Grosso guaio a Chinatown: strane creature e piatti gustosi

Grosso guaio a Chinatown: strane creature e piatti gustosi

By Redazione

Antiche leggende prendono vita nella moderna San Francisco: è quanto succede in Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) film del 1985 di John Carpenter.

Nella pellicola, il camionista Jack Burton (Kurt Russell) decide di fare un favore all’amico Wang Chi ed accompagnarlo all’aeroporto per accogliere la di lui fidanzata, la bellissima Mao Yin
(cinese dagli occhi verdi, cosa più unica che rara).

Arrivato a destinazione, Jack avrà appena il tempo di  flirtare con la bella avvocatessa Gracie Law (Kim Cattrall) prima di assistere al rapimento di Mao Yin da parte di una gang di
criminali cinesi, “i Signori della Morte”.

Decisi a riprenderla, Burton e Wang Chi seguono i rapitori nei vicoli del quartiere cinese. Qui si troveranno coinvolti in uno scontro tra bande ed incontreranno Lo Pan, misterioso quanto
potente criminale locale. I due saranno sconfitti e dovranno battere in ritirata (lasciando il camion di Jack nelle mani del nemico).

Più tardi, grazie al vecchio Egg Shen (autista d’autobus nonché esperto di segreti locali) che  i nostri due eroi sapranno la verità: Lo Pan è molto di
più di un comune delinquente.

Potente signore della guerra dell’antica Cina, egli entrò in conflitto con il primo imperatore; il monarca, sfruttando il potere del dio Ching Dai, maledì Lo Pan, trasformandolo
in un demone incorporeo condannato ad un’esistenza immortale. Per annullare rale condanna, Lo Pan deve trovare una ragazza cinese con gli occhi verdi (proprio come Mao Yin) sposarla e
sacrificarla al dio.

A questo punto, i nostri due eroi decidono di affrontare il malvagio stregone, in questo aiutati dai Win Kong, benevola setta guerriera, da Gracie Law e da Egg Shen, che alle sue numerose doti
unisce la conoscenza della magia e che sembra avere un conto in sospeso con il demone.

La battaglia finale si combatterà nel quartiere generale di Lo Pan, che sotto la copertura di anonima ditta commerciale nasconde un fantastico palazzo orientale; lì, Jack, Wang
Chi ed i loro alleati affronteranno una varietà d’avversari, da normali delinquenti umani a crudeli creature soprannaturali (tra cui spiccano le Tre Furie, potenti guerrieri-maghi).
Nello scontro finale, sarà Jack ad eliminare Lo Pan, deciso a sposare anche Grace.

Sconfitto il malvagio, Wang Chi potrà sposare Mao Yin, Egg Shen andrà in vacanza e Jack Burton ripartirà con il suo fidato camion.

In Grosso guaio a Chinatown, Carpenter fonde due generi cinematografici.

Da un lato, abbiamo l’action movie anni ’80, rappresentato da Jack Burton, eroe  duro, laconico, e con la propensione per le soluzioni dirette.


Dall’altro il fantastico di Hong Kong, pieno di strane creature e di  mirabolanti capacita marziali (il film cita espressamente Zu: Warriors from the magic mountain di Tsui
Hark).

Il tutto in una cornice chiaramente parodistica: Jack Burton è un eroe non troppo eroico ed  le creature soprannaturali sono più buffe che spaventose.

 

Nonostante tutta la sua stranezza ed il suo muoversi in una dimensione fantastica, il film esprime una verità innegabile: è da San Francisco che la cucina cinese, entrò nel
melting pot americano; inoltre  questa, almeno inizialmente, fu percepita come strana ed aliena.

 

I cinesi arrivarono negli States a metà del 19° Secolo, chiamati per lavorare come manodopera a bassissimo costo per la costruzione della ferrovia. La principale via d’accesso al
Nuovo Mondo fu la città portuale di Canton; per questo, le pietanze cantonesi fornirono la base alimentare.

La cucina cinese entrò in America per due strade principali.

Inanzitutto, i ristoranti chow chow, riconoscibili per la bandiera gialla triangolare.

Tali locali, partiti come ritrovi d’infimo livello, affollati e mal costruiti, iniziarono a migliorare quando furono frequentati dai consumatori occidentali, a cui erano “riservati” solamente
due piatti: la bistecca di manzo (piatto nazional-popolare dell’epoca) e il chop suey (mix di verdura carne, e pesce serviti con riso caldo, i cui punti di forza erano la facilità
di preparazione e l’economicità d’ingredienti).

Inoltre, i cinesi trovarono impiego come cuochi nelle famiglie benestanti. Agli orientali era infatti riconosciuto la capacità di servire vegetali in modo da fargli conservare freschezza
e colore gradevole.

Da queste esperienze, i ristoratori provenienti dal Celeste Impero ricavarono delle lezioni fondamentali.

Per prima cosa, al fine di prosperare nella nuova terra, la loro tradizione gastronomica doveva “americanizzarsi”. Piatti della cucina cinese tradizionale, come i piedi d’anatra o i nidi
d’uccello, non riscontravano il gusto dei consumatori stranieri e dovevano essere sostituiti con una nuova  cucina cino- americana (o cino-occidentale).

Sulle fondamenta gastronomiche originali, principalmente di tipo cantonese, fu creata una nuova costruzione alimentare, che  risultasse gradita ai palati dei golosi non-cinesi ma
continuasse a stuzzicare la loro fantasia con un pizzico di esotismo.

Aglio deidratato, ciliege sotto spirito, salsa Worcestershire e grandi dosi di dolcificante furono solo alcuni dei “marchingegni” utilizzati da grandi cuochi come Johnny Kan  per creare le
pietanze ibride.

Inoltre, l’America era una nazione in espansione, il cui bisogno di cibo non conosceva né limiti di tempo né di spazio; giocando su questi fattori, i ristoranti cinesi erano in
grado di servire cibo a qualunque ora e di recapitarlo con maggiore efficienza di quasi tutti i concorrenti..

In questo modo, i ristoranti cinesi prosperarono: dai bugigattoli squallidi e degradati delle origini, si trasformarono presto in edifici di qualità diffusi in tutti le maggiori
città, americane e non.

In tali locali, il consumatore “straniero” può immergersi in un atmosfera orientale (creata con statue di draghi, lampade colorate e decorazioni di vario genere) gustando
specialità (pseudo) cinesi come il già citato chop suey, i biscottini della fortuna o i chow mein, (i tagliolini fritti), tutti estranei  alla tradizione dei
gourmet dell’odierna Repubblica Popolare.

E’ interessante notare come molti ristoranti mantengano il doppio menù: quello occidentale e quello “originale” spesso scritto in cinese.

Se perciò siete in cerca di avventura, provate ad entrare in uno di questi locali ed ordinare le delizie della VERA cucina cinese come le teste d’anatra speziate, il porridge di coda di
bue o le teste di pesce cotte al vapore in salsa piccante.

Non saranno i demoni millenari ed i mostri del film di Carpenter, ma possono lo stesse essere una bella avventura (alimentare).

 

 

Scheda del film

 

Grosso Guaio a Chinatown, (Big Trouble in Little China), Usa, 1985.

Genere: fantasy

 

Regia: John Carpenter

 

Soggetto: Gary Goldman, David Wenstein

 

Sceneggiatura: Gary Goldman, David Wenstein

 

Fotografia: Dean Cundey

 

Musica: John Carpenter

 

Durata: 99 min. circa

 

Interpreti: Kurt Russell, Kim Cattrall, James Hong, Victor Wong.

                                                                                                                                 
Matteo Clerici

 

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