Cibo, ambiente, diritti: la classifica di Oxfam

Cibo, ambiente, diritti: la classifica di Oxfam

Nel mondo alimentare, classifiche e confronti non sono una novità.

Tuttavia, quella stillata da Oxfam è particolare, in quanto concentrata sugli aspetti etico-morali della produzione di cibo

Gli esperti della ONG hanno preso in esame 10 colossi del settore, da Danone a Kellogg’s, da Mars a Nestlè, senza dimenticare Pepsico.

Utilizzando dati fornite dalle stesse aziende durante 18 mesi di lavoro è nato il rapporto “Scopri il marchio”. Le aziende vengono valutate secondo una serie di parametri singoli:
terra, donne, agricoltori, braccianti, clima, trasparenza, acqua, ognuno dei quali da diritto ad un massimo di 10 punti Poi, ricevono due valutazioni: il primo si basa su parametri, con
punteggio massimo 70, il secondo è un valore percentuale.

Osservando poi la tabella grafica riassuntiva, si può notare come alcuni casi siano
più evidenti di altri.

Ad esempio, Capitolo terra: nessuna delle aziende contrasta il land grabbing, ma tutte acquistano materie prime, come, spesso ottenute senza rispettare i terreni delle comunità locali.

Riguardo alle donne, Oxfam spiega come alcune imprese riconoscano alle donne diritti e bisogni specifici. Tuttavia, rimane la mancanza generale di azioni
concrete per eliminare la discriminazione di genere al momento dell’assunzione e dell’assegnazione dei compiti.

La situazione è peggiore per i braccianti, visto che nessuna delle aziende mette in atto buone pratiche riguardo commercio o salario equo.
Parziale eccezione, Unilever, con linee-guida specifiche per favorire i produttori di piccola scala.

Questione trasparenza: Nestlè ed Unilever sono le più avanzate, con informazioni sui Paesi da cui ottengono materia prima. Detto questo
nessuna azienda offre dati sufficienti sui fornitori, impendendo valutazioni (anche etiche) .

Acqua: tutte le aziende stanno riducendo il consumo durante la produzione, ma sono assenti politiche di riduzione del danno alla risorse locali. Fanno
eccezione Pepsi, che si consulta con le comunità locali, mentre Nestlè ha pensato linee-guida per i proprio fornitori.

Infine, i cambiamenti climatici. In generale, tutte le aziende hanno ridotto le emissioni di gas serra. Tuttavia, solo Mondelez, Danone, Unilever, Coca
Cola e Mars pubblicano rapporti sulle emissioni associate alla propria produzione di cibo, e solo Unilever ha assunto l’impegno di dimezzare il proprio impatto sull’effetto serra entro il 2020.
Nessuna delle 10 sorelle del cibo ha ancora sviluppato delle politiche volte ad aiutare i contadini della propria filiera di produzione a rovesciare gli effetti del cambiamento climatico.

Matteo Clerici

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