Birra per tutti.
28 Maggio 2009
Non sempre la vita va nel migliore dei modi. Lo sa benissimo Artie DeVanzo (Artie Lange), protagonista de Artie Lange’s Beer League, film del 2006 diretto da Frank Sebastiano.
Ubriaco, disoccupato e residente con la madre, Artie DeVanzo passa le giornate con la sua squadra di softball, composta da elementi scombinati quanto lui, più propensi a combinare
risse che a creare gioco.
In particolare, il team di Artie cova un profondo rancore per la squadra guidata da Dennis Mangenelli (Anthony Sando).
Un bel giorno, però, quest’esistenza squallida e ripetitiva viene messa alla prova: da un lato Artie s’innamora di una ragazza, dall’altro il suo gruppo di softball, incarcerato per
l’ennesima rissa, rischia l’espulsione dalla lega locale, se non migliora il rendimento, posizionandosi quantomeno seconda nella classifica finale.
Al nostro protagonista così il compito di conquistare la donna che ama e trasformare la squadra da banda di scalcagnati in team vincente.
Artie Lange’s Beer League è sostanzialmente un film di riscatto in salsa sportiva, con un perdente che riceve un’altra occasione e trionfa sia nella vita privata che in quella
pubblica, il tutto condito però da pesanti elementi boccacceschi.
Non aspettatevi perciò la cupa grandiosità di Ogni maledetta domenica o la sofferta moralità di Quella sporca ultima meta: nella pellicola del regista
Sebastiano, elemento predominante è una comicità diretta e popolare fatta di situazioni imbarazzanti, doppi sensi, nudità… e birra, birra a volontà.
La birra è elemento importante nella pellicola, ma non solo: tale bevanda ha accompagnato l’uomo fin dalle origini della civilizzazione.
Tracce di essa si trovano nell’antica Cina (dove 4000 anni prima di Cristo veniva prodotto un tipo di birra detta kui), in Mesopotamia (dove il codice di Hammurabi del 1760 A.C. conteneva
già severe punizioni contro i birrai che contraffacevano la loro merce) e nell’Antico Egitto (dove la birra era contemporaneamente bene di consumo per il popolo, oggetto rituale da usare
nelle cerimonie religiose e merce di gran pregio destinata ai Faraoni).
E’ però nel Medioevo che la birra diventa il primo liquore per consumo a causa delle popolazioni barbariche del nord che ne rendono popolare l’uso.
Tale situazione ribalta il precedente status quo: nel mondo classico, Romani in particolari, il vino il liquore d’eccellenza e la birra roba per barbari e perciò snobbata
quando possibile.
Tracce di questo modo di pensare sono ancora oggi presenti: i paesi dell’Europa Meridionale sono più legati al consumo di vino, mentre le Nazioni anglosassoni e settentrionali in genere
preferiscono la birra.
In ogni caso, se nella storia esiste un “periodo birraio”, questo è probabilmente il Medioevo, che fissa in maniera definitiva la presenza della bevanda. Durante l’Evo Oscuro, la birra era
la bevanda principale.
Essa veniva consumata dagli individui di ogni ceto sociale e veniva considerata “cibo-bevanda”: per questo il mestiere di birraio, come tutti gli altri compiti della cucina, era assegnato alle
donne.
Persino nei monasteri, dove la birra riveste grande importanza, lavoravano delle “donne della birra”, deputate quantomeno a parte della produzione.
Come nella altre culture della birra, la bibita assume valore sia “laico” che religioso.
Sono addirittura tre i santi patroni della sua distillazione: Sant’ Agostino di Hippona, San Luca l’evangelista e, addirittura San Nicola di Bari (originariamente di Mira), il Santa Claus
“originale”.
Oltre a questo trio, la birra ricorre anche in altri racconti legati al folklore religioso.
In uno di questi, San Colombano incontrò un gruppo di pagani germanici che stavano trasportando un barile dedicato ad uno dei loro dei. Irato, il santo fracassò il barile;
poi, addolcitò dalla conversione della folla, aumentò miracolosamente la quantità di birra consumabile.
In un altro, Santa Brigida mutò dell’acqua in birra per ristorare alcuni lebbrosi. Secondo le cronache del tempo, inoltre, uno dei compagni di San Patrizio esercitava la professione
di birraio.
Oltre che ai santi, la birra è legata alla storia dei sovrani.
Carlomagno di Francia considerava la bevanda indispensabile al benessere della corte, tanto da addestrare personalmente i birrai reali.
A Re Artù e ai suoi compagni, i Cavalieri della Tavola Rotonda, era riservata una birra particolare, detta braggett.
Enrico d’Inghilterra, per conquistare la mano di una principessa francese, mandò oltremare l’arcivescovo Thomas Becket con alcuni barili di pregiata birra inglese.
La regina Elisabetta aveva sviluppato una particolare preferenza per la birra, ma solo di alcune varietà particolari. Durante i suoi viaggi, mandava un assaggiatore in avanscoperta: nel
caso i suoi rapporti fossero negativi, la sovrana avrebbe consumato solo birra proveniente dalle riserve reali.
A metà tra il sovrano il carne ed ossa ed il nume tutelare (sorta di divinità minore) la figura di Gambrinus, considerato il patrono non ufficiale della birra.
La birra è stata anche protagonista di eventi storici: nei suoi diari, Cristoforo Colombo descrive la differenza tra la versione conosciuta dagli Europei e quella degli abitanti del Nuovo
Mondo, ricavata dal mais, mentre i Padri Pellegrini dovettero anticipare lo sbarco rispetto ai piani perchè avevano esaurito le loro scorte.
Oggi in ogni caso, la birra sembra essere caduta dal trono.
Nella cinematografia USA (e Artie Lange’s Beer League ne è un esempio, ma si potrebbe citare anche la Duff dei Simpson), il liquore è considerato la bevanda del popolo,
simbolo di sincerità e spontaneità ma anche di modeste condizioni economiche e sociali, contrapposta all’aristocratico vino (specie se d’origine francese).
Tutto questo può forse essere vero ma è una visione limitata delle cose.
La birra è stato parte di culti religiosi, dono per conquistare sovrani e principesse, componente fondamentale della dieta di re e teste coronate; è bene ricordarlo ogni tanto,
specie quando se ne gusta un buon bicchiere.
Scheda del film
Artie Lange’s Beer League, Usa 2006.
Genere: commedia sportiva
Regia: Frank Sebastiano
Soggetto:Frank Sebastiano, Artie Langie
Sceneggiatura: Frank Sebastiano, Artie Langie
Fotografia: David Phillips
Musica: BC Smith
Durata: 86 min circa
Interpreti: Artie Langie, Ralph Macchio, Antony DeSando
Matteo Clerici




