Cinghiali: Lunigiana, Coldiretti chiede l’eliminazione

By Redazione

Lunedì sera vertice a Monzone, nella Sala Parrocchiale, tra i vertici Coldiretti e gli agricoltori colpiti dai danni dei cinghiali.

Cacciatori: cinghiale animale selvatico e non da allevamento. 

Vincenzo Tongiani, Presidente Provinciale Coldiretti: “Cinghiale piaga biblica che va estirpata. Non vediamo altra soluzione”.

Lotta dura al proliferare incontrollato e incontrastato dei cinghiali in Lunigiana. Nella terra di Luni da alcuni anni il fenomeno e la devastazione per raccolti, campi e orti degli
agricoltori provocati dai cinghiali ha assunto le forme di una “piaga biblica da estirpare”. L’allarme è lanciato dalla Coldiretti Provinciale
(www.massacarrara.coldiretti.it), le parole, per la prima volta veramente dure sono del Presidente dell’organizzazione, Vincenzo Tongiani che chiede “l’estirpazione
della specie e l’intervento di chi ha il compito ed il dovere di gestire il territorio”. Il riferimento è alla Provincia di Massa Carrara, alla Comunità
Montana della Lunigiana e agli stessi comuni lunigianesi. “La situazione normativa nazionale – spiega Tongiani – al contrario di quanto avviene in tutta Europa, pone lo
Stato come proprietario di tutta la fauna selvatica e quindi, lo rende responsabile della loro gestione nonché dei danni che questi producono. È responsabilità
degli enti locali il controllo e la gestione del patrimonio faunistico ed è agli enti locali (Provincia, Comunità Montana e comuni) a cui chiediamo, una volta per tutte,
di farsene veramente carico oppure, in alternativa, di spiegare ai nostri agricoltori se è il caso di cambiare una volta per tutte attività e mestiere”.

Troppi i danni a causa dell’esubero sproporzionato di questa specie a produzioni agricole; troppi i pericoli, aspetto non certo trascurabile – spiega Coldiretti – per la
sicurezza degli abitanti nelle zone di emergenza ed in particolare nei Comuni maggiormente colpiti di Casola, Fivizzano, Comano, Aulla, Pontremoli, Podenzana, Mulazzo, Tresana e
Fosdinovo. Troppe le segnalazioni e le richieste di interventi lanciate ogni settimana da agricoltori e abitanti che intasano le segreterie degli uffici Coldiretti. “Non ne
possiamo più” – è lo sfogo comune – fate qualcosa”.

In Italia, ed in Toscana, negli ultimi dieci anni, gli animali selvatici si sono quasi decuplicati, passando dai 123.000 esemplari degli anni a cavallo tra il 1990 e il 1995,
all’attuale 1 milione di esemplari. Un numero che non può più essere controllato e che richiede misure ed interventi urgenti. “La situazione è diventata
insostenibile. E’ impossibile la convivenza tra agricoltori e questo animale che negli ultimi anni è diventato il padrone incontrastato dei campi. Chiediamo –
ribadisce Tongiani – la sua eliminazione nelle aree dove sussistono coltivazioni. Non siamo più interessati ai contributi per il risarcimento dei danni quando questi non
sono più saltuari ma una costante nel tempo se c’è un danno economico certo. Accanto al danno economico c’è anche un danno biologico, lo stress emotivo
di chi in una sola notte vede svanire il lavoro di mesi che è ancora più grande e non c’è nessun rimborso che lo possa pagare. Il cinghiale è una piaga
biblica che va estirpata. Non vediamo altra soluzione”.

Un problema che tira in ballo anche la caccia e gli appassionati della caccia al cinghiale. “La nostra non è una posizione anti caccia, al contrario – spiega ancora
Tongiani – chiediamo però ai cacciatori di guardare al cinghiale per quello che è, ovvero un animale selvatico e non da allevare e proteggere per un divertimento che
oggi è diventato affare. I numeri degli abbattimenti denunciati, ma tutti sanno che quelli reali sono quasi il doppio, è tale da alimentare un circuito alternativo alla
carne di maiale con la differenza che un produttore agricolo deve compilare giustamente 15 registri, macellare in macelli idonei, trasformare dopo aver fatto corsi per alimentaristi e
trasportare la carne in mezzi frigo mentre tutte queste regole per le migliaia di capi di cinghiale abbattuti non esistono. Crediamo quindi che un serio esame di coscienza se lo debbano
fare anche i cacciatori che comunque saranno sempre più chiamati a risarcire i danni causati da questi animali selvatici; la salvaguardia delle colture agrarie vada di pari passo
con una oculata gestione del patrimonio faunistico venatorio”. Coldiretti che lunedì sera incontrerà gli agricoltori in un incontro a Monzone, nella Sala
Parrocchiale alle 21 e si attiverà, da subito per una raccolta di firme che consegnerà nei prossimi mesi ai Parlamentari apuani e al Prefetto, invoca “con urgenza
regole nuove a cominciare dalla rivisitazione della legge 157/92 più volte annunciata ma ancora in parlamento, ma serve soprattutto un diverso e più responsabile rapporto
tra chi gestisce la cosa pubblica ed i vari soggetti che contribuiscono a mantenere integro e fruibile il territorio. I prodotti tipici ancor prima di essere tipici devono essere
prodotti e se non ci sono più le condizioni qualcuno tiri fuori il coraggio e lo dica. Le nostre aziende non possono più vivere nell’incertezza; siamo veramente
stanchi di sentire proclami sulla necessità di valorizzare e promuovere ciò che in una sola notte può essere distrutto”. Infine l’organizzazione
agricola chiede “l’istituzione di un tavolo agricolo d’urgenza per analizzare una proposta seria e concreta di eliminazione degli ungulati dalle aree vocate
all’agricoltura”. 

 

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