerici

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