La vita è meravigliosa. Lo è anche il caffè
20 Maggio 2009
Rispetto dei valori morali, solidarietà verso il prossimo e rigore verso se stesso: questi sono i principi che animano la vita di George Bailey (James Stewart), protagonista de La vita
è meravigliosa, (It’ s a wonderful life) film del 1947 diretto da Frank Capra.
Desideroso di diventare un’ingegnere per costruire ponti e grattacieli, ha dovuto sacrificare i suoi sogni per mandare avanti l’attività di famiglia, la Bailey Building & Loan
Association, che offre agli abitanti più poveri di Bedford Falls la possibilità di avere una casa.
E’ riuscito a sposare l’amata Mary ed avere quattro figli, ma la loro vita in comune risente delle sue numerose responsabilità.
La vigilia di Natale del 1946 tutti sacrifici di George sembrano destinati a finire nel nulla: suo zio Billy smarrisce gli 8000 dollari necessari alla sopravvivenza della società,
lasciando quest’ultima alla mercé di Potter, palazzinaro ricchissimo ma senza cuore.
Anche la famiglia è colpita da numerose disavventure. Ogni uomo ha un punto di rottura e George non fa eccezione: disperato, sentendosi inutile, decide di suicidarsi lanciandosi da un
ponte, per fornire alla famiglia i 15.000 dollari d’assicurazione sulla vita. All’ultimo viene bloccato da Clarence (Henry Travers), salvatore sui generis: Clarence è infatti un angelo
di seconda classe che riceverà le ali e la promozione (preannunciata dal suono di una campanella) se riuscirà nell’impresa di aiutare George.
Per convincere George della bontà della sua esistenza, Clarence gli farà visitare una Bedford Falls alternativa (chiamata Pottersville, dal nome del suo nemico) dove lui non
è mai esistito e tutti i familiari, amici e conoscenti ne hanno risentito, diventando infelici e conducendo esistenze miserabili.
Rigenerato moralmente, George ritorna alla sua vita di sempre dove lo aspetta una magnifica sorpresa: amici e conoscenti hanno raccolto la somma necessaria per salvare l’azienda di famiglia. Il
nostro eroe potrà così godersi le meritate feste di Natale e Clarence per il risultato conseguito diventerà angelo di prima classe.
La vita è meravigliosa è la classica pellicola “pedagogica” dove si manifesta una visione ultra ottimistica della vita, descritta come un percorso dove i buoni vengono
premiati e dove spinte ultraterrene (la figura di Clarence) e sentimenti di fratellanza si uniscono per creare un mondo migliore. Il film di Capra è stata giustamente paragonata a
“Canto di Natale in prosa”: così come il lavoro di Dickens criticava l’Inghilterra dei suoi tempi, così il regista americano bacchetta gli Stati Uniti post-Seconda Guerra
Mondiale, offrendo una strada alternativa al capitalismo sfrenato.
Durante uno dei tanti momenti morali del “film”, George Bailey afferma che sono 3 le cose che rendono la vita degna di essere vissuta: il profumo dell’erba appena tagliata, il profumo del pane
appena sfornato e…l’aroma del caffè al mattino.
Pilastro che fa la vita degna di essere vissuta: non male per una bevanda, vero? Ma prima di arrivare a questi livelli, il caffè ha dovuto superare numerose difficoltà.
I primi contatti tra mondo occidentale è caffè arrivano nel XVI secolo: viaggiatori di ritorno dall’Oriente descrivono la passione degli islamici per la bevanda, che diventa
simbolo degli infedeli come lo stendardo con la Mezzaluna.
Nemico o meno, il caffè inizia a filtrare in Europa, portato da alcuni mercanti come curiosità esotica: nel 1615, Venezia è meta della prima consegna continentale dei
chicchi verdi.
E’ però un altro l’anno dell’ingresso in grande stile del caffè nella storia occidentale e, dato il periodo, è tutto tranne che un ingresso pacifico.
1683: dopo un lungo assedio, alle porte di Vienna si fronteggiano le forze della Lega Santa e dell’Impero Ottomano, in uno scontro che deciderà le sorti dell’intera Europa.
Dopo una cruenta giornata di battaglia, i soldati cristiani sconfiggono le forze della Mezzaluna: saccheggiando il campo dei nemici in fuga, i vincitori trovano alcuni sacchi di caffè.
Saranno reclamati da Franz Georg Kolschitzky, ufficiale polacco che aveva vissuto in Turchia e sapeva perciò come utilizzarli. Kolschitzky lascia la vita militare e fonda il primo
caffè di Vienna e dell’Europa Centrale, “La bottiglia blu”: secondo la tradizione, è proprio a Kolschitzky che si deve l’invenzione del caffè alla viennese e delle
paste che ancora oggi lo accompagnano.
