Birra Peroni: puntare sul mercato italiano per vincere anche all’estero

Birra Peroni: puntare sul mercato italiano per vincere anche all’estero

E’ una birra di respiro internazionale, diffusa in 55 Paesi in primis col marchio Nastro Azzurro.

Eppure, Peroni ha deciso d’investire sul mercato italiano: dietro la scelta, il desiderio di superare la crisi e dominare un mercato sempre più incerto, dove i grandi produttori devono
fare i conti con “ragazzi terribili”, i microbirrifici pronti a tutto ad emergere.

Spiega allora Federico Sanella, direttore relazioni esterne Peroni: “Ci piace dire che Peroni ama l’Italia. Ma al di là degli slogan autopromozionali, ci danno ragione i dati storici: il
nostro Paese è, per tradizione e know-how, un grande produttore di birra. E per quanto nell’immaginario collettivo si possa essere radicato il fascino delle alternative estere, noi
riusciamo a finire sulle tavole di 55 Paesi”.

Allora, la pluralità di attori può diventare un vantaggio: “I consumatori sono sempre più esperti. Sanno cosa stanno bevendo e orientano le loro scelte in base alla
qualità e al gusto. Detto ciò, ci muoviamo sul mercato con politiche commerciali all’altezza, puntando sulle economie di scala e ottimizzando i processi”.

Oltre alla patria, Peroni investe molto sull’eco- sostenibilità, riducendo l’impatto ambientale degli stabilimenti.

In base a dati appena diffusi, rispetto al 2011nel 2012 è stato ridotto il consumo d’acqua nel processo di produzione (-7,4%), le necessità di energia termica (-8%) e portato al
97% il totale di rifiuti riciclati. In tale ambito rientra carta e carta (80% da materiale riutilizzato), ma tappi di metallo (72%) e e lattine di vetro (67%).

Meno rifiuti, ambiente più pulito e sano: l’amore per l’Italia non è solo pubblicità.

Matteo Clerici

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