Da Vienna, i locali per la consumazione della bevanda si diffondono in tutta Europa.
Le caffetterie sono piccole, sovraffollate, rumorose e spesso malfrequentate. Ma il fascino che hanno è tale che qualunque tentativo di eliminarle (o di eliminare le bevande che servono)
cade nel vuoto.
Alcuni preti tentano di eliminare il caffè bollandolo come bevanda degli infedeli, indegna di palati cristiani: la questione viene portata davanti a Papa Clemente VIII che bevendo da una
tazza, rende il liquido accettabile anche per i fedeli della Chiesa.
In Inghilterra, un’associazione di donne (Women’s Petition Against Coffee) si scaglia contro il caffè, ritenendolo nemico della concordia domestica: le loro prediche cadono nel
vuoto. Un tentativo del re Carlo II di chiudere le “coffehouses” cade nel vuoto e viene sospeso dopo una serie di tumulti. Stessa sorte per un iniziativa analoga del “collega” prussiano
Federico il Grande del 1725.
Disprezzato da alcuni, il caffè è amato da altri.
Johann Sebastian Bach gli dedica la Kafee-Kantate del 1732: in mezzo a tante lodi (“Ah! Com’è dolce il sapore del caffè! Più amabile di un migliaio di baci, più
dolce del vino moscatello!”) si trova anche un pizzico di pepe (la bevanda renderebbe sterili le donne).
A Milano la bevanda è esaltata per sia per le sue qualità ristorative che per quelle medicinali, come si legge in un’opuscolo dell’epoca; a Venezia, Carlo Goldoni scrive “La
bottega del caffè”, che celebra l’importanza sociale del liquido scuro.
Sempre nella città lagunare, si trova il Florian, bar fondato nel 1720: i suoi caffè sono così rinomati da spingere Casanova, in fuga dal carcere dei Piombi, a rischiare di
nuovo la libertà per una bevuta.
E’ forse in Francia, però, che si trovano i maggiori “caffettari”. Luigi XV lo gradisce tanto da adibire parte delle serre reali alla coltivazione della pianta; i chicchi a lui
dedicati, inoltre, vengono preparati in un bruciatore d’argento e serviti in tazzine di gran pregio. Sono amanti della bevanda anche Voltaire, che detiene il record di 50 tazze al giorno (!) ed
il più moderato Balzac, che si limitava a 40 tazze.
I transalpini hanno anche il merito di aver esportato il caffè negli Usa tra la fine del Diciassettesimo Secolo e l’inizio del Diciottesimo.
Lì il caffè diventa ben presto una delle bevande più amate, soprattutto negli stati dell’Ovest rurale.
Nonostante alcune eccezioni, i coloni americani sceglievano le loro vivande seguendo la massima: “Riempiti di caffè e zucchero; se sarai malato ne avrai bisogno”. Il caffè
era infatti considerato una sorta di panacea esotica, capace di combattere numerosi malanni, oltre a parte fondamentale della dieta giornaliera, in grado di fare le veci di altri alimenti;
ovviamente, le miscele locali (spesso corrette “artigianalmente”) erano tutt’altra cose rispetto alle bevanda servita nei raffinati bar del Vecchio Mondo. Durante la Guerra Civile, i
soldati di entrambi gli schieramenti lo usavano sia come stimolante sia come depuratore artigianale per rendere potabile l’acqua disponibile, spesso proveniente da fonti non affidabili.
Quando un reparto del Nord incontrava uno del Sud, a volte, nelle pause durante gli scontri i militari mercanteggiavano: “le giacche blu” offrivano caffè, i loro avversari altri beni
(come il pregiato tabacco della Virginia).
Come a dire: a volte (spesso) la vita è tutt’altro che meravigliosa, ma un buon caffè può sempre migliorarla.
Scheda del film
La vita è meravigliosa (It’s a wonderful life), Usa, 1947
Genere: Commedia
Regia: Frank Capra
Soggetto: Philip Van Doren Stern, Frances Goodrich, Albert Hackett, Frank Capra
Sceneggiatura: Frances Goodrich, Frank Capra, Albert Hackett, Michael Wilson, Jo Swerling
Fotografia: Joseph Biroc, Joseph Walker – Victor Milner (non accreditato)
Musica: Dimitri Tiomkin – Leigh Arline, Leith Stevens, Dave Torbett, Roy Webb (non accreditati)
Durata: 131 min. circa.
Interpreti: James Stewart, Donna Reed, Lionel Barrymore, Thomas Mitchell, Henry Travers.
Riconoscimenti: Golden Globe per la miglior regia, 1947
Matteo Clerici